- Tags: il mio iran, Iran, Mahmoud Ahmadinejad
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Ultimo venerdì del mese ramadan, giorno in cui ricorrono le celebrazioni per Gerusalemme. Per la prima volta in trent’anni anni a guidare la preghiera non è stato Rafsanjani, colpevole di simpatizzare con l’opposizione, ma l’ayatollah conservatore Ahmad Khatami.
Il suo sermone è stato preceduto da un discorso in cui il presidente Ahmadinejad ha ribadito che “l’Olocausto è un mito” e “criticato la creazione di Israele”. A pochi giorni dall’assemblea generale delle Nazioni Unite, Ahmadinejad riesce quindi a ripetere i soliti
slogan, quelli che lo hanno reso antipatico all’Occidente. Ma era poi così necessario, viene da chiedersi? E a domandarselo sono anche tanti iraniani della Repubblica islamica, esasperati dalla crisi economica e dai continui finanziamenti ai palestinesi: “Non sarebbe ora di abbandonare gli arabi a se stessi per pensare a risanare l’economia?”, si chiede un blogger.
Questi, per l’Iran sono giorni importanti: domani inizia l’anno accademico e mercoledì Ahmadinejad sarà al palazzo di vetro, a New York. Intanto, le proteste continuano. Di fronte ai divieti e alla dura repressione, per scendere in strada gli oppositori scelgono le occasioni di regime e quindi anche la giornata dedicata a Gerusalemme. In queste ore a Teheran migliaia di persone protestano, cantando
slogan a favore del leader dell’Onda verde.
Le autorità avevano avvisato che non avrebbero tollerato dimostrazioni contro il governo. Per ora ci sono stati scontri con poliziotti, pasdaran e basij, e diverse persone sono già state arrestate. Per impedire che la gente faccia sentire la propria voce allo stadio, le partite di serie A del campionato vengono giocate a porte chiuse. E il Consiglio della sicurezza nazionale avrebbe discusso della possibilità di mettere in cella persino Mussavi e Karrubi ma avrebbe deciso di rimandare questa mossa a una fase successiva, dopo il discorso del presidente Ahmadinejad all’Onu.
A Teheran, chi comanda è ben consapevole della posta in gioco. E viene da chiedersi chi sia (veramente) al timone.
Secondo Mahmoud Tehrani, un nipote di Khamenei, il leader supremo sarebbe “un burattino nelle mani di Ahmadinejad, dell’ayatollah Mesbah Yazdi (il mentore del presidente) e
dei pasdaran, e se non è un burattino allora è colpevole tanto quanto loro. Non c’è nulla che Khamenei possa fare: se prendesse le distanze dalla triade Ahmadinejad - Mesbah Yazdi - pasdaran perderebbe la leadership e l’intero fronte conservatore si disintegrerebbe”. Insomma, secondo Tehrani a comandare non sarebbe più Khamenei ma Ahmadinejad e le guardie rivoluzionarie.
Ora, l’opposizione deve quindi confrontarsi con i comandanti dei pasdaran (le guardie rivoluzionarie) e dei basij (i volontari), con le forze di sicurezza ed esponenti di spicco della leadership come il figlio di Khamenei (Mojtaba) e il fratello maggiore del presidente Ahamdinejad (Hajj Davud). A rendere ancora più fragile l’opposizione sono la durezza dei servizi di sicurezza, il
flusso continuo di petrodollari che permette al governo di andare avanti distribuendo sussidi e – soprattutto – la mancanza di un leader carismatico che possa guidare le proteste.
- Sabato 19 Settembre 2009
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Commenti
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Il 24 Settembre 2009 alle 13:49 indigesto ha scritto:
Non so se l’autrice dell’articolo sia davvero una Principessa, come continua a chiamarla lo storico Fumagalli. Di certo nell’articolo sembra attribuire, sia pure per indiretta fonte, ad Ahmadinejad il comando, ovvero tutte le responsabilità della politica, internazionale soprattutto, con evidente rincrescimento,mentre altrove gli riconosce, dopo le sue dichiarazioni “distensive” un “pizzico di consenso”. Apprendo però delle sue dichiarazioni alle Nazioni unite, e capisco il travaglio della scrivente quando si accingerà a scrivere un altro articolo, magari più realistico. Me lo auguro. Ma è qui che voglio sottolineare come questo signore si ostini a definire l’Olocausto un mito. Si, è un mito per noi occidentali, ma non certo nel senso che intende il misero. Un mito per come un popolo abbia sopportato il martirio, il genocidio ed abbia trovato la forza di risorgere dichiarando con orgoglio la propria indipendenza un giorno prima che le Nazioni unite ne sancissero la rinascita come Stato. Non importa la portata del genodidio, se tre, sei o quanti milioni di ebrei siano stati soppressi dalla stupidità e dalla ferocia nazista. L’Unione sovietica seppe fare molto meglio: non ne lasciò traccia! Ma questa è un’altra storia, che molti, anche ebrei, fanno finta di non conoscere! In ogni caso non si tratta di un manipolo di individui, come lo storico Fumagalli pretende, ma di un popolo che finalmente è rientrato in possesso della sua terra! Non si tratta di rivendicazioni dovute alla forza delle armi ed alla prepotenza dei popoli, quali potrebbero essere quelle ridicole sulla Spagna da parte di qualche arabo esaltato! Sono le terre dei padri, anzi parte delle terre dei padri, quelle che costituiscono lo Stato di Israele, da sempre e continuamente abitate da coraggiosi, anche quando pressati da tribù ostili, dilagate in quelle terre con la stessa ferocia con la quale tuttora si esprimono.
Il 24 Settembre 2009 alle 19:08 indigesto ha scritto:
Il nostro Imam Fumagalli confonde Mosè con Abramo e il Sinai con L’Ararat che riguarda Noè, ma per chi è volto ad altri interessi è comprensibile. Ciò che non si comprende è cosa ci sia di offensivo nell’ipotizzare una condizione nobiliare di una persona che viene chiamata Principessa. Non è insolito incontrarne tra noi, soprattutto se persona di origine orientale. Nello specifico non ricordo che me ne sia stata fatta apposita menzione, ma se c’è di che scusarmi me ne scuso, proprio perchè sono abituato a portare rispetto alle persone, anche se qualche volta mi abbandono a qualche innocente sfottò. Pensavo che anche dare della Principessa potesse esserlo, affettuosamente s’intende. Ma qualche volta il dopopranzo può produrre effetti indesiderati. Se ne dovessi soffrire non mi tratterrei qui a scrivere, non foss’altro che per dignità!
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