Da San Paolo, Brasile - Cesare Battisti (leggi tutti gli articoli su Panorama.it) potrebbe estradato in Italia tra una decina di giorni. In realtà sarebbe già dovuto accadere ma quando nella notte tra ieri e l’altroieri il Supremo Tribunale Federale (STF), massimo organo del sistema giudiziario brasiliano, aveva oramai raggiunto una maggioranza a favore dell’estradizione, dopo un dibattito fiume durato oltre 11 ore, è arrivato l’imprevisto. Ovvero la decisione di Marco Aurelio Mello, uno dei membri del Supremo, di chiedere tempo per potere rileggersi le pagine del processo.
Melina di Mello
Senza il colpo di teatro di Mello, dopo la formalità della firma del presidente Lula, il nostro governo avrebbe avuto 60 giorni per riportare in Italia Battisti. In carcere a scontare la sua pena. Invece la “melina” di Mello, il penultimo a votare a risultato già acquisito a favore dell’estradizione, ha rinviato ulteriormente la decisione, anche se è quasi impossibile che la tendenza possa essere rovesciata di qui a qualche giorno.
Sino all’intervento di Mello era stata decisiva la requisitoria del relatore del caso, il vicepresidente del Supremo Tribunale Federale Cezar Peluso. Una relazione durissima nei confronti di Battisti e che, dopo avere considerato “illegale e nullo” il rifugio concesso lo scorso 13 gennaio dal ministro della giustizia verde-oro Tarso Genro, aveva espresso il suo voto per l’estradizione “a patto che l’Italia riduca a 30 anni, la pena massima prevista dal nostro ordinamento, l’ergastolo”.
A favore dell’estradizione anche i giudici Carlos Ayres Britto, Ellen Gracie e Ricardo Lewandowski, il giudice che la stampa brasiliana aveva definito fino all’ultimo “indeciso” sulla decisione da prendere. Contrariamente alle speculazioni giornalistiche, invece, con Peluso proprio Lewandowski, molto amico della moglie di Lula dona Marisa, è stato il più duro nei confronti della decisione di Genro che aveva gettato più di un’ombra sull’estradizione in Italia di Battisti.
Dopo una giornata di fuoco, tra cavilli legali e discorsi infuocati, con quattro voti a favore e tre contro, era stata praticamente accolta la richiesta del nostro governo. Ma il penultimo giudice, Mello appunto, ha deciso di far ritardare ulteriormente la decisione sul caso Battisti, trasformatasi in un’interminabile telenovela. A quel punto il presidente del STF Gilmar Mendes, che avrebbe votato a favore dell’estradizione, ha rinviato tutto a data da destinarsi.
Mercoledì 23 settembre
Secondo indiscrezioni raccolte da chi scrive, il Supremo Tribunale Federale dovrebbe riunirsi mercoledì 23 settembre. Staremo a vedere.
Di certo c’è che gli sforzi diplomatici e giuridici messi in campo dall’Italia sembrerebbero essere andati in porto e, alla fine della giornata di ieri, nella sala plenaria del massimo tribunale di Brasilia si leggeva sul volto dell’ambasciatore Gherardo La Francesca un misto tra felicità e senso di rivincita. Felicità per il risultato parziale acquisito, senso di rivincita perché i tre giudici che avevano deciso di respingere la richiesta di estradizione non avevano risparmiato parole pesanti nei confronti del nostro paese.
Joaquim Barbosa, ad esempio, aveva elogiato la requisitoria del difensore di Battisti, l’avvocato Luís Roberto Barroso, che nei 15 minuti a sua disposizione aveva attaccato duramente le pressioni politiche provenienti dall’Italia, soprattutto la lettera del presidente Giorgio Napoletano a Lula considerata dal costituzionalista una prova della “persecuzione politica” contro Battisti.
Sulla stessa linea di Barbosa i giudici Eros Grau e Cármen Lúcia, che per spiegare il loro voto contrario all’estradizione di Battisti hanno puntato tutto sul nazionalismo. Così come il ministro Tarso Genro che ieri, in una videoconferenza con la stampa, è tornato a difendere la sua decisione di concedere il rifugio all’ex terrorista scrittore. Una mossa quasi disperata perché, oramai è chiaro, la tendenza del STF è quella di ridarci Battisti.
- Venerdì 11 Settembre 2009
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