Toccherà a John H. Durham, procuratore federale noto in passato per le sue inchieste contro mafiosi e politici corrotti del Connecticut, far luce sugli episodi di tortura contro i presunti terroristi islamici accaduti negli anni della war on terror di George W. Bush.
Una dozzina di casi scottanti - secondo un rapporto di 109 pagine del 2004 reso noto ieri dal dipartimento di giustizia - che riguardano solo un pugno di agenti speciali, ma rischiano comunque di aprire un altro fronte, dopo quello sulla riforma sanitaria e sull’Afghanistan, che potrebbe indebolire la presidenza di Obama, già fiaccata da dubbi e ripensamenti nel suo campo e da sondaggi di opinione in rapida discesa dopo la fugace luna di miele post-elettorale.
Un fronte caldissimo, delicato, dove Obama rischia grosso, e i scivoloni sono dietro l’angolo.
Il presidente americano è consapevole di questi rischi, sa di muoversi su un terreno minato. Sa che deve evitare una rivolta degli 007 che potrebbe compromettere il futuro politico della lotta contro Al Qaeda e della sua presidenza. E sa anche che la Cia non ha alcuna intenzione di farsi processare dai politici, fossero anche condannati pochi suoi uomini coinvolti nei cosiddetti interrogatori rafforzati voluti dal duo Bush-Cheney.
Avrebbe scelto quindi, sulla questione degli interrogatori, la linea della moderazione. Delle rassicurazioni agli agenti speciali e ai vertici della Cia. La linea, per alcuni suoi critici (di sinistra), dell’ambiguità. Tra questi avversari liberal di Obama, per citarne uno, Jack Balkin, professore di Legge a Yale, tra i primi - dopo l’iniziale infatuazione - a prevedere per esempio che la politica antiterrorista di Obama sarebbe stata “no a Guantanamo, ma possiamo farne un altro altrove”. Un altrove di cui Obama - secondo le associazioni dei diritti umani americani - non parla mai: nella base Usa di Bagram, in Afghanistan, dove ci sarebbero - secondo i liberal, senza alcun rispetto delle garanzie per gli imputati - più di seicento detenuti per terrorismo. Dove sta la differenza con Bush?
In una email inviata ieri a tutti i dipendenti dell’Agenzia di Langley, Leon Panetta, già uomo di Bill Clinton, ora direttore della Cia, ha scritto ai suoi uomini che difenderà fino in fondo “tutti gli ufficiali che hanno fatto ciò che la loro nazione gli ha chiesto e che hanno seguito le disposizioni legali ricevute”.
“Questa - ha aggiunto, per ricordare a Obama i suoi impegni presi a luglio durante un colloquio riservato a Langley con gli agenti incaricati di interrogare i prigionieri - è anche la linea del presidente”. Obama deve aver afferrato il messaggio: a dover rendere conto degli abusi contro i prigionieri non sono per il capo della Cia gli agenti coinvolti negli interrogatori rafforzati (ammesso che abbiano agito nel rispetto delle disposizioni) bensì chi, quelle disposizioni, ha autorizzato. Ovvero, l’ex vicepresidente Dick Cheney (che non perde occasione per attaccare la mollezza di Obama nella lotta contro il terrorismo). La Cia - in sostanza - non si fa processare, né intende pagare per colpe (politiche) che non sono sue.
Anche su questo punto Obama ha però scelto la linea del pragmatismo, dimostrando ancora una volta - secondo i critici liberal dell’attuale presidenza - che il limite di Obama non è la sua (presunta) irruenza riformista, ma il suo cerchiobottismo. Il suo non voler aver nemici, né a destra né a sinistra, finendo per averne sia a destra che a sinistra.
Un processo a Bush e a Cheney sull’affaire torture? Nient’affatto, anche qui: nessun processo politico ai suoi predecessori: per non rompere il clima bipartisan necessario a far approvare i suoi provvedimenti. Ma anche nessun processo a quegli agenti che, avendo agito in buona fede, si sono limitati a eseguire ordini del vice Bush: per non gettare scompiglio nell’Agenzia, mettendosi contro gli 007 e indebolendo così la lotta contro Al Qaeda, soprattutto lungo il confine afghano-pakistano.
A conferma di questa linea - che si muove sul crinale tra sicurezza nazionale e rispetto delle leggi - basti sottolineare due elementi: il primo riguarda la pubblicazione della foto delle torture ai prigionieri afghani e iracheni da parte di agenti Cia. E’ stato lo stesso Obama, a maggio, a porre il veto. Il secondo riguarderà le rendition - la pratica degli interrogatori nei centri di detenzione Cia in Paesi terzi: continueranno, come prima. Certo, c’è una piccola ma sostanziale differenza rispetto all’era Bush: gli interrogatori ai presunti terroristi dipenderanno da un organismo di agenti Fbi (e non Cia) che risponderanno direttamente al presidente. Farà testo - per gli interrogatori - non il manuale Cheney, ma il generico manuale da campo dell’Esercito. Anche qui, una decisione, che senza volerlo, ha indispettito non poco l’Agenzia. Anche su questo punto, quello dei centri di detenzione extraterritoriale - Obama, per non prestare il fianco alle critiche della destra americana, ha finito per scontentare molti. Anche tra coloro che lo avevano votato.
Washington Post » Processare la Cia?
New York Times » Visualizzare le torture col lego
Panorama.it » Colpire Cheney? I dubbi di Obama
New York Times » Il caso Khalid Mohammed
New York Times » Interrogatori: il manuale Cheney
- Martedì 25 Agosto 2009

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Commenti
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Il 26 Agosto 2009 alle 12:44 vincenzoaliascontadino ha scritto:
Lockerbie, Brown alla Libia “Rabbia e disgusto”
Se Brown è disgustato, Obama è incazzete così chiude Quantanamo, magari incarcererà qualche agente Cia che gli ha salvato la vita come a milioni di yankie e resto del mondo così facendo da un vaffa a tutti quei marines che se li avessero strizzate prima le palle ad Al Qeada non sarebbero morti sotto torture e sgozzamenti da parte di questi signori angioletti che, per questi bisogna dire no alla pena di morte? Ditemi che c’azzecca del caporale Gilad Shalit, sequestrato da militanti palestinesi nella Striscia di Gaza, e dopo il rapimento dei due militari Ehud Goldwasser ed Elad Regev durante un’incursione israeliana in Libano nel 2006, ritorna la paura. Shalit fu rapito nel giugno del 2006 ed è ancora nelle mani di Hamas. Goldwasser e Regev, catturati da un gruppo affiliato a Hezbollah il 12 luglio 2006, sono morti in circostanze ancora da chiarire e i loro corpi sono stati riconsegnati due anni dopo il rapimento. Evidente che Obama sta commettendo una cazzeta che presto o tardi pagherà: vero che, le informazioni per bombardare l’Iraq, erano sbagliate, ma siamo sicuri che quelle armi atomiche non siano nascoste in Iran e Sirias e che un giorno la pagheremo cara da questi due dittatori: Ahmadinejad di Bashar al Assad? http://vincenzoaliasilcontadin.....chiale.it/ http://incenzoaliasilcontadino.....inder.com/ http://www.flickr.com/http://w.....ebook.com/
http://www.ilgiornale.it/a.pic.....?ID=319001
http://www.ilgiornale.it/pag_p.....p?ID=49554
http://www.libero-news.it/pill.....view/19169
E nei campi estivi di Hamas si gioca a rapire l’israeliano
http://www.ilgiornale.it/a.pic.....?ID=369970
http://www.repubblica.it/2009/.....apito.html
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