
(Repubblicani contro il progetto di riforma di Obama)
Il sistema sanitario americano è uno dei più costosi al mondo, ma anche uno dei meno efficienti. Accanto a record positivi (come quelli marcati nella ricerca farmaceutica e nelle nuove tecnologie), segna diversi primati negativi, come, per esempio, gli sprechi, soprattutto nel settore della spesa per farmaci e medicine.
Questo sistema costa molto ai cittadini e alle casse dello stato (dei singoli stati) perché “copre” una vasta fetta della popolazione. Allo stesso tempo fa guadagnare molto alle compagnie assicurative e al sistema ospedaliero privato, ma non è in grado di garantire l’assistenza sanitaria a tutti gli americani. È attraverso queste contraddizioni che si intreccia il dibattito sulla sua riforma, dopo che Barack Obama ha deciso di andare avanti con il suo progetto. Con un obbiettivo finale: ridurre i costi e allargare il
bacino di utenza di coloro che possono beneficiare delle cure mediche.
Il paese, per ora, è diviso sulla ricetta del presidente. Ma, al di là delle questioni politiche, la maggior parte degli americani si rende conto che un intervento sul sistema sia ormai necessario.
Ogni singolo cittadino statunitense ha sulle proprie spalle una spesa di 7.000 dollari all’anno per la sanità , il 15,3% del Pil - rispetto a una media Ocse dell’8,9 (dati 2008) -, per un totale di 2.260 miliardi di dollari nel 2007, con un trend di crescita (della spesa) sempre più forte, tanto che le previsioni parlano di 4.000 miliardi di dollari nel 2020 (qui i costi del sistema Usa, in pdf).
Perché tanti soldi? Gli Stati Uniti hanno due grandi programmi sanitari pubblici. Medicare - dedicato agli over 65, ai disabili e ai malati cronici, che “copre” circa 40 milioni di persone - e Medicaid (che si sovrappone in parte al primo) e garantisce servizi di base al segmento più povero della popolazione (anche se non tutti gli indigenti
ne usufruiscono). Insieme ad altri (come quello offerto ai dipendenti pubblici e ai veterani), questi programmi pubblici forniscono assistenza a circa 100 milioni di persone. E sono a carico di fondi (soldi) federali e delle casse dei singoli stati (almeno al 40%) , i cui bilanci però, navigano spesso in cattive acque.
Molti governatori per evitare l’aumento dei costi hanno imposto vincoli sempre più restrittivi ai pagamenti dei rimborsi ai medici e agli ospedali. Nel mirino è stato messo soprattutto Medicaid. Con il risultato che molti medici (per una visita specialistica) preferiscono snobbare i beneficiari di questo programma perché i rimborsi arrivano in ritardo e sono inferiori rispetto a quelli che pagano invece le assicurazioni private per la stessa prestazione (20 dollari “pubblici” contro i 50 privati).
Proprio il tema dei rimborsi è quello tra i più dolenti e significativi per spiegare l’ammontare della spesa della sanità americana. Negli Stati Uniti c’è la tendenza a “ipertrattare” il paziente con cure e farmaci.
Non si tratta di una questione “culturale”, ma (molto più prosaicamente) è legata al business di ospedali, cliniche e centri medici che si muovono come aziende a cui (ovviamente) preme l’aumento del fatturato.
Un esempio è il numero delle operazioni “inutili”: su di un totale di 15 milioni sono 2.4 milioni gli interventi non necessari effettuati ogni anno negli Usa. E poi c’è il costo di ogni singolo intervento. Altissimo, tra il 70 e il 100% in più rispetto a quelli sostenuti nei paesi europei. Per esempio, un by- pass coronarico negli States costa, in media, tra i 45.000 e i 55.000 dollari contro i 24.000 dollari che si spendono in Italia.
Queste distorsioni del settore riguardano anche i 200 milioni di persone che sono coperte da assicurazioni sanitarie private, il 60% del quale riceve tale copertura attraverso il proprio posto di lavoro, con pacchetti contrattati dalle singole aziende con le le compagnie
assicurative (mentre sono 27 i milioni di americani che acquistano una polizza in proprio). I contratti sono sempre più onerosi anche e soprattutto quelli che vengono stipulati dalle società per i propri dipendenti: una grande impresa pagava nel 2006 circa 1300 dollari a testa, mentre una piccola (o media), sotto i 50 assunti, doveva sborsare per ciascuno 2100 dollari. Per queste ultime, queste cifre rappresentano un problema, tanto che molti imprenditori preferiscono non spenderle, aumentando così l’esercito di americani che non hanno copertura sanitaria.
Inoltre, chi perde il posto di lavoro automaticamente perde anche l’assistenza. Ci sono poi due altri fattori che contribuiscono a gonfiare il costo della sanità americana: la sempre maggiore domanda di tecnologie mediche all’avanguardia (nuove macchine, nuove tecniche, nuovi farmaci) e la macchinosità delle procedure e degli ostacoli burocratici.
Ci sono molti casi esemplari per raccontare il perché dei grossi costi della sanità a stelle e strisce. Noi vi segnaliamo il reportage di Atul Gawande del New Yorker su di una cittadina del sud, Mcallen, Texas, paradigma degli sprechi del sistema sanitario americano.

- Martedì 22 Settembre 2009

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Commenti
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Il 22 Settembre 2009 alle 18:49 La riforma sanitaria di Obama. Nessuna palingenesi, solo razionalizzazione « FERMOPOSTA ha scritto:
[...] Leggi Lavoro, sanità , guerra. Le rose e le spine di Mr. Obama – Leggi Come funziona la sanità americana – Leggi Perché la sanità americana è la più costosa del mondo [...]
Il 1 Ottobre 2009 alle 16:40 La riforma sanitaria di Obama. Nessuna palingenesi, solo razionalizzazione « Arancia Rossa ha scritto:
[...] Leggi Lavoro, sanità , guerra. Le rose e le spine di Mr. Obama – Leggi Come funziona la sanità americana – Leggi Perché la sanità americana è la più costosa del mondo. [...]
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