Il 9 settembre Washington ha denunciato che l’Iran potrebbe avere uranio a sufficienza per costruire la bomba atomica. Il giorno dopo Mosca ha però assicurato che non ci si deve fare crucci e comunque Vladimir Putin non permetterà ulteriori sanzioni contro Teheran. Affermazioni che lasciano perplessi nel momento in cui si sospetta che la Russia stia cercando di vendere missili all’Iran, destinati alla contraerea.
Nella crisi internazionale che vede Teheran protagonista, Mosca cerca quindi - ancora una volta - di fare l’ago della bilancia. Ma non è detto che possa effettivamente esercitare una vera influenza sulla Repubblica islamica anche se - questo è vero e lo ha dimostrato in passato - è sicuramente in grado di mandare a monte le trattative dei 5+1.
Perché la Russia utilizza l’Iran (da sempre) come una carta nel Grande gioco. Un tempo con Londra, e ora con Washington. Per trattare con gli Stati Uniti, questo è il momento peggiore per la leadership iraniana, uscita indebolita dalle contestate elezioni del 12 giugno. Eppure, il momento propizio potrebbe non ripetersi.
Per questo quando si discute di trattare con la comunità internazionale, l’atteggiamento della Repubblica islamica è ambivalente. Ma un punto è sempre stato fermo: del programma nucleare non si discute. In realtà Teheran non ha mai voluto mettere in discussione il proprio programma nucleare e quanto si parla di ‘trattare’ a essere in ballo non è la sospensione di questo programma ma piuttosto la legittimazione della Repubblica islamica.
E’ questa legittimazione che il presidente Ahmadinejad cerca quando afferma di essere disposto a dialogare con Washington e soprattutto quando dichiara di volere un dibattito con il presidente statunitense Barack Obama. Per il resto, se ci fossero prove concrete che Teheran sta costruendo la bomba, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica diretta da El Baradei non starebbe a guardare ma denuncerebbe l’Iran senza tante esitazioni. Perché allora Israele fa tanto can-can?
L’estate scorsa ero in Israele per le riprese del documentario “Che ne facciamo di Teheran?” poi trasmesso da Rainews24. Gli israeliani che ho intervistato erano felici che, con le sue aberranti dichiarazioni, Ahmadinejad avesse fatto allineare l’opinione pubblica internazionale dalla parte di Israele. Ed era ovvio a tutti che lo spauracchio iraniano serve allo Stato ebraico per ottenere armi sempre più sofisticate di produzione statunitense e all’IDF (le forze armate israeliane) per aggiudicarsi un budget sempre maggiore.
- Martedì 15 Settembre 2009

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