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	<title>Mondo &#187; Ultimo venerdì di Ramadam: chi comanda veramente a Teheran</title>
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	<pubDate>Sun, 12 Feb 2012 08:32:32 +0000</pubDate>
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		<title>Ultimo venerdì di Ramadam: chi comanda veramente a Teheran</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Sep 2009 06:49:20 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[il mio iran]]></category>

		<category><![CDATA[Iran]]></category>

		<category><![CDATA[Mahmoud Ahmadinejad]]></category>

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		<description><![CDATA[I nuovi  arresti degli oppositori, le dichiarazioni infuocate contro Israele, l'esclusione di Rafsanjani dal tradizionale sermone per la fine  ramadam. Chi è che tiene veramente il timone a Teheran? Ahadinejad e le sue guardie rivoluzionarie o l'ayatollah conservatore Khamenei?  ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ultimo venerdì del mese ramadan, giorno in cui ricorrono le celebrazioni per Gerusalemme. Per la prima volta in trent’anni anni a guidare la preghiera non è stato Rafsanjani, colpevole di simpatizzare con l’opposizione, ma l’ayatollah conservatore Ahmad Khatami.<span id="more-3993"></span></p>
<p>Il suo sermone è stato preceduto da un discorso in cui il presidente Ahmadinejad ha ribadito che “<strong>l’Olocausto è un mito</strong>” e “criticato la creazione di Israele”. A pochi giorni dall’assemblea generale delle Nazioni Unite, Ahmadinejad riesce quindi a ripetere i soliti<br />
slogan, quelli che lo hanno reso antipatico all’Occidente. Ma era poi così necessario, viene da chiedersi? <strong>E a domandarselo sono anche tanti iraniani della Repubblica islamica, esasperati dalla crisi economica e dai continui finanziamenti ai palestinesi</strong>: “Non sarebbe ora di abbandonare gli arabi a se stessi per pensare a risanare l’economia?”, si chiede un blogger.</p>
<p>Questi, per l’Iran sono giorni importanti: domani inizia l’anno accademico e mercoledì Ahmadinejad sarà al palazzo di vetro, a New York. Intanto, le proteste continuano. Di fronte ai divieti e alla dura repressione, per scendere in strada gli oppositori scelgono le occasioni di regime e quindi anche la giornata dedicata a Gerusalemme. In queste ore a Teheran migliaia di persone protestano, cantando<br />
slogan a favore del leader dell’Onda verde.</p>
<p>Le autorità avevano avvisato che non avrebbero tollerato dimostrazioni contro il governo. Per ora ci sono stati scontri con poliziotti, <em>pasdaran</em> e <em>basij</em>, e diverse persone sono già state arrestate. Per impedire che la gente faccia sentire la propria voce allo stadio, le partite di serie A del campionato vengono giocate a porte chiuse. E il Consiglio della sicurezza nazionale avrebbe discusso della possibilità di mettere in cella persino <strong>Mussavi</strong> e Karrubi ma avrebbe deciso di rimandare questa mossa a una fase successiva, dopo il discorso del presidente Ahmadinejad all’Onu.</p>
<p>A Teheran, chi comanda è ben consapevole della posta in gioco. E viene da chiedersi chi sia (veramente) al timone.</p>
<p>Secondo Mahmoud Tehrani, un nipote di Khamenei, <strong>il leader supremo sarebbe “un burattino nelle mani di Ahmadinejad,</strong> dell’ayatollah Mesbah Yazdi (il mentore del presidente) e<br />
dei <em>pasdaran</em>, e se non è un burattino allora è colpevole tanto quanto loro. Non c’è nulla che Khamenei possa fare: se prendesse le distanze dalla triade Ahmadinejad - Mesbah Yazdi - pasdaran perderebbe la leadership e l’intero fronte conservatore si disintegrerebbe”. Insomma, secondo Tehrani a comandare non sarebbe più Khamenei ma Ahmadinejad e le guardie rivoluzionarie.</p>
<p>Ora, l’opposizione deve quindi confrontarsi con i comandanti dei pasdaran (le guardie rivoluzionarie) e dei <em>basij</em> (i volontari), con le forze di sicurezza ed esponenti di spicco della leadership come il figlio di Khamenei (Mojtaba) e il fratello maggiore del presidente Ahamdinejad (Hajj Davud). A rendere ancora più fragile l’opposizione sono la durezza dei servizi di sicurezza, il<br />
flusso continuo di petrodollari che permette al governo di andare avanti distribuendo sussidi e – soprattutto – la mancanza di un leader carismatico che possa guidare le proteste.</p>
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