
Non ce la farà a varare una riforma sanitaria come l’aveva sognata: sarà costretto a fare ancora marcia indietro rispetto al suo progetto originale. E comunque sia (sarà) la sua proposta finale, al Congresso non riuscirà ad avere l’appoggio bipartisan dei repubblicani. Che, anzi, lo osteggeranno fino in fondo.
Probabilmente Barack Obama sarà “l’ultimo presidente a occuparsi della Riforma Sanitaria” - come ha scandito egli stesso nel recente discorso a Capitol Hill , ma la sua sarà una mezza vittoria.
Non di più. Parola di Joseph La Palombara. Il famoso politologo della Yale University risponde a Panorama.it sul (caldo) clima politico negli Stati Uniti, le mosse della Casa Bianca, le risposte degli avversari.
“Per quanto riguarda questo, io penso che il Partito Repubblicano non stringerà alcun patto, non siglerà alcun accordo con Obama sulla riforma. E questo perchè il Grand Old Party si rende conto che l’opposizione al piano del presidente potrà garantire in futuro dei buoni risultati elettorali ai repubblicani. Penso - aggiunge lo studioso - alla elezioni di Midterm, tra un anno circa, quando i democratici potrebbero ricevere una sonora sconfitta, o comunque, una discreta battuta di arresto rispetto alla marcia trionfale di qualche mese fa”.
Sono diversi i segnali che vanno nella direzione prefigurata dal politologo.
Primi tra tutti i sondaggi che, nonostante una parziale inversione di tendenza dopo il discorso al Congresso della scorsa settimana, segnalano ancora una discreta sfiducia nell’operato del presidente.
Così, anche se mancano quattordici mesi alle elezioni di metà mandato, i repubblicani sperano oggi di strappare voti e seggi alla consistente maggioranza del partito di Obama. Alcuni osservatori si spingono a dire che per i democratici, le prossime elezioni per il rinnovo parziale di Camera e Senato, potrebbero essere le più difficili dal 1994, quando il partito perse 34 seggi alla Camera e il GOP, sotto la guida del (in seguito) Speaker della Camera dei Rappresentanti Newt Gingrich aprì il nuovo ciclo politico che, dopo gli anni anni della presidenza Clinton, portò all’elezione di George W. Bush.
Joseph La Palombara non si spinge a disegnare scenari così precisi, ma con il suo fine intuito da scienziato della politica, sembra credere che il futuro (del panorama politico statunitense) riserverà molte sorprese.
“I Repubblicani scommettono che, a causa di questa proposta di riforma sanitaria, il consenso di Obama cali al minino. Per questo non faranno accordi con lui. Potrebbero certo anche accettare un patto, ma forse solo nel caso in cui lo dovesse svuotare del tutto il suo piano primario. Giusto per rivendicare (da parte repubblicana) il merito di aver imposto il cambiamento di rotta al progetto”.
Per il docente della Yale University alla fine, Barack Obama sarà costretto ad eliminare (quasi del tutto) ogni residuo di quell’”opzione pubblica” di aveva parlato fin dal lancio della riforma nella (ormai lontana) campagna elettorale. Non solo perchè tra gli americani le perplessità e le diffidenze sono molte, ma anche perchè — spiega Joseph La Palombara — le lobby farmaceutiche sono schierate contro il piano della Casa Bianca. E fanno pesare il loro “giudizio”.
“Stanno spedendo milioni e milioni di dollari per spiegare la “loro” versione dei fatti”- racconta il politologo. La “Contro Propaganda” di Barack Obama, per ora, non sembra aver scalfito le campagne di comunicazione dei gruppi (politici e di affari) contrari al suo progetto.
“No, la sua risposta è sembrata debole, incapace di contrastare l’azione di queste lobby” . Per Barack Obama, (ma anche per il suo partito) le acque saranno sempre più agitate, chiosa con una battuta Joseph La Palombara.
- Martedì 15 Settembre 2009
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Il 15 Settembre 2009 alle 18:17 nhico ha scritto:
Restando sulla soglia, Antinoro, al suo capo rimasto seduto alla scrivania, ricordò l’ora tarda.
«Si è fatto darti.» Lui assentì con un cenno della testa. Il sottufficiale fece qualche passo verso la scrivania. «Si è fatto molto tardi.»
«Vieni a sederti», rispose Rallo questa volta. «Dobbiamo parlare.»
Antinoro capì e disse addio alla possibilità di rincasare ad un orario decente. Rallo d’altronde non avrebbe insistito, se non fosse stato necessario. Tirò su le spalle, in segno di amabile rassegnazione e raggiunse la scrivania, lasciandosi cadere sulla sedia ancora calda sui cui era stata seduta Rita Lupo.
«Ci sono novità?»
«Giudica tu.» Dal primo cassetto della scrivania prese un piccolo registratore. Lo posò sul piano della stessa e lo accese. A nastro ascoltato, lo spense, lo rimise nel cassetto e volle sentire il suo parere. «Che ne pensi?»
«Della promessa di eterna gratitudine della rossa?»
Rallo sorrise.
«Questa parte cassala dalla tua mente. Allora, che ne pensi?»
«Che abbiamo avuto un bel colpo di fortuna. Ora la nostra non è più un’ipotesi, ma è un fatto accertato. Abbiamo la conferma che la Settembrino fin dall’inizio c’era infilata dentro fino al collo. E che è stata uccisa dal suo complice per questo.»
«E’ quello che penso anch’io, ma c’è ancora qualche passaggio da chiarire e, anche su questo, vorrei sentire la tua opinione.»
Antinoro non si tirò indietro, anche se era stanco e avrebbe voluto già essere sulla strada di casa. Raccolse le fila del loro ragionamento. Non sapeva perché, ma l’istinto gli diceva che la soluzione del loro problema non era lontana. Gli venne in mente qualcosa e fece qualche passo mentale indietro. Voleva vedere se gli saltava all’occhio qualcosa di strano. Al termine di quella verifica, disse la sua.
«In realtà, noi di continuo solleviamo pesi morti, ma oggi non è proprio così, perché ora abbiamo delle cose concrete da cui partire. Almeno per noi lo sono, anche se la nostra indiziata principale c’è stata fatta fuori. Vediamo adesso di fare un altro piccolo passo in avanti. Ecco la domanda. Ma se non è stata la Russello ad aprire la porta alla bestia di cui parliamo, se cioè la belva, come noi pensiamo, è entrata mentre lei era già sotto l’effetto del sonnifero, perché l’avrebbe dovuta ammazzare? Che necessità aveva di farlo? Non ti sembra un non senso?»
«Almeno che », aggiunse Rallo, aumentando all’improvviso il ventaglio delle ipotesi, «non vogliamo cominciare a pensare ad un delitto su commissione? L’ammazzano simulando il furto di denaro, ma il vero obiettivo invece erano i reperti.»
«No, non mi pare, anche se ci sono i presupposti e il movente. Perché è stato un omicidio che in assoluto non avrebbe mai voluto nessuno. Nessuno di quelli che avrebbero potuto ordinarlo.»
«Allora, vediamo di rendere questo cocktail meno esplosivo. Perciò tolgo dal bicchiere l’ultima ipotesi. Tu hai niente da togliere o da aggiungere?»
Antinoro rifletté, guardando dalla finestra le luci della sottostante via.
«Non mi viene in mente niente. Mi sembra però che siamo arrivati ad una spiegazione logica complessivamente buona, che non spariglia peraltro le nostre carte.»
Sembrava che avessero finito di brancolare nel buio e tutto appariva incredibilmente semplice. Avevano fatto diecine di domande ed altrettante se ne erano fatte. Avevano riempito la lavagna di nomi e di ipotesi. Ma la ricompensa, per le interminabili ore trascorse a scandagliare gli altri e se stessi, pareva a portata di mano.
Seguendo quella loro sicura traccia, Rallo allungò il passo verso un orizzonte più definito.
«Ecco come la vedo io. La Settembrino le dà una forte dose di sonnifero. Inscena la lite e se ne va via. Sicuramente sarebbe tornata lei stessa indietro, se non fosse stato per quei tanti gradini da salire e, soprattutto, scendere velocemente con tutta quella grana che l’avrebbe appesantita e impacciata. Così affida il compito al complice che si era procurata per tempo. Questo qualcuno, subito dopo la sua uscita di scena, avrebbe dovuto, chiavi in mano, entrare nell’appartamento e, indisturbato, arraffare tutti quei soldi.» Si sentiva rilassato e di buon umore. Cominciava a sperare di poter mettere il sale sulla coda di quell’omicida. «A questo punto, non ti sembra che la nostra ipotesi comincia ad avere i piedi?»
«Non ha solo i piedi. La nostra ipotesi ha buoni piedi.»
«Chi potrebbe essere stato il complice, allora, se non il giovane Dario Velardita? Con molta probabilità è stato un suo allievo, forse spende più di quanto suo padre gli passa, e certamente era consapevole del fatto che, se tutto fosse andato liscio come da copione, nessuno avrebbe mai saputo di quel furto.»
«E forse non ne avrebbe sofferto neppure la loro amicizia. Fare pace, se la lite avviene dopo una gran mangiata e molti bicchieri di vino, è quasi un fatto naturale.»
«Nell’intermezzo», riprese Rallo, che intanto aveva continuato a frugare nella sua mente alla ricerca di nuove scintille, «però, l’imprevisto fa capolino. La cosa più plausibile che mi viene in mente in questo momento è che qualcuno stesse aspettando in macchina l’uscita della Settembrino per parlare a quattrocchi con la Russello.»
Antinoro annuì e disse:
«La lettura dei fatti mi sembra azzeccata.»
«Bene. Quando ciò avveniva, chiedeva ed otteneva di essere ricevuto. Sotto l’effetto del sonnifero, subito dopo, l’ignara Agata Russello si addormentava e lei…» Si diede una forte manata sulla fronte. Grazie all’errata concordanza, un’altra scintilla aveva attraversato la sua calotta cranica e fatto scoppiare un incendio. «Una donna! Certo! Come abbiamo fatto a non pensarci prima? Con la sola vestaglia addosso, non avrebbe mai dato udienza ad un uomo. E meno che mai l’avrebbe fatto entrare nella sua stanza da letto!»
In tutti quegli anni di caserma, Antinoro non era riuscito a farsi una scorza. A considerare il suo lavoro un mestiere come un altro. Per lui, che non conosceva il distacco della rassegnazione e la filosofia di vita del tira a campare, un omicidio restava sempre un omicidio e, quando gli capitava di starci dentro, l’impatto era come la prima volta. Ripensò ai possibili avvenimenti di quella notte e, dopo quel suo viaggio mentale nel regno delle ipotesi, con un’idea chiara su chi puntare l’attenzione, andò avanti nella sua esposizione.
«A volte, le cose ci stanno sotto il naso e non le vediamo. Dunque, lei, è morta, è nuda, è distesa per terra. Arriva chi doveva arrivare e trova un fresco cadavere e nei cassetti solo santini. La statuetta è lì da qualche parte e la prende: una specie di nero souvenir. O di mancato guadagno.» Con le punte della dita, si sfiorò le tempie ingentilite da una prima, tenue brizzolatura. «Però, se le cose dovessero effettivamente stare così, e non può essere altrimenti, mi sembra logico pensare che Dario Velardita non possa essere stato l’autore della successiva incursione. Perché escludo che si sia potuto mettere di nuovo nei guai all’insaputa di papà. E quella vecchia volpe non avrebbe permesso che il suo unico rampollo imboccasse la via del crimine neppure per tutto l’oro del mondo.»
«Sì, mi sembra una spiegazione convincente… e spiega pure il cambio di cavallo in corsa. Con la Russello morta, la Settembrino non ha saputo resistere all’occasione della sua vita. A quella tentazione malefica che da chi sa quanto tempo, come un cancro, le consumava le ossa. E, pur sapendo che l’altro possibile complice era più pericoloso e più infido di un serpente a sonagli e avrebbe seriamente potuto rappresentare per lei una minaccia mortale, l’invitò al banchetto.»
«E questo significa che forse conosciamo la persona che si è divertita a trasformare il vecchio Russello in diavolo.»
«Infatti. La bestia, magari, non riscuoteva per intero la sua fiducia, tanto da essere scartato la prima volta. Ma, volente o nolente, ha dovuto successivamente ripiegare su di lui. Del resto, immobilizzata com’era, e con la certezza di avere poco tempo a disposizione, che scelta aveva una volta che si era decisa a portare a termine, nonostante quello che era successo, o forse proprio per quello che era successo, quel secondo furto?»
«Ora, per chiudere il cerchio, non ci resta che trovare la mano femminile che ha ficcato l’ago di quella siringa mortale nel buco del culo della Russello.»
«Iniziamo dalle due signore di nostra conoscenza che sarebbero potute entrare in quella stanza da letto. Anche se una delle due ci ha fornito un alibi.»
Si alzarono. Ora potevano lasciare la caserma.
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