Sei soldati italiani uccisi in un sol colpo a Kabul e in poche ore quasi tutta l’Italia mette la coda tra le gambe. Da più parti si levano dichiarazioni favorevoli al ritiro del contingente militare dall’Afghanistan, al negoziato con talebani che non sembrano certo pronti al dialogo, o alla messa a punto di un “exit strategy”, o a una strategia di “transizione”.
Posizioni gravi e a tratti ridicole, specie quando avvengono assunte da esponenti del governo, che rischiano di rendere davvero inutile il sacrificio dei nostri soldati e di incoraggiare i talebani a colpirli ancora più duramente.
Pare infatti evidente che, con attentatati come quello di ieri, gli insorti afgani non pensano di sconfiggere le truppe alleate ma di fiaccare il morale dell’opinione pubblica e delle leadership occidentali. Chiedere il ritiro dei soldati alleati entro Natale o parlare di strategie di uscita da un conflitto che deve ancora essere vinto significherebbe solo premiare i talebani. Incoraggiarli a perseverare con attentati e imboscate contro gi italiani e gli altri contingenti alleati certi che prima o poi i caduti (pochi o molti che siano) saranno comunque troppi per noi. In questo coro disfattista che accomuna molti esponenti di governo il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, costituisce un’eccezione importante.
“Ipotizzare in queste ore una exit strategy dall’Afghanistan sull’onda dell’emotività potrebbe essere inteso come un segno di debolezza verso il terrorismo e potrebbe accrescere la violenza verso i nostri soldati” ha dichiarato La Russa aggiungendo che - “ieri sono morti anche moltissimi civili afgani e nei loro confronti sento un silenzio assordante e un disprezzo per la loro vita”.
Stride infatti il silenzio dei pacifisti sempre pronti a stracciarsi le vesti quando alcuni civili vengono uccisi per sbaglio dalle truppe o dai raids aerei alleati. Ieri con i parà italiani sono morti almeno 20 civili afgani, e non certo per errore poiché il kamikaze sapeva di far esplodere circa 200 chili di tritolo in una strada affollata. Un’ulteriore conferma (lo avete letto nei giorni scorsi su questo blog) che il pacifismo italiano sembra più incline a dare una mano alla propaganda talebana che a difendere la vita della popolazione afgana.
Tornando alla politica l’impressione è che le difficoltà incontrate da Barack Obama nel sostenere lo sforzo bellico americano stiano contribuendo a diffondere tra i governi europei, incluso quello italiano, l’idea che si possa uscire oggi dal conflitto afgano. Per far fronte alla crisi di vocazione dei partners impegnati in Afghanistan la Nato punta su una nuova parola chiave: “transizione”. Cioè portare le forze di sicurezza afgane verso una piena capacità di garantire in autonomia la sicurezza del Paese.
Secondo le stime più credibili sono necessari almeno 400 mila soldati e poliziotti in un rapporto di uno a tre tra forze alleate e afgane. I 100mila soldati alleati sono già presenti ma gli afgani contano appena 180mila militari e poliziotti in buona parte poco addestrati, tutti male armati e con la gran parte degli agenti di polizia non molto affidabili. Una situazione che potrà certo cambiare ma ci vorranno almeno cinque anni, molti miliardi di euro e molti istruttori della Nato. “Exit strategy” diverse significherebbero solo fuggire dall’Afghanistan. Una sconfitta che non possiamo permetterci.
- Venerdì 18 Settembre 2009
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Commenti
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Il 18 Settembre 2009 alle 18:30 indigesto ha scritto:
Bhè, diciamo la verità; quando noi italici abbiamo vinto le guerre è stato perchè ce le hanno vinte gli altri per noi! E quando siamo stati per perderle siamo stati anche pronti a farci liberare. Anche la storia meno recente ci insegna che siamo più vocati alla guerriglia, ma sempre in attesa che qualcuno poi venga a liberarci. Siamo tra i popoli cosiddetti pacifici! Ma è pur vero che se una volta si imponevano le conquiste con le armi oggi invece con le armi si vuole imporre la democrazia. Cambiano le parole, ma la sostanza, purtroppo, è quella!
Il 21 Settembre 2009 alle 15:43 » “Li abbiamo mandati noi e sono tornati morti”. Il Bossi “pacifista” fa discutere, a destra » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] meno di quello di Bossi. Nei giorni scorsi il leader leghista aveva già fatto discutere con il suo “tutti a casa entro Natale”, poi ammorbidito. Con la frase di oggi tornerà ad alzarsi la temperatura nella maggioranza. Ma la [...]
Il 21 Settembre 2009 alle 16:52 robe ha scritto:
Mi spiace polemizzare con altre persone del forum a livello personale ma il Sig. Fumagalli dovrebbe chiedersi se realmente la causa sia persa. Per capirlo basterebbe rispondere alla seguente domanda: e se ce ne andassimo domani l’Italia (occidente) sarebbe in un situazione piu’ sicura o no? Penso proprio di no poiche’ l’Afghanistan involverebbe ad una sorta di stato terrorista, un po’ quello che era nel 2001 con tutte le conseguenze per la sicurezza anche del Sig. Fumagalli. Perche’ non alza Lei il sedere e ci va?
P.S. io ho gia’ dato.
Il 22 Settembre 2009 alle 9:40 gek ha scritto:
L’afganistan rischia di diventare sempre più un’altro Vietnam, sopratutto per gli errori politici, in primis dell’Europa, della NATO, e dell’ONU.
Non si va a combattere una guerra, “armati” solo della speranza che il nemico(Talebani e signori vari della guerra locali) ci veda come portatori di “Pace e Democrazia”, non certo in un paese come l’Afganistan dove praticamente non esiste democrazia e pace da oltre trenta anni.
In quet’ottica le idee di ritiro non sono errate e nemmeno peregrine, o ci si impegna di più e meglio militarmente e politicamente,oppure credo sia inutile sperare in una “vittoria” ed allora tanto vale tornarcene a casa e risparmiarci ulteriori inutili lutti nonchè enormi cifre che meglio possono trocare impiego in altre cause.
Il 27 Settembre 2009 alle 13:11 marcusprometheus ha scritto:
Alcuni errori fattuali:
Prima dell’intervento USA del 2001 per eliminare le basi di Al Qaeda i Talibani NON controllavano il 15% dell’Afghanistan, ma bensi’ tutto meno forse il 15% cioe’ tutto meno i territori controllati dalla benemerita alleanza del Nord del benemerito mujaheddin e patriota non fanatico Comandante Massud (o Massoud), che da anni aveva avvertito l’Occidente del pericolo costituito dai Talibani e da Al Qaeda ed anche sei mesi prima durante una visita al PARLAMENTO EUROPEO che sordo e cieco gli nego’ gli aiuti per liberare Kabul dai Talibani.
Infatti come parte del piano dell’Attacco all’America (Torri Gemelle, Pentagono, Casa bianca e/o Sedi Parlamentari) dell’11/09/2001,
Al qaeda si libero’ di Massud con un attentato portato da finti giornalisti CON DOCUMENTI PROCURATI IN ITALIA DA ISLAMISTI gestiti da IMAM residenti in ITALIA.
L’erede di Massud e’ oggi l’antagonista di Karzai alle elezioni Afghane.
2) Il Kuwait e’ uno stato riconosciuto dall’Onu e membro dello stesso.
I Kuwaitiani ne vogliono l’indipendenza.
Non si vede perche’ l’Onu avrebbe dovuto tralasciare di difendere l’indipendenza di uno stato membro, solo perche’ Saddam Hussein una mattina ha deciso di abolirla in base a sue rivendicazioni di stampo nazista.
Il Kuwait geograficamente fa parte della penisola Arabica (che va appunto a sud est della linea fra il golfo di AKABA ed ol golfo Persico.
Non e’ mai esistita una specifica sovranita’ Irakena sul Kuwait.
E’ esistito un tempo in cui da Bagdad come centro dell’impero abasside si dominava anche su Siria Egitto Penisola Arabica, ecc.
(ma non *specificatamente* sulla costa nord della penisola Arabica)
Idem da Damasco (Siria) per l’impero Arabo Omayade.
Idem Per L’impero Ottomano.
Idem Per l’Impero Romano (Traiano)
Ed allora che facciamo sorteggiamo la sovranita’ sul Kuwait e su altre decine di stati attuali fra Roma Costantinopoli Damasco
Bagdad e Teheran (altro pretendente che domino’ a lungo la costa nord della penisola Arabica prima dell’islam)?
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