
E così, oggi è il grande giorno. Barack Obama, il presidente palestinese Abu Mazen e il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu si incontrano a New York. Per la prima volta tutti e tre attorno allo stesso tavolo - un vertice molto voluto da Obama, ma ahimé considerato inutile dai palestinesi tanto quanto dagli israeliani.
A quanto pare, infatti, il summit parte già arenato sulla questione delle colonie.
Abu Mazen dice agli israeliani: con voi il mio governo non parla nemmeno finché non congelate tutte le costruzioni nelle colonie. Netanyahu risponde: neanche per sogno, congelo alcune colonie, ma altre no. Obama prova a convincere israeliani e palestinesi a riprendere i negoziati… ma nessuno lo ascolta: anzi, quelli di oggi sono solo “colloqui preliminari”.
Ora, il mio sesto senso mi dice che Abu Mazen e Netanyahu stanno facendo tutti e due i furbi: sanno di essere troppo deboli per portare avanti un negoziato e così usano le colonie come scusa.
Ma visto che il sesto senso non è una scienza esatta, e che io non ho la pretesa di azzeccarci per forza, ho pensato a fare un po’ di chiarezza su cosa sono queste “colonie” e questi “coloni”.
Definizione: le colonie sono città, villaggi o anche solo quartieri popolati da israeliani ma che si trovano in territorio palestinese. O meglio in Cisgiordania. Detta anche West Bank, la Cisgiordania è un pezzo di terra che fino al 1967 era Giordania ma che Israele ha conquistato nella Guerra dei Sei Giorni, 40 anni fa. Il processo di pace prevede che gli israeliani restituiscano la Cisgiordania, o una buona parte di essa… non ai giordani (che comunque non se la vorrebbero riprendere), bensì ai palestinesi, così che finalmente possano vivere in un loro Stato sovrano.
Ad oggi, gli abitanti delle colonie sono circa 300 mila.
Si sente spesso dire che i coloni sono fanatici religiosi e/o nazionalisti. Che stanno lì apposta per dare fastidio ai palestinesi… vero, ma solo parte.
In realtà ci sono tantissimi tipi di colonie e di coloni. In modo un po’ semplicistico, per farvi capire di cosa si tratta, li divido in tre categorie.
I fanatici duri e puri. Abitano soprattutto dalle parti di Hebron, tirano sassi ai loro vicini di casa palestinesi (a volte anche a malcapitati soldati israeliani) e sono convinti che Dio è dalla loro parte. Mandano i figli adolescenti a costruire piccoli avamposti fatti di tende e baracche, in giro per i Territori palestinesi: tanto l’esercito israeliano li smantella nel giro di un paio di settimane al massimo. In realtà sono quattro gatti — ma non per questo creano pochi problemi.
I coloni dell’hinterland. Qualcuno, recentemente, li ha descritti come un gruppo di persone armate di iPod più che di mitragliette Uzi: vivono nei sobborghi a Est di Gerusalemme, tra villette con giardino e palazzine nuove di zecca. La versione yuppie dei quartieri dormitorio (avete presente Desperate Housewives?) per giovani coppie che lavorano a Gerusalemme e dintorni. Questo tipo di coloni è attirato dai prezzi bassi e dalle prospettive di una pacifica vita borghese, molto più che dall’ideologia. Certo, non è che si preoccupino tanto del diritto internazionale…. Costituiscono il blocco più grande degli insediamenti, quello appunto dell’hinterland di Gerusalemme.
I coloni… che non sanno di essere coloni. Uno dei problemi più difficili da dirimere è che molte città israeliane si sono espanse, gradualmente, al di là dei confini della Linea Verde. In questi quartieri, formalmente illegali, abita gente normalissima, che non sa neppure di trovarsi (almeno teoricamente) su territorio palestinese. Un esempio? I quartieri di French Hill e del Monte Scopus, a Gerusalemme. Oppure la parte alta di Modiin, una tranquilla cittadina a metà strada tra Gerusalemme e Tel Aviv.
Conclusione? Per i palestinesi sono un problema, perché loro vedono la presenza di insediamenti abitati da civili israeliani come parte integrante dell’occupazione militare. Abu Mazen lo considera l’ostacolo principale al processo di pace.
Gli israeliani, dal canto loro, non saprebbero come né dove spostare 300 mila persone, che non hanno alcuna intenzione di lasciare le loro case. Senza contare che temono che smantellare le colonie possa rafforzare i terroristi: quattro anni fa Israele ha evacuato 9 mila coloni dalla Striscia di Gaza… e come risultato Hamas ha vinto le elezioni.
Il problema è che così, con queste due posizioni così rigide, non si va da nessuna parte.
Secondo me, l’unico che ci ha capito qualcosa è l’ex capo-negoziatore palestinese Ahmed Qureia. Che in passato ha lanciato una proposta per nulla stupida: facciamo uno Stato palestinese, gli israeliani che vorranno restare saranno bene accetti, purché vivano in pace con i loro vicini arabi. Perché no? In fondo ci sono un sacco di arabi in Israele, che vivono in pace e d’accordo con gli ebrei. Allora perché non ci possono essere degli ebrei che vivono nello Stato palestinese, in pace con gli arabi? I fanatici possono anche fare le valige e andare a fare danni da altre parti.
- Martedì 22 Settembre 2009
Qui trovate un ottimo boxino riassuntivo, messo a punto dalla Reuters.
Qui, invece, un breve ma utilissimo dossier della Bbc: una mappa fa il punto sugli insediamenti in Cisgiordania
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Commenti
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Il 23 Settembre 2009 alle 16:47 jane55 ha scritto:
Forse il problema non è il far accettare ai palestinesi d israeliani che vivano pacificamente sul loro territorio.Tranne i casi di un estremo fanatismo in molti paesi arabi moderati ci sono gruppi di ebrei che vivono e lavorano senza essere molestati.Il problema è nel nazionalismo di entrambe le parti che da un lato vede una Terra Promessa da Dio che per diritto religioso spetta agli Ebrei,anche come compenzazione per le indubie sofferenze patite durante la 2 guerra mondiale,mentre dall’altro lato c’è un popolo che ha vissuto e vive come una profonda ingiustizia un’espropiazione improvvisa e inappellabile dalle proprie case e dal proprio territorio, che iniziata nel 1947 perdura ancora oggi sotto la forma degli insediamenti dei coloni all’interno del territorio palestinese.Quello che Obama deve cercare di risolvere è il dramma di due popoli, che condividono le stesse aspirazioni per uno stesso territorio, aspirazioni che però non si è mai cercato di dirimere pacificamente,ma che spesso sono state sfruttate da un lato per allargare i confini di uno stato, quello ebraico, ormai divenuto economicamente e geograficamente troppo piccolo per una popolazione in forte aumento,e dall’altro per ancorare al fanatismo e all’integralismo religioso le giuste rivendicazioni di un popolo che aspira ad uno stato libero e indipendente
Il 24 Settembre 2009 alle 12:23 Grande carisma, pochi risultati (per ora): il discorso di Obama alle Nazioni Unite - Mondo - Panorama.it ha scritto:
[...] Medio Oriente: Obama tenta un vertice. Chi sono questi coloni? [...]
Il 25 Settembre 2009 alle 19:33 Il consigliere “israeliano” difende Obama: “il processo di pace c’è” - Mondo - Panorama.it ha scritto:
[...] e palestinesi non gode proprio di buona salute (bella novità, direte voi). Lunedì scorso Obama aveva organizzato a New York un vertice a tre per confrontarsi con il premier israeliano Benyamin Netanyahu e il presidente palestinese Abu [...]
Il 19 Novembre 2009 alle 11:39 Israele non ferma le ruspe: questa volta gli Usa sono furiosi - Mondo - Panorama.it ha scritto:
[...] Riassumendo: le colonie altro non sono che quartieri e cittadine abitate in maggioranza da israeliani, che però si trovano sul territorio palestinese. Alcune sono popolate da fanatici nazionalisti, altre da gente normalissima. Per approfondire di più l’argomento, potete cliccare qui. [...]
Il 11 Marzo 2010 alle 18:41 Israele si “scusa” con gli americani… ma le costruzioni nelle colonie proseguono - Mondo - Panorama.it ha scritto:
[...] o colonie. Secondo l’amministrazione Obama infatti le colonie costituiscono l’ostacolo principale alla ripresa del processo di pace tra israeliani e palestinesi (io personalmente credo che sia una visione un po’ [...]
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