Da questa settimana, su questo blog inizieranno ad arrivare regolarmente cartoline anche dal Sol Levante. Come la Cina, il Giappone è un paese che sta attraversando una fase di profonda evoluzione, e c’èchi spera che le elezioni per la camera bassa previste per il prossimo 30 agosto possano rappresentare l’inizio di una nuova era.
A confrontarsi, come al solito, ci sono soltanto due partiti: i democratici e i liberaldemocratici, ma la novità è che i primi potrebbero, per la prima volta in 54 anni - se si esclude una breve parentesi di dieci mesi nel 1993 -, prendere in mano le redini del Paese.
Molti analisti danno i democratici per favoriti, ma i sondaggi di Yomiuri e Nikkei, effettuati telefonicamente, rimarcano che circa il 20% circa del campione è ancora indeciso sul voto: un fattore che potrebbe pesare in maniera significativa sul risultato finale.
Da cosa dipende tanta incertezza? In parte dallo scarso appeal dei candidati dei due schieramenti: i democratici hanno scelto alcuni militanti giovani e dinamici, ma le figure di spicco del partito restano Ichiro Ozawa e Yukio Hatoyama (attuale candidato premier), entrambi coinvolti in scandali di finanziamenti illeciti. Per i liberaldemocratici, invece, si è riproposto il premier uscente Taro Aso, senza però ottenere il sostegno del suo partito, che avrebbe preferito sostituirlo con un volto nuovo, più giovane e in grado di mobilitare un numero maggiore di consensi.
Ma indecisione e disinteresse dipendono anche da una disaffezione degli elettori causata da una serie di problemi che in tanti anni non sono mai stati risolti. Economicamente, il Giappone è in recessione, il debito pubblico ha raggiunto il 150% del Pil, per la prima volta in 28 anni la bilancia commerciale è in deficit, e il tasso di disoccupazione oscilla tra il 4 e il 5%, valori altissimi per gli standard locali. Socialmente, il paese si trova a dover affrontare i problemi legati a una popolazione che invecchia velocemente (il rapporto tra lavoratori e anziani é passato da 8 a 1 nel 1975 a 3,3 a 1 nel 2005, con stime che immaginano un 1,3 a 1 per il 2055) e che, contemporaneamente, tende a preferire l’aiuto dei robot a quello degli immigrati. Ancora, in Giappone molte giovani donne spesso rinunciano ad avere figli per paura di perdere il posto di lavoro dopo la maternità, e anziani sempre più trascurati si rifugiano negli alcolici o nel gioco d’azzardo per riempirsi la giornata.
I governi liberaldemocratici dell’era post Junichiro Koizumi hanno fallito e sono regolarmente caduti ogni 10/12 mesi. Ecco perché è realistico immaginare che i giapponesi il 30 agosto scelgano di farsi guidare dai democratici. Ma questi ultimi non hanno esperienza, quindi è molto probabile che, come ha sottolineato anche il Financial Times, il governo che a settembre si insedierà nella capitale si ritroverà a presiedere al più grande fallimento economico e sociale della storia giapponese.
- Venerdì 21 Agosto 2009

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Commenti
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Il 28 Agosto 2009 alle 12:01 Elezioni a Tokyo: il Giappone tentato dalla svolta a sinistra » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Panorama.it ha già spiegato che chi vincerà le elezioni giapponesi si troverà a dover gestire un fallimento. Tutto questo perchè il partito liberaldemocratico guidato da Taro Aso e al potere da cinquant’anni, oltre ad essere internamente diviso, ha anche mostrato ai giapponesi di non essere più in grado di affrontare i problemi del paese. [...]
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