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Dopo l’accordo Usa-Ubs, tremano i paradisi fiscali. Che nascondono 11.000 mld dollari

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  • Tags: capitali, centri-offshore, europa, evasione, Giulio-Tremonti, Italia, Paradisi-fiscali, sanzioni
  • 3 commenti

Cassaforte

(Credits: grittycitygirl by Flickr)

Rientrare. Ecco il verbo. La password, la parola d’ordine.
In questo 2009 (che si sta mettendo la crisi alle spalle), nell’estate caldissima degli evasori fiscali, è in questa direzione che si muovono tutti: rientrare nel budget, rientrare dal rosso, rientrare nei parametri dei piani di emergenza.

Usa-Ubs: accordo epocale
In America, il verbo viene declinato in queste ore con un accordo epocale, storico (così almeno l’ha definito il sociologo Jean Ziegler, intervistato dal Corriere della Sera) siglato tra il Fisco americano e l’Ubs, Unione banche svizzere, fa tremare non solo i 4.450 “paperoni” statunitensi sui quali gli elevetici hanno promesso di rivelare nomi e depositi (dopo lunga ed estenuante trattativa - la Svizzera ha difeso con le unghie e con i denti il principio della confidenzialità del rapporto tra istituti di credito e clienti: una consuetudine che risale al Tredicesimo secolo e protetta per legge - Washington ha accettato di ricevere non la lista richiesta inizialmente dei 52mila clienti americani di UBS, ma un elenco limitato a 4450 profili che non verrà consegnato direttamente dalla banca ma dalle autorità svizzere), ma l’intera industria dei paradisi fiscali. Ecco perché “Questo è un traguardo importante” ha commentato Doug Schulman commissario dell’Internal Revenue Service (il Fisco statunitense), agenzia dell’entrate americana “ora sarà più facile combattere l’evasione fiscale off shore”.

11 mila dolari nascosti in una sessantina di paradisi offshore
In tutto il mondo ci sono dai 55 ai 60 paradisi offshore. “Negli ultimi 25 anni i paesi industrializzati hanno cercato di ’smantellare’ attraverso pressioni e accordi politici ma fino ad oggi senza successo”, Charles Intriago, fondatore dell’International Association for Asset Recovery.
Secondo i dati Ocse, dai primi di aprile scorso, non figurerebbe più nessun paese nella black list dei paradisi ficali dopo che anche l’Uruguay, Costa Rica, Filippine e Malaysia hanno accettato di rispettare le norme internazionali. E solo poche settimane fa anche le Isole Vergini e le Cayman sono state inserite nella lista bianca.
In termini di denaro, il “tesorone” nascosto nei paradisi fiscali di tutto il mondo ammontebbe a una cifra da capogiro. I conti off-shore, secondo le ultime stime, potrebbero valere oltre 11.000 miliardi di dollari.
Si tratta ovviamente di proiezioni, fatte su valutazioni dell’Ocse, Fmi e Rete mondiale per la giustizia fiscale.

È proprio l’enorme dimensione della questione ad avere scatenato da parte di tutti i grandi Paesi una lotta all’evasione con tutti i mezzi possibili.
Tanto più in questi tempi di magra dell’economia mondiale. Tanto più negli ultimi mesi, nei quali la crisi finanziaria ed economica ha sottratto importanti risorse e spinto a veri e propri piani di emergenza. Gli Stati operano con le loro norme ma anche sempre maggiormente in cooperazione tra loro. L’Ocse è una delle sedi principali dove si mettono a punto le strategie contro l’evasione. Ma gli organismi sono diversi. È notizia di questi giorni, per esempio, quella relativa all’arrivo di un’agenzia europea, denominata “Eurofisc”, per rafforzare la cooperazione tra gli Stati dell’Ue sul fronte della lotta all’evasione dell’Iva. È una delle proposte avanzate dalla Commissione Ue che intende riconoscere alle autorità fiscali nazionali “un accesso diretto ad alcune informazioni predefinite” sui contribuenti di tutti gli Stati membri.

San Marino promette più luce
Tornando ai paradisi fiscali, da Singapore alla Svizzera, dalle Bahamas al Liechtenstein, sono questi tra i Paesi più famosi nei quali aprire un conto può portare enormi vantaggi fiscali. Con un ventaglio di “offerte” ampio: c’è chi offre la possibilità di aprire conti correnti senza l’obbligo di residenza o chi consente l’avvio di società senza alcun capitale di partenza. C’è infine chi permette la nascita di attività di intermediazione bancaria in totale deroga ai principi internazionali.
E stando all’interno dei confini italiani, anche un’altro paradiso fiscale “nostrano” promette di fare luce, dando un giro di vite, sulle false residenze “evadi-fisco”: San Marino. A dare l’annuncio è stato il segretario di Stato alle Finanze, Gabriele Gatti che puntualizza: “La Repubblica non ha mai concesso residenze di comodo ma da oggi daremo la caccia a tutti gli irregolari: vip, sportivi, attori e grandi imprenditori”.


Visualizza Paradisi fiscali nel Mondo in una mappa di dimensioni maggiori

  • nadiafrancalacci
  • Giovedì 20 Agosto 2009
Afghanistan: la “battaglia” per il voto. Nel giorno delle elezioni, razzi sui parà italiani »
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Commenti

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Il 24 Agosto 2009 alle 15:47 Campagna d’estate contro il club degli evasori: stavolta il fisco fa sul serio? » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Il sistema è quello dell’incrocio via computer delle notizie disponibili: un metodo capace di far emergere le differenze tra le dichiarazioni dei redditi consegnate al fisco e i movimenti finanziari che risultano da conti correnti e investimenti in titoli e immobili. Infine, ma non in ordine di importanza, è partito l’attacco contro chi ha nascosto all’estero ricchezze. Dopo le ultime norme sui paradisi fiscali, varate dal governo e approvate dal Parlamento, i patrimoni nascosti nei paesi inseriti nella lista dei paradisi fiscali con il bollino grigio o nero sono considerati di fatto sfuggiti al fisco, a meno di una prova contraria (sono invece rimaste salve le principali banche italiane, che pure in quegli stessi paradisi fiscali hanno società controllate). Non basta, l’Agenzia delle entrate ha pure messo a confronto le dichiarazioni fiscali dei contribuenti e i movimenti di capitali che risultano dalle rilevazioni delle autorità valutarie. Sono così finiti nel mirino di Befera e collaboratori 170 mila italiani, perché nei documenti che hanno consegnato al fisco non risultano acquisti, pagamenti, spostamenti di denaro e patrimoni che invece sono emersi dalle banche dati pubbliche sui movimenti di capitale. Ora corrono il rischio di pagare cara la propria faciloneria, soprattutto se si scoprirà che su quelle somme non sono state pagate le tasse in Italia o all’estero. Inoltre, sono state passate al vaglio svariate liste di italiani con sospetta residenza all’estero. E alcuni risultati sono stati già raggiunti e pubblicizzati, come dimostrano i 3,3 miliardi di euro di redditi non dichiarati scoperti dalla Guardia di finanza nei primi 7 mesi del 2009. L’obiettivo di questo affondo sull’estero è chiaro: ottenere il massimo risultato di incasso con i controlli, ma soprattutto con il prossimo scudo fiscale. Il fisco, cioè, ha suonato l’allarme, ricordando ai contribuenti che correranno un serio rischio se non hanno denunciato i redditi prodotti e lasciati all’estero e se non faranno rientrare i capitali illegalmente detenuti fuori dai confini. Tanto più che per godere dell’immunità per le violazioni fiscali, e restare nell’anonimato, basterà versare un’una tantum pari al 5 per cento del patrimonio, come prevedono le norme sullo scudo fiscale italiano, di gran lunga il più favorevole per i contribuenti infedeli fra quelli varati da diversi paesi. Come ulteriore avvertimento sono trapelate notizie su personaggi noti e potenti. L’Agenzia delle entrate ha confermato, per esempio, di avere aperto un’indagine su un presunto tesoretto estero della famiglia Agnelli che sospettano sottratto al prelievo fiscale. E nell’ambito della ricerca sugli italiani che hanno spostato la residenza al di fuori dei confini è finito nel mirino il cantante Tiziano Ferro, trasferitosi a Londra. Insomma, il messaggio che l’amministrazione fiscale ha voluto dare quest’estate è che i controlli si fanno, portano a risultati e non riguardano solo alcune attività particolari, bensì le situazioni più disparate. Come dimostrano anche gli esempi di blitz fiscali che seguono, scelti da Panorama fra le migliaia di casi di cui si è occupata e si sta occupando l’Agenzia delle entrate. [...]

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