Il vicepremier israeliano ha dato l’autorizzazione oggi: 366 permessi di costruzione in Cisgiordania. Cui forse potrebbero seguirne altri ottanta. Una bella gatta da pelare per Barack Obama, che aveva ripetutamente chiesto a Israele di congelare completamente ogni costruzione nei Territori occupati, almeno per un anno.
Il governo israeliano aveva risposto che, va bene, gli insediamenti si congeleranno — “ma solo per sei mesi”. Obama aveva accettato il compromesso: “Bene”, ha detto, “Israele sta andando nella giusta direzione“. Insomma, l’accordo c’era. Almeno a parole.
Adesso invece, l’annuncio delle nuove costruzioni rischia di provocare gravi tensioni tra Stati Uniti e Israele. “Uno schiaffo a Obama”, l’ha definito un diplomatico americano, intervistato in forma anonima dall’inglese Bbc. Anche l’Autorità nazionale palestinese, come c’era da aspettarsi, non l’ha presa molto bene: “Tutto questo è inaccettabile” è stato il commento del governo di Ramallah.
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Un bell’incidente diplomatico insomma. Resta da chiedersi (almeno, io me lo sto chiedendo) che cosa ci guadagni il governo israeliano a creare tutto questo polverone per meno di 300 appartamenti. Quasi tutti sorgeranno a Maale Adumim, ormai diventato un sobborgo di Gerusalemme.
Nessuno qui ha la sfera di cristallo, ma esistono un po’ di teorie:
a) Il governo sta preparando una moratoria sulle costruzioni nelle colonie, e ha tutta l’intenzione di farla rispettare con le buone o con le cattive. Sa che i coloni sono più di 300 mila, arrabbiati e pronti a reagire. Per questo ha messo in atto questo contentino, nel tentativo di ammansirli prima di dargli la stangata: “un sedativo per i coloni”, l’ha definito un analista che ne sa molto più di me.
b) E’ chiaro che ormai gli israeliani vogliono uno Stato palestinese, sono pronti a sgomberare la Cisgiordania come hanno già fatto con la Striscia di Gaza… ma vogliono tenersi una piccola parte degli insediamenti, quelli più vicini al territorio israeliano. Dunque il messaggio vuole essere: cederemo tutto, ma non Maale Adumim (e l’insieme delle colonie nei sobborghi di Gerusalemme), lì continueremo a costruire. Se ne parla qui.
c) L’attuale governo sa che le colonie prima o poi andranno sgomberate. Ma ha paura delle conseguenze politiche (i piccoli partiti estremisti) e di sicurezza (i coloni sono armati, non se ne andranno mica via con le buone). Insomma, al primo ministro semplicemente “manca il fegato“, come ha detto la leader dell’opposizione proprio oggi.
d) Siamo nel Medio Oriente, ragazzi. Non c’è nulla di razionale.
Normalmente, per la mia esperienza personale, sarei portata a votare d). Ma comincio a pensare che questa volta il capo dell’opposizione potrebbe averci azzeccato.
Qui sotto trovate un estratto del discorso del premier Benyamin Netanyahu ha detto di sostenere uno Stato palestinese.
- Lunedì 7 Settembre 2009
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Il 18 Novembre 2009 alle 15:45 Israele non ferma le ruspe: questa volta gli Usa sono furiosi - Mondo - Panorama.it ha scritto:
[...] Il gelo tra Washington e Gerusalemme sulla questione delle colonie non è certo una novità: l’ultimo scontro in proposito risale allo scorso settembre: per saperne di più, cliccate qui. [...]
Il 26 Novembre 2009 alle 20:51 Israele congela le colonie, per gli Usa la pace è più vicina. C’è da crederci? - Mondo - Panorama.it ha scritto:
[...] nei confronti dei palestinesi e della comunità internazionale. Da mesi europei e americani chiedono il congelamento delle colonie. Da mesi i palestinesi sostengono che senza di esso con Israele non si può trattare. Fermando la [...]
Il 11 Marzo 2010 alle 18:41 Israele si “scusa” con gli americani… ma le costruzioni nelle colonie proseguono - Mondo - Panorama.it ha scritto:
[...] dove nasce la controversia? La risposta è semplice: da mesi ormai gli Stati Uniti stanno facendo pressioni su Israele affinché interrompa le costruzioni nei cosiddetti insediamenti, o colonie. Secondo [...]
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