“Non erano a caccia di italiani, in particolare. Ma di soldati occidentali. Che fossero italiani, americani, inglese, a loro, poco importa. Volevano “prede” straniere. Come poco importante è il luogo: che sia Kabul, dove è avvenuto l’attacco contro i vostri connazionali, Khandar o Herat. Il loro obiettivo è spargere terrore. Oggi le vittime sono italiane, domani saranno di un’altra nazionalità”.
Rahimullah Yusufzai non ha dubbi. I talebani non guardano i colori della bandierine sulla giubbe dei soldati, ma soltanto al fatto che quelle divise siano occidentali.
Il giornalista del prestigioso quotidiano pachistano The News, l’opinionista di numerose testate internazionali, tra cui la Bbc, commenta l’attentato in cui nella capitale afghana hanno perso la vita sei soldati italiani
e analizza il delicato momento politico dopo la proclamazione della (discussa) vittoria di Hamid Karzai nelle presidenziali.
“I Talebani l’avevano promesso: faremo attentati prima delle elezioni, durante e dopo. Hanno mantenuto la promessa” spiega Yusufzai. “Vogliono dimostrare di essere in grado di condizionare la situazione politica in Afghanistan nonostante l’esito delle consultazioni e il prossimo insediamento del nuovo governo Karzai”.
I terroristi islamici, secondo il giornalista, non solo vogliono fare comprendere che il presidente si trova in una condizione di forte e oggettiva debolezza, ma anche che le truppe della Nato e degli Usa sono vulnerabili e, quindi, in una situazione di estrema difficoltà.
Per questo hanno pianificato una serie di attentati spettacolari a Kabul. Per far vedere che non sono solo forti nelle loro roccaforti del sud del paese, ma anche nella capitale, nel centro del potere. Questo obiettivo politico e militare non riuscirà però a fare breccia tra la popolazione afghana: “No. La maggioranza del popolo afghano vuole la pace e non supporta i Talebani. Solo in alcune aree del paese loro riescono ad avere consenso e seguito” dice Yusufzai.
Il quale però ammette che la situazione è sempre molto caotica. L’attentato contro gli italiani, probabilmente preparato prima, arriva il giorno dopo la comunicazione dei risultati preliminari delle elezioni. Secondo la (contestata) commissione elettorale, Hamid Karzai ha ottenuto il 54,6%, e se, anche dopo la fine delle inchieste sui brogli (denunciati sia da Onu sia da Ue), la sua vittoria venisse confermata, il presidente rimarrebbe al potere nonostante le perplessità di molte cancellerie occidentali, prima tra tutte, Washington.
“Sì, ma la vicenda dei brogli peserà sulla sua legittimazione e credibilità. La situazione politica rimarrà instabile, molto instabile. Sarà inevitabile”. Karzai, dunque, resterà a galla, barcamenandosi tra la guerra contro i talebani, la ricerca di alleanze fuori e dentro Kabul, e dovendo fronteggiare la contrarietà, in particolare, degli americani.
“Sì, ma Barack Obama non potrà fare che buon viso a cattivo gioco” dice l’opinionista della Bbc. “Gli Stati Uniti o sono in grado di mettere qualcuno al suo posto, oppure devono fare i conti con chi detiene il potere. Le relazioni tra i due saranno all’insegna del pragmatismo. Gli Usa non amano Karzai, i suoi alleati, i suoi più stretti collaboratori, la sua politica di ambiguità, ma - al di là di tentare di influenzarne la politica - non potranno fare molto di più”.
Un nuovo equilibrio di poteri, però, dice a Rahimullah Yusufzai, è possibile. Se gli Usa punteranno sui puntelli giusti a Kabul, riusciranno ad arginare la presidenza Karzai. Nuovi protagonisti possono emergere, sponsorizzati da Washington. In questo delicato momento, i talebani riescono a colpire con efficacia. I sei morti della Folgore, i 15 civili afghani rimasti uccisi nell’attentato odierno sono vittime della strategia degli studenti del Corano di tentare di scardinare la fortezza di Kabul.
- Giovedì 17 Settembre 2009


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Commenti
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Il 17 Settembre 2009 alle 17:20 » Attentato a Kabul, morti 6 soldati italiani: la reazione del Web » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Sei morti. Sei soldati. Sei nostri ragazzi. È questo il bilancio dell’attentato che questa mattina ha visto vittima un convoglio militare italiano a Kabul. [...]
Il 17 Settembre 2009 alle 18:27 artisticamente ha scritto:
Mi unisco al dolore dei familiari dei soldati italiani e di tutti i civili innocenti uccisidalla strage di oggi a Kabul.
La vicinanza al cordoglio non basta più.
E mi chiedo: Come possiamo tollerare che queste cose accadano?
Come possiamo fingere di non sapere che queste stragi in Afghanistan sono cosa di tutti i giorni?
Che questa storia continua da ben otto anni senza aver risolto uno solo dei problemi che pretendeva di risolvere?
E’ tempo che si faccia un bilancio serio e rigoroso degli otto anni di guerra che ci stanno alle spalle e del disastro che hanno provocato.
E’ tempo che si discuta cosa l’Italia deve fare per aiutare gli afgani ad uscire da questa trappola mortale.
Lo deve fare immediatamente il Parlamento.
Lo deve fare la politica.
Lo deve fare anche l’informazione.
Il dibattito non può essere, ancora una volta, sulle iniziative da assumere per aumentare la sicurezza dei nostri soldati ma sulle iniziative che dobbiamo assumere per mettere fine a questa guerra e per aumentare la sicurezza degli afghani, perchè gli Afghani trovino una loro autonomia.
Forse è giunto il tempo di cambiare strada.
Il 17 Settembre 2009 alle 21:09 carlo.tosi ha scritto:
Ora sentiremo pronunciare dai nostri politici, una quantità enorme di parole vuote e false. Parleranno di veri eroi, caduti per portare la democrazia in quei disgraziati paesi. Parleranno di cordoglio nazionale e di tributo pesante ma necessario per stabilizzare quelle zone. Saranno inoltre fortissimo strumento di polemiche tra le varie correnti politiche, ognuna delle quali si impegnerà ad usare questa disgrazia per ottenere consenso politico. Nessuno che abbia il coraggio di dire come stanno le cose, Questi sono soldati di professione e sono andati in quei posti come volontari, sapendo benissimo quali rischi potevano correre. Ed in questa scelta di vita, c’entra molto di più l’aspetto economico che non l’ideale di portare la democrazia. E questo è anche giusto e legittimo, non c’è da scandalizzarsi per nulla, è un lavoro come un altro. Purtroppo di questa ennesima disgrazia, rimangono solo alcune cose certe, Questi ragazzi caduti che lasciano nel dolore le loro famiglie, forse mandati dai nostri politici a giocare una partita più grande di loro,con attrezzature forse inadeguate. Mandati la solo per compiacere l’allora presidente americano Bush e per il prestigio internazionale. Adesso tutti i paesi che hanno truppe la impegnate si chiedono come uscire da questa trappola, che è già costata un’enormità di vite umane e soldi, perchè si rendono conto che è stata affrontata in modo sbagliato fin da subito, ma adesso è più difficile che mai.
Il 17 Settembre 2009 alle 21:12 enrico fumagalli ha scritto:
E’ solo questione di che tipo di lavoro si riesce a trovare poi dipende per chi lavori. Se i titolari soni i signori della guerra non c’è da stupirsi se ci lasci la pelle, siano essi afghani o americani che più signori non ce n’è.
Il 17 Settembre 2009 alle 22:10 enrico fumagalli ha scritto:
Sarà il caso che vada su di un blog talebano, questo è incasinato più che mai. Che c’entro io con Carlo Tosi, sono Enrico Fumagalli e condivido con Carlo.
Il 17 Settembre 2009 alle 22:17 enrico fumagalli ha scritto:
Ci volevano sei morti per cambiare disco, ne avevamo le scatole piene dei vizietti di nani e clerici.
Il 18 Settembre 2009 alle 11:09 marco1974 ha scritto:
secondo me, invece, puntavano proprio contro gli italiani, sapendo che un attentato avrebbe fatto discutere il ritiro
Il 18 Settembre 2009 alle 11:50 carlo.tosi ha scritto:
PER ENRICO FUMAGALLI,
Sono Carlo Tosi, ringrazio per l’apprezzamento, non capisco però cosa sia successo, si sono forse mescolati gli interventi di qualche altro blog?
Saluti Carlo
Il 18 Settembre 2009 alle 12:17 enrico fumagalli ha scritto:
Si Carlo, al Ciao sopra il commento appariva il tuo nome e credevo di scrivere a nome di quello, scusami. Ciao
A marco1974, colpiscono qualsiasi divisa straniera, gli italiani non operano a Kabul, ci sono solo di passaggio e a caso, chi capita capita.
Il 20 Settembre 2009 alle 23:27 indigesto ha scritto:
Eh già,vanno in giro con il carico di bombe in cerca di pattuglie da far saltare. E’ evidente che sanno bene che certo nostro modo di far politica, magari a loro non del tutto ostile, è più vocato alla fuga; soprattutto quando non c’è di che maramaldeggiare.
Il 30 Settembre 2009 alle 8:57 vivasilvio ha scritto:
Chiedo scusa se in un tema così importante dico una cosa insignificante: si dovrebbe dire taleban. Taleban è già plurale. Dire “i talebani” sarebbe un po’ come per un inglese dire, dei terroristi italiani degli anni di Piombo, “the BrigatistiS” oppure per indicare le milizie iraniane the “PasdaranS”!
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