Il nuovo Giappone? Più vicino a Pechino, più lontano da Washington

Claudia Astarita, 29 anni, lavora da tre anni come ricercatrice presso il Centro di Studi Asiatici della prestigiosa Hong Kong University. Sta per sposarsi con un diplomatico italiano in Cina.

Quello dei democratici di Yukio Hatoyama è  un successo senza precedenti.

Le elezioni del 30 agosto hanno tutti gli elementi per passare alla storia per la svolta data al paese. Dopo aver accettato 54 anni di dominio liberaldemocratico, gli elettori del Sol Levante hanno deciso di dare una chance a chi, pur senza esperienza, ha promesso di far uscire la nazione da una delle crisi economiche e sociali più profonde della storia giapponese.

I democratici si sono aggiudicati la maggioranza assoluta alla Camera Bassa, dove controllano ora 308 seggi su 480. Ai liberaldemocratici ne sono rimasti solo 119, circa un terzo rispetto a quelli di cui disponevano prima delle elezioni. Le rimanenti poltrone se le sono aggiudicate esponenti di partiti minori, ma anche con il loro sostegno -molto difficile da ottenere visto che si tratta per lo più di forze di sinistra- la nuova leadership liberaldemocratica, tutta da ridefinire dopo le dimissioni del premier uscente Taro Aso, riuscirà a fare ben poco per far sentire la sua voce.

Cosa potrebbe cambiare con Hatoyama alla guida del Giappone? Se il Presidente Barack Obama “attende di lavorare con il nuovo primo ministro su una vasta gamma di questioni globali, regionali e bilaterali”, il neo-eletto premier democratico aveva già annunciato in campagna elettorale la volontà di consolidare l’alleanza strategica con gli Stati Uniti “su basi più egualitarie” e di rinegoziare gli accordi che regolamentano la presenza militare americana sul suolo nipponico.

A conferma della volontà di muoversi in maniera più indipendente da Washington, Tokyo ha anche ipotizzato la sospensione della missione antiterrorismo della Marina nazionale nell’Oceano Indiano. Infine, per uscire dall’isolamento regionale Hatoyama ha intenzione di promuovere una politica di distensione con i vicini asiatici, a partire da Cina e Corea del Sud, vale a dire i paesi che, a sentire il leader democratico, potrebbero trasformarsi nei pilastri di un nuovo schema di integrazione regionale di sapore europeo.

Ma prima di pensare ad approfondire il regionalismo in Asia e ad allontanarsi dagli Stati Uniti, storico partner-protettore del partito liberaldemocratico, Hatoyama dovrà trovare i fondi per onorare il “contratto” che ha firmato con i giapponesi, che da oggi aspettano fiduciosi i contributi di 2.300 per ogni figlio, la cancellazione delle tasse scolastiche per gli alunni fino a 14 anni, la creazione di un milione di piccole e medie imprese, l’aumento di salari e pensioni minime, la riduzione delle tasse, e il contributo di 7,3 miliardi di Euro per gli agricoltori, con la certezza che la riduzione degli sprechi nella pubblica amministrazione non basterà a mantenere la parola data. giappone.jpg


Il commento del Financial Times
Il commento del New York Times
Il commento della BBC
Il commento del China Daily
Il commento di The Hindu
Il commento di Asahi Shimbun

Commenti

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Il 31 Agosto 2009 alle 14:22 enrico fumagalli ha scritto:

Il sol levante pare abbia intenzione di risplendere dopo mezzo secolo di oscurantismo americano.Più che logico accordarsi con i più numerosi e sicuri vicini dai quali possono trarre vantaggi che essere al servizio di guerrafondai. Resta pero un pericolo che è quello se gli asiatici adottassero il sistema occidentale senza cambiarne radicalmente le regole, tipo quella di mercato che non è altro che speculazione generando la cosa più cretina che l’uomo abbia saputo inventare: l’inflazione. Auguri ai nipponici.

Il 1 Settembre 2009 alle 12:04 Il Giappone del partito democratico, si avvicina a Pechino e si allontana dall’America « SPICCHI DI MONDO ha scritto:

[...] Il Giappone del partito democratico, si avvicina a Pechino e si allontana dall’America Il nuovo Giappone? Più vicino a Pechino, più lontano da Washington [...]

Il 1 Settembre 2009 alle 17:05 Prodi e il modello giapponese del Pd: per vincere serve mezzo secolo » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Solo un po’ di pazienza. Quanta? Più o meno una cinquantina di anni. Tutti da passare all’opposizione. Quindi, che sia Dario Franceschini o Pier Luigi Bersani o Ignazio Marino a vincere congresso, primarie e guidare il Pd, la strada ce l’hanno segnata: alla fine del percorso, di circa mezzo secolo, il Pd potrà finalmente governare. Una battuta? Macchè, anzi: è in’estrema sintesi di ciò che Romano Prodi ha detto ieri sera ai microfoni del Tg3. Argomento della conversazione, la storica vittoria dei democratici giapponesi guidati da Yukio Hatoyama (amico di vecchia data del professore bolognese), dopo 54 anni di governo, quasi ininterrotto, dei liberaldemocratici. [...]

Il 1 Settembre 2009 alle 23:13 enrico fumagalli ha scritto:

Il mezzo secolo di DC lo abbiamo passato anche noi e non è che stiamo meglio dei giapponesi, tuttavia non ne son tanto convinto della durata del PDL, gli italiani non sono pazientiu come i giapponesi e gli umori cambiano velocemente, parliamone a fine legislatura quando i frutti saranno maturi, ora si son sentite solo parole, tate cavolate ma pur sempre parole, c’è pure il rischio che nel pentolone la pressione salga, la Lega leggifera a piacere e gli ex AN ingoiano. Fini una deragliata l’ha già avuta, se sbotta La Russa sono dolori e se poi interviene la Chiesa con le sue forze occulte, topi di fogna che rosicano la base può anche crollare l’impalcatura. Se beatificano in vita il Nazareno quello scalza il Papa.

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