Primo giorno di scuola in America: “Obama vada dietro la lavagna”

Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori.

Barack Obama
Alla fine è stato costretto a mettere l’intero testo del discorso on line, sul sito della Casa Bianca, prima di pronunciarlo davanti agli studenti della Wakefield High School di Arlington, in Virginia, e in diretta televisiva e via web, in tutta la nazione.

Costretto ad anticipare le sue parole perché troppe sono state le polemiche che hanno preceduto questo messaggio in occasione della riapertura dell’anno scolastico negli Stati Uniti. In questo difficile momento per la sua presidenza (vedi alla voce riforma sanitaria), Barack Obama ha dovuto affrontare un fuoco di fila di critiche e attacchi per questa sua (inusuale) iniziativa: rivolgersi direttamente agli studenti americani.

Ma gli strali (leggi su Twitter) non sono arrivati solo a causa del discorso, ma anche perché Obama ha chiesto a tutti gli alunni di scrivere un tema dal titolo: “Come aiutare il presidente“. Mai si era vista una cosa del genere, hanno tuonato i repubblicani, mai un inquilino della Casa Bianca aveva tentato di plagiare e indottrinare i giovani americani. Le polemiche sono montate per giorni e giorni, in vista dell’appuntamento dell’8 settembre.

E non soltanto dalla parte più movimentista dello schieramento avversario, come il Tea Party Coalition, l’organizzazione che si batte contro la politica sociale e economica di Barack Obama. Da loro, sì, sono arrivate le prese di posizione più dure: Obama il Socialista vuole fare propaganda tra i giovani, diffondere le sue idee politiche, hanno detto all’unisono i loro portavoce. Gli attacchi sono giunti anche da settori più moderati del Grand Old Party, come Gary Bauer, ex sottosegretario all’educazione dell’amministrazione Reagan.

O come quello lanciato dal presidente del partito repubblicano in Florida, Jim Greer, il quale ha detto che “con i soldi dei contribuenti, Obama ha deciso di imporre la sua agenda ai nostri ragazzi“. Uscita poi in parte ritrattata quando lo stesso Greer ha fatto sapere che - dopo averne letto il testo - il discorso gli è sembrato meno “pericoloso del previsto” e quindi “ascoltabile” anche dai suoi figli.

Il deputato Jim Greer critica il discorso di Obama 

Comunque, il tam tam è diventata una rivolta. Molti presidi si sono rifiutati di aderire all’iniziativa. Il discorso non verrà trasmesso nelle loro scuole, il testo non verrà commentato dalle classi. La scelta è libera e quindi questi funzionari non incorrono in alcuna sanzione. La tempesta è stata così forte che anche il segretario all’educazione Arne Duncan è stato costretto ad andare in televisione per gettare acqua sul fuoco e smentire che si trattasse di un’iniziativa politica.

Duncan, in verità ha fatto di più: ha detto che il “furore” attorno al discorso di Obama è “semplicemente stupido”. Sarà, ma secondo molti commentatori, questo “febbre” segna il livello (alto) di divisioni nel paese in questo momento. Per mettere fine agli attacchi, Obama ha fatto mettere il discorso sul sito della Casa Bianca , ventiquattro ore prima di pronunciarlo.

 La risposta agli attacchi a Obama del ministro dell’Educazione

Si tratta di una esortazione agli studenti a “lavorare sodo”, a “non arrendersi alle prime difficoltà”, ad assumersi le responsabilità, a comprendere l’importanza dell’istruzione. Nell’ultima parte dello speech, Obama dice: “Sto lavorando duro per sistemare le vostre classi e fornirvi i libri, equipaggiamenti e computer di cui avete bisogno, ma anche voi dovete fare la vostra parte”. E’ il passaggio forse più “politico” del discorso. Descrive quello che lui indica come l’impegno del governo per la scuola negli Usa, ora che il paese, vive un momento difficile dal punto di vista economico.

E non è un caso che proprio oggi il New York Times con un articolo in apertura ricorda come i finanziamenti dello Stimulus Plan di Barack Obama siano riusciti a salvare solo una parte degli insegnanti e del personale non docente licenziato da numerosi stati, come in Florida e in Arizona, a causa dei budget in rosso. La crisi ha falcidiato migliaia di posti di lavoro, costretto all’accorpamento delle classi. E tutto questo mentre le spese pro capite per famiglia per l’istruzione crescono. Per Obama un primo giorno di scuola carico di difficoltà.

Commenti

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Il 8 Settembre 2009 alle 18:45 enrico fumagalli ha scritto:

E’ difficile disintossicare una popolazione dopo averla condizionata a credere che il socialismo sia un demone, lo rifiutano senza sapere che fignifica, per partito preso. Succede anche da noi, poveracci che votano per un ricco con l’illusione che questi faccia qualcosa anche per loro, cosa che il ricco non ci pensa minimamente e sempre poveracci rimarranno per la gioia dei ricchi.

Il 12 Ottobre 2009 alle 10:52 Il Blog di Deamaltea Formazione e Energie Sostenibili ha scritto:

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