
La pudicizia delle donne giapponesi è proverbiale. E per quelle più riservate l’attenzione morbosa di cui sono spesso oggetto persino gli indumenti intimi può creare grandi imbarazzi.
Le ragazze spigliate delle metropoli non si fanno problemi e hanno trovato il modo di guadagnare dalle perversioni altrui, sicché c’è chi vende la propria biancheria attraverso distributori automatici diffusi in tutte le grandi città, oppure addirittura attraverso siti internet specializzati. Tuttavia, la maggioranza delle giapponesi preferisce -giustamente- evitare ogni violazione della propria intimità.
I maniaci, infatti, non sembrano lasciarsi fermare da nessun ostacolo e spesso i quotidiani del Sol Levante riportano le notizie della cattura di ladri di biancheria, alcuni dei quali, non paghi di bottini troppo esigui, stipano le proprie case di mutandine rubate.
Il caso che ha destato più scalpore è stato quello capitato nel 2007 a Iwakuni, pittoresco centro a Sud dell’isola di Honshu: il maniaco, di professione muratore, nascondeva in cantina una refurtiva di ben quattromila pezzi, tutti sottratti dal bucato steso ad asciugare da ignare concittadine.
Il feticista più ingegnoso, invece, è stato scoperto a Tokyo mentre utilizzava una canna da pesca per prendere all’amo slip e perizoma.
Simili “crimini” sono frequenti al punto di essere entrati nell’immaginario popolare e di essere stati immortalati anche in parecchi fumetti giapponesi (il personaggio più celebre, forse, è il vecchietto Happosai in Ranma ½), ma sono sempre meno tollerati e la polizia ha da tempo intrapreso una capillare azione repressiva.
Così, ai cultori della mutandina non è rimasto altro che rovistare nell’immondizia alla ricerca dei preziosi indumenti femminili dismessi. Per ovviare anche a questo, le donne giapponesi hanno preso l’abitudine di tagliuzzare la biancheria prima di buttarla nella spazzatura: almeno i brandelli di lingerie non esercitano alcuna attrazione su nessuno. Ora, però, potranno risparmiarsi la fatica: la principale azienda di intimo del Giappone, la Wacoal, ha lanciato da qualche mese un programma di raccolta dell’usato nei propri negozi.
Il successo è stato immediato e nel primo trimestre del programma sono state depositate in buste sigillate quasi 36000 mutandine e reggiseni di seconda mano. Sono tonnellate e tonnellate di biancheria, finalmente al sicuro -almeno fino a quando qualche maniaco non scoprirà in quale discarica verranno gettate…
- Lunedì 21 Settembre 2009


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Commenti
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Il 21 Settembre 2009 alle 12:36 enrico fumagalli ha scritto:
Alla carta igienica usata non ci hanno ancora pensato? E’ più profumata.
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