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Ted Kennedy: la vera eredità del grande patriarca democratico

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  • Tags: obamamania, Stati Uniti, ted kennedy
  • 2 commenti
Michele Zurleni, giornalista, ha da diverso tempo una bandiera Usa sulla scrivania. La guarda e pensa alla forza che sprigiona: quella di guardare al futuro, anche in modo discutibile. Ma guardare avanti. Come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori.

La fine di Camelot; la morte di Ted, l’ultimo dei fratelli Kennedy, segna l’epilogo di una dinastia politica che ha “fatto” la Storia degli Stati Uniti negli anni ‘60 e che, attraverso i suoi trionfi e le sue tragedie, è entrata nel mito, nell’immaginario collettivo globale.


Il Patriarca, come era stato “nominato” dopo la morte di John e Bob, ne aveva raccolto l’eredità.

E lui, possibile presidente in pectore dopo l’omicidio di Robert (ma dovette, di fatto, abbandonare ogni speranza di essere eletto alla Casa Bianca a causa delle polemiche e delle speculazioni seguite all’incidente di Chappaquiddick, quando la macchina che guidava, dal rientro da una festa, cadde in acqua e la persona che era con lui, una sua collaboratrice, Mary Ko Kopechne, morì annegata), dopo qualche altra, lieve peripezia (anche politica) si trasformò nel Leone Liberal del Senato, come venne ribattezzato. In uno dei più efficienti, autorevoli e stimati senatori nella storia del Congresso, come ebbe occasione di dire qualche suo leale avversario repubblicano.

Ted Kennedy è stato un combattente fino all’ultimo, nella lotta contro il cancro che poi l’ha ucciso, ma anche e soprattutto nella sua passione per la politica.

Nelle quasi cinque decadi passati sugli scranni del Senato, il Leone è stato artefice di innumerevoli leggi, soprattutto a sfondo sociale, dalla legge sull’immigrazione (con cui collaborò con John McCain) alla riforma del sistema scolastico (”studiata” insieme a George W. Bush), dalla lotta per i diritti civili alla nuova legislazione sulla raccolta fondi per le campagne elettorali e alle leggi sul lavoro.

“Per trovare un altro lawmakers così “produttivo” bisognerebbe andare indietro all’800″ ha detto al Washington Post, Thomas E. Mann, un esperto del Brookings Institution.

Ted Kennedy lascia dietro di sé, tra le opere incompiute, quella che lui stesso considerava la “battaglia della sua vita”: la riforma sanitaria. E, ora che il progetto di assistenza sanitaria della Casa Bianca è al centro del dibattito politico americano, la sua scomparsa sembra diventare ancora di più un momento di simbolico di passaggio di testimone tra l’icona politica democratica degli ultimi anni del ‘900 - i Kennedy - e la “Nuova Frontiera”, incarnata in Barack Obama.

Fino all’ultimo, nonostante la malattia, il Leone si era battuto per farla passare. Anche con un intervento pubblico nello scorso luglio. E ora, la sua morte può provocare qualche problema ai democratici, visto che il suo voto avrebbe potuto essere determinante per dare il segnale verde alla legge anche senza l’appoggio dei repubblicani.

Tutti questi elementi biografici e politici, vengono fuori con forza nei commenti, nei saluti e nelle condoglianze ( a migliaia) sui siti e i blog. I saluti non sono solo per “L’ultimo dei Kennedy“, ma soprattutto per Ted il Leone, per il politico appassionato, impegnato. C’è il riconoscimento bipartisan del suo impegno, l’onore delle armi anche da parte di chi, lontano come cultura e storia, ricorda la sua genuina dedizione. Se si guarda il quotidiano liberal per eccellenza, il New York Times, questo senso comune emerge con una forte componente sentimentale.

Photostream - Ted Kennedy

Così come, diventa ora un imperativo per una parte dei suoi lettori che la Riforma Ted-Barack nasca. Jake, da Minneapolis, scrive “The dream never die. Let pass the Ted Kennedy health reform bill“.

Il sogno non muore, approvare la riforma. Amber, invece, afferma di non essere stato sempre d’accordo con le sue idee, ma ammette che lui e la sua famiglia hanno cercato di rendere l’America un posto migliore. Per KV Larsen, chi combatte per realizzare il sogno americano perde con Ted uno dei suoi campioni. Parole, emozioni che molti altri non condividono.

Anzi. I commenti su di un giornale conservatore come il Washigton Times spiegano come “l’Altra America” rispettasse, ma non amasse Ted. E ora, la preoccupazione è che al suo posto al Senato, come scrive Kingfish55, venga preso da un democratico ancora più liberal, oppure che la Casa Bianca “sfrutti” l’ondata emotiva della sua morte per dare la spinta finale alla riforma sanitaria. Ted, il leone del Senato, sarà ancora protagonista dell’ultima battaglia dell’ultimo dei Kennedy.

  • michele.zurleni
  • Mercoledì 26 Agosto 2009
Afghanistan, lo spettro della sconfitta americana »
« Avvelenamenti da piombo: per il governo cinese la priorità è la crescita

Commenti

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Il 11 Settembre 2009 alle 11:33 » Riforma sanitaria, se Obama tira fuori gli artigli » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] Frasi forti, condite da altri passaggi retorici - come quando ha letto un brano di una lettera di Ted Kennedy - sull’imperativo “morale” , sulla bontà di fare una scelta di giustizia [...]

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