
Indovina chi viene a colazione. Sì, proprio lui: Barack Obama. È stata un’offensiva mediatica senza precedenti: ha monopolizzato la domenica mattina degli americani.
Chi, per seguire gli abituali breakfast show - in una suite di New York; in una villetta del Nebraska; in una grattacielo di Houston o in una casa sulla spiaggia di Venice - abbia fatto zapping sulle principali cinque reti televisivi nazionali, ha incontrato un solo, unico volto: quello (sorridente) del presidente degli Stati Uniti.
L’idea di farsi intervistare dai principali network era stata avanzata dal suo uomo più fidato, dal collaboratore più stretto, David Axerold, il quale ha consigliato a Obama di entrare ancora una volta nelle case degli americani attraverso il piccolo schermo per difendere la sua (tanto contestata) riforma sanitaria.
Detto, fatto. La sequenza di foto che appare sul New York Times è molto significativa. Vogliamo chiamarlo “intervistificio”? Vogliamo pensare che la (gioiosa) macchina (da guerra) di propaganda della Casa Bianca sia sempre più sofisticata nello sforzo per raggiungere l’obiettivo: comunicare (urbi et orbi) il pensiero di Obama?
In qualsiasi modo la si pensi, venerdì mattina il presidente si è seduto nella gloriosa Stanza Roosevelt della sua abitazione in Pennsylvania Avenue e ha rilasciato 5 (cinque) interviste registrate.
Quindici minuti l’uno per 5 (cinque) anchor man tra i più seguiti negli States. Uno dopo l’altro, con domande a tutto campo, mai troppo cattive, mai troppo compiacenti. Alla fine, il più ficcante è stato uno di casa: George Stephanopouls, ex portavoce di Bill Clinton nei primi mesi del mandato dell’allora presidente democratico, ora conduttore di punta della Abc.
“Lei ha perso il controllo?” gli ha chiesto l’ex addetto stampa di Clinton, riferendosi al fatto che, ora, non sembra essere in grado di condurre le danze così come vorrebbe sulla riforma sanitaria. “No, direi che non ho ancora sfondato, non ho ancora raggiunto la meta” ha risposto pacato il presidente. Poi, dopo l’ex enfant prodige della comunicazione della Casa Bianca (Stephanopouls, naturalmente) sono entrati nella Roosevelt Room altro quattro “volti della Tv nazionale.
Obama esclude i nemici di Fox News
Unici esclusi quelli della Fox News. Per loro niente chiacchierata con il presidente. Troppo conservatori, troppo legati ad ambienti repubblicani per permettere che Obama concedesse loro la stessa chance data agli altri network. E, questa disparità non appare certo una novità.
Anche in passato erano stati forti gli screzi tra lo staff della Casa Bianca e la dirigenza del canale per certe prese di posizione contro il presidente. Nelle altre conversazioni, Obama ha parlato della riforma sanitaria, difendendola e cercando di spiegarne i particolari agli americani. Ha confermato che cercherà un’intesa bipartisan, ma si è anche detto certo che i repubblicani non faranno un accordo sulla riforma; ha poi voluto rassicurare i telespettatori che la sua opzione pubblica non sarà così vincolante (e devastante) per il sistema sanitario nazionale. Le spine però non erano solo sul fronte interno.
Così, Obama ha risposto a domande anche sulle guerra in Afghanistan, ricordando che non esiste una data prefissata per l’exit strategy dal tormentato paese asiatico. Con questa performance, Barack Obama ha saturato l’etere. Si è trattato, di fatto, di una trasmissione a “reti unificate” visto che i cinque programmi sono andati in onda uno a pochi minuti di distanza dall’altro, se non addirittura sovrapposti.
Monopolio obamiano
Non è la prima volta che il neo presidente si propone per monopolizzare l’intero sistema televisivo nazionale con la sua presenza. Qualche settimana fa, era venuta fuori la notizia che dalla Casa Bianca partivano pressioni sui direttori (e, quando non fosse stato sufficiente, sui proprietari) dei network televisivi per mandare in prime time (serale) i discorsi o le conferenze stampa di Barack Obama. E questo nonostante la (certa) perdita di spot e introiti pubblicitari causata dalle modifiche del palinsesto.
Anche in quel caso sarebbe stato David Axerold (con il fidato Robert Gibbs a fianco) ad intervenire presso i top manager dei network televisivi per raggiungere l’obiettivo.
La strategia comunicativa di Obama è per ora molto chiara. Passa attraverso le televisioni, mezzo un poco snobbato durante la trionfale campagna elettorale per la presidenza, e che ora è stato “riabilitato” a canale principe per spigare a milioni di americani (timorosi e preoccupati) cosa farà il presidente per loro.
- Lunedì 21 Settembre 2009
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Commenti
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Il 21 Settembre 2009 alle 15:54 nhico ha scritto:
Obama per risalire la china del consenso parla agli americani soltanto attraverso i network amici. Ma così facendo corre il rischio di allargare ancora di più il solco del malcontento apertosi tra il suo elettorato a causa dell’annunciato progetto della sua riforma sanitaria.
Il 21 Settembre 2009 alle 20:40 indigesto ha scritto:
A Nhico tra un romanzo e l’altro gli è sfuggito che ad opporsi alla riforma sanitaria sono i repubblicani e non l’elettorato di Obama. A proposito, dove sono i soliti gallinacci “democratici” obamisti che tanto hanno starnazzato per lo spostamento di un programma televisivo, a cui tra parentesi è stata riconosciuta troppo importanza con questo spostamento, in “favore” di una trasmissione dedicata alla ricostruzione delle zone terremotate d’Abruzzo?
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