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Lo slogan elettorale che ha portato fortuna a Barack Obama sta facendo il giro del mondo. Anche in Giappone, dove domenica si voterà per il rinnovo della camera bassa: l’opposizione democratica guidata da Yukio Hatoyama, per promuovere il suo programma, ha abusato del verbo giapponese kaeru, di quello di origine cinese henka, e, ancora più spesso, di chenji, il terzo verbo giapponese che traduce cambiamento che, per assonanza, meglio ricorda l’ormai celebre Yes, we can.
Panorama.it ha già spiegato che chi vincerà le elezioni giapponesi si troverà a dover gestire un fallimento. Tutto questo perchè il partito liberaldemocratico guidato da Taro Aso e al potere da cinquant’anni, oltre ad essere internamente diviso, ha anche mostrato ai giapponesi di non essere più in grado di affrontare i problemi del paese.

Supporter del partito democratico a un comizio di Hatoyama
Quelli economici, legati a una crescita molto bassa, a tratti negativa, che si trascina da troppi anni, a una disuccupazione in aumento e a un deficit commerciale troppo elevato, e quelli sociali, visto che la popolazione lamenta uno stato assistenziale poco presente, per i giovani e per gli anziani.
Il partito democratico, invece, avendo accumulato in cinquant’anni solo dieci mesi di esperienza governativa, ha proposto sì qualcosa di nuovo, ma il contratto che ha siglato con gli elettori appare tutt’altro che concreto: vorrebbe riportare la crescita al 2% entro il 2010 e finanziare un ampio programma di spesa attraverso la riduzione degli sprechi nella pubblica amministrazione.
Gli ultimi sondaggi preannunciano una vittoria senza precedenti per i democratici, ma il successo di Hatoyama potrebbe essere minato in partenza da una maggioranza che va alle urne più per esprimere la propria frustrazione nei confronti dei leader liberaldemocratici che perchè convinta dai programmi poco realistici dell’attuale opposizione.
Lo dimostrerebbero le risposte dei giapponesi intervistati nelle strade del paese. Alla domanda “chi preferisce tra Yukio Hatoyama e Taro Aso?” la risposta più frequente è “nessuno dei due”. Sono in troppi in Giappone ad essere convinti che il Sol Levante abbia bisogno di un cambiamento incisivo che potrà essere garantito solo dall’alternanza politica ma che, contemporaneamente, la squadra di Hatoyama non sia, oggi, un’alternativa valida.
Un governo democratico rappresenta senza dubbio un cambiamento epocale, ma gli stessi elettori che in tre anni hanno mandato a casa tre primi ministri liberaldemocratici e che domenica potrebbero decidere di dare fiducia ad Hatoyama non ci penseranno due volte a revocargliela nel caso in cui l’eventuale nuovo premier si riveli non all’altezza dell’incarico.

Candidati >> Taro Aso
Candidati >> Yukio Hatoyama
Partito democratico
Partito liberaldemocratico
Elezioni >> L’opinione della BBC
Elezioni >> L’opinione del Financial Times
Elezioni >> L’opinione del New York Times
- Venerdì 28 Agosto 2009
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Il 31 Agosto 2009 alle 12:01 Il nuovo Giappone? Più vicino a Pechino, più lontano da Washington » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Condividi Claudia Astarita, 29 anni, lavora da tre anni come ricercatrice presso il Centro di Studi Asiatici della prestigiosa Hong Kong University. Sta per sposarsi con un diplomatico italiano in Cina.Quello dei democratici di Yukio Hatoyama è un successo senza precedenti. Le elezioni del 30 agosto hanno tutti gli elementi per passare alla storia per la svolta data al paese. Dopo aver accettato 54 anni di dominio liberaldemocratico, gli elettori del Sol Levante hanno deciso di dare una chance a chi, pur senza esperienza, ha promesso di far uscire la nazione da una delle crisi economiche e sociali più profonde della storia giapponese. [...]
Il 1 Settembre 2009 alle 21:08 :: LaDestra.info - Il portale d'informazione della destra italiana ha scritto:
[...] Le elezioni del 30 agosto hanno tutti gli elementi per passare alla storia per la svolta data al paese. Dopo aver accettato 54 anni di dominio liberaldemocratico, gli elettori del Sol Levante hanno deciso di dare una chance a chi, pur senza esperienza, ha promesso di far uscire la nazione da una delle crisi economiche e sociali più profonde della storia giapponese. [...]
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