Di Fiamma Nireinstein

Foto: Lapresse-Vahid Salemi
Con settembre è arrivata la data stabilita dal presidente Usa Barack Obama perché l’Iran faccia sapere se intende discutere il proprio programma nucleare.
È difficile che Obama rinvii la scadenza. Sa che i tempi sono brevi, nella struttura di arricchimento di Natanz operano ormai 5 mila centrifughe e altre 2.400 stanno entrando in funzione. Secondo molti esperti israeliani, l’Iran avrà una o due bombe atomiche entro febbraio.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu nell’ultimo giro in Europa, a Londra e a Berlino, ha incontrato Gordon Brown, Angela Merkel e anche l’inviato di Obama per il Medio Oriente, George Mitchell, per proporre la sua nuova linea: congelare gli insediamenti in cambio di una forte garanzia antiiraniana.
Intanto i mullah meditano sul fatto che a loro conviene accettare una trattativa ufficiale e preparare, nel contempo, un’offensiva segreta. L’Iran ha, infatti, ottenuto in silenzio il sostegno di 100 paesi membri del Movimento dei non allineati (su 118 stati che compongono il gruppo) a una risoluzione da presentare all’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) per proibire ogni eventuale attacco distruttivo alle strutture nucleari. Le nazioni non allineate hanno presentato un testo che non menziona né Israele né gli Stati Uniti, però si capisce che i due paesi ne sono l’oggetto.
Teheran proporrà, inoltre, che insieme al proprio arricchimento dell’uranio si metta sul tavolo la dotazione nucleare, mai dichiarata esplicitamente, di Israele. È difficile che gli Usa accettino di mettere Iran e Israele sullo stesso piano, ma è altrettanto vero che il recente impegno di Obama sulla denuclearizzazione può rendergli complicato tirarsi indietro.
D’altra parte Obama sa che l’atomica iraniana fa paura ai paesi arabi quasi più che a Israele, mentre l’atomica israeliana, anche se discussa, non è per gli arabi un problema urgente. Negli ultimi due anni l’Arabia Saudita, l’Egitto, il Qatar, il Bahrain, l’Oman, il Kuwait, gli Emirati, lo Yemen, il Marocco, la Libia e la Giordania hanno manifestato il desiderio di sviluppare un proprio programma nucleare e temono l’Iran di Mahmud Ahmadinejad. Per il presidente americano si prospetta l’incubo di un Medio Oriente disseminato di bombe atomiche.
Ma l’Iran vuole trattare? Dopo l’indebolimento del regime seguito alle elezioni del 12 giugno, i mullah vedono la bomba come un’assicurazione sulla vita. Gli Stati Uniti hanno stabilizzato i vari governi pachistani per paura che le loro bombe cadessero in mano della jihad, altrettanto si verificherebbe con Teheran. Inoltre, la guida suprema Alì Khamenei non vuole che un accordo con l’Occidente eroda l’egemonia dell’Iran su gruppi islamici come Hezbollah, Hamas, i gruppi sciiti in Iraq e quelli sciiti di lingua farsi in Afghanistan.
L’Iran di Ahmadinejad ha bisogno della sua influenza in Libano, Iraq e Afghanistan, della sua alleanza con la Siria, a sua volta coinvolta con gli Hezbollah e il Libano. Tuttavia, l’Iran sa che il rifiuto totale di negoziare potrebbe togliergli il sostegno di Russia e Cina al Consiglio di sicurezza dell’Onu e inimicargli l’Europa. C’è da scommettere dunque che il paese degli ayatollah si mostrerà ancora campione di temporeggiamento. Sta a Obama evitarlo opponendo un secco no al nesso fra la bomba iraniana e Israele e un duro richiamo al rispetto delle scadenze.
* deputato del Pdl
- Venerdì 4 Settembre 2009

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Il 8 Settembre 2009 alle 10:47 Nucleare iraniano, le vere ragioni dello scontro » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Condividi Farian Sabahi, docente presso l’Università di Torino e giornalista specializzata, scrive per il Sole24ore, Io Donna e Vanity Fair. Collabora con alcune radio locali e straniere. Per Bruno Mondadori ha scritto Storia dell’Iran (dal 1892 a oggi) Il presidente Ahmadinejad vorrebbe usare il dialogo per spezzare l’accerchiamento internazionale e dichiara perciò di essere pronto a parlare con i 5+1, ovvero con la Germania e i cinque paesi che hanno diritto di veto nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Ma non vuole assolutamente parlare di nucleare in quanto il programma civile è diritto inalienabile dell’Iran. [...]
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