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Grande carisma, pochi risultati (per ora): il discorso di Obama alle Nazioni Unite

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  • Tags: Barack Obama, obamamania, Stati Uniti
  • 3 commenti
Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori.
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Barack Obama

Yes, We can. Change the World.
Il discorso di Barack Obama (qui integrale) all’Assemblea Generale dell’Onu è stato un appello ai grandi della terra, un importante esercizio di retorica, l’annuncio del definitivo abbandono della dottrina del suo predecessore George W. Bush.

“L’America non farà più da sola”. L’addio all’unilateralismo non poteva essere più solenne, nella Grande Sala del Palazzo di vetro delle Nazioni Unite a New York.

Il Presidente numero 44 ha affermato che si torna (o almeno che intende farlo) a una concezione multipolare , a un diverso ruolo per gli Stati Uniti nel Mondo. “Dobbiamo rivedere il nostro rapporto con l’Onu, dobbiamo pagare i nostri debiti” ha detto Obama di fronte ai leader mondiali, riferendosi proprio alle contestate scelte in politica internazionale (come la guerra in Iraq) prese dall’amministrazione che ha governato gli Usa per gli ultimi otto anni.

La promessa è quella, dunque, di voltare pagina, recuperare la leadership politica, ma anche morale che si era appannata. Ma non solo. L’invito è quello (ormai rituale, se si pensa alla sua campagna elettorale) a “cambiare”. Perchè – ha detto il presidente Usa, il quale è stato più volte interrotto da applausi – “la gente non può più sopportare chi sta dalla parte sbagliata della Storia”.

Parole che Barack Obama ha deciso di pronunciare per rimarcare la sua volontà di andare in una direzione diversa rispetto al passato. Ma, poi, come sottolinea il New York Times, il resto del discorso è stato dedicato ai consueti temi nell’agenda di politica internazionale della Casa Bianca, dall’Iran alla Corea del Nord, dal Medioriente all’Afghanistan: fronti aperti, punti caldi, conflitti in corso per la cui soluzione Obama – in qualche caso – non sta adottando una politica radicalmente diversa rispetto a Bush. Anzi.

In alcune vicende, l’attuale linea dell’amministrazione sembra voler ricalcare quella seguita dalla precedente. Barack Obama ha parlato di Iran e Corea del Nord, affermando che la comunità internazionale deve perseguire la strada del negoziato sulla questione nucleare con i due paesi, pronta però a modificare rotta, andare a soluzione più dure e drastiche nel caso in cui la trattativa fallisca.

Queste parole, il presidente americano le ha dette di fronte a Mahmoud Ahmadinejad. Il numero uno del governo di Teheran non ha battuto ciglio, non ha tradito alcun tipo di reazione. Un atteggiamento ben studiato per evitare lo screening delle televisioni mondiali.

Obama ha anche parlato del conflitto israelo-palestinese. E lo ha fatto all’indomani del breve (e poco proficuo) vertice a tre, presenti il premier israaliano Benjamin Netanyahu e il presidente palestinese Mahoud Abbas , spiegando che il suo governo intende perseguire la strada di una soluzione (al più presto) di questo conflitto. Ma anche in questo caso i riferimenti sono stati abbastanza generici, sintomo della difficoltà in cui si muove ora la Casa Bianca. Sì, perchè i giorni newyorkesi di Barack Obama, la settimana di “passione” internazionale, per ora, non sembra riscuotere i successi sperati.

Iniziata con il vertice sul clima – durante il quale il presidente cinese Hu Jintao è apparso solo più disponibile che in passato a ridurre le emissioni di gas – è poi proseguita con il summit sul Medioriente, il cui risultato è stato abbastanza modesto.

Certo, gli Usa hanno fatto pressioni sui due governi – in particolare su quello israeliano per le nuove colonie – ma l’appuntamento non sembra essere sembrato così “centrale”. Se è vero che Barack Obama ha ribadito il suo ruolo di “perno” per fare girare la ruota della storia del Medioriente verso un accordo di pace, è anche vero che questa prospettiva sembra essere (almeno nell’apparenza) discretamente lontana.
Più di quanto i desideri (e la volontà) del presidente Usa vorrebbero.

Se si pensa poi alla delicatissima questione afghana, ci si rende conto di quanto la politica estera di Obama sia adesso un fase di stallo se non di difficoltà. L’amministrazione lavora per raggiungere gli obiettivi, ma questi, per adesso, appaiono lontani all’orizzonte. Lontani.

Il discorso di Obama alle Nazioni Unite (tre parti)

  • michele.zurleni
  • Giovedì 24 Settembre 2009

Vedi anche:

  • Quale strategia per l'Afghanistan? Cala il gelo tra Obama e i generali
  • Un video sbertuccia Obama: not done, Mr President
Italiani in Afghanistan: ora l’Iran arma i talebani »
« Ahmadinejad: perché, nonostante tutto, piace agli iraniani

Commenti

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Il 13 Ottobre 2009 alle 19:59 nikiron ha scritto:

Nella politica internazionale vanno bene anche le “palle” e non può mancare una buona dose di ipocrisia,
ma è di fatti/scelte che ci aspettiamo di potere parlare presto.
Per ora non c’è alcun eroe.

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