
Una colonna di veicoli Lince italiani in Afghanistan
Dopo il ferimento di tre paracadutisti nelle ultime 48 ore, colpiti dai talebani nell’area di Shindand (a sud di Herat), la minaccia portata dai miliziani contro le truppe italiane e alleate nell’Ovest afgano potrebbe effettuare un ulteriore salto di qualità grazie alle nuove micidiali armi fornite dall’Iran. Il comando italiano nell’Ovest afgano non ha voluto commentare il ritrovamento, a fine agosto, di grossi quantitativi di armi iraniane nella provincia di Herat.
Il sequestro, effettuato dalla polizia di confine afgana su indicazioni dell’intelligence americano, è stato reso noto dal portavoce del Pentagono, Bryan Whitman, che ha riferito della presenza di missili non meglio specificati, razzi, detonatori e materiale esplosivo incluse bombe artigianali (ied) perforanti già fornite dai pasdaran iraniani agli hezbollah libanesi (che le impiegarono contro i tank israeliani) e ai miliziani dell’Esercito del Mahdi di Al Sadr che in Iraq uccisero con queste armi molti soldati britannici e almeno quattro italiani.
Finora le forze alleate avevano intercettato carichi di armi iraniane dirette ai talebani comprendenti razzi, mine, mortai e proiettili di vario tipo e calibro e qualche componente di missili antiaerei SA-18 ma è la prima volta che emerge la presenza degli Ila presenza degli ordigni a carica cava capaci di perforare anche le corazzature dei mezzi. Il crescente supporto fornito ai talebani dai pasdaran dell’unità al-Quds (che si occupa delle operazioni all’estero) è stato confermato recentemente anche dal generale Stanley McChrystal nel suo rapporto sulla situazione afgana inviato il 30 agosto scorso alla Casa Bianca nel quale si legge che “le forze al-Quds stanno addestrando combattenti per alcuni gruppi talebani e fornendo altre forme di assistenza militare agli insorti”.
Negli ultimi anni anche Londra ha più volte accusato l’Iran per il supporto in armi e addestramento fornito a insorti iracheni e talebani afgani mentre Roma non ha mai alzato i toni con Teheran (con il quale abbiamo un fitto interscambio commerciale e interessi nello sfruttamento dei giacimenti di gas e petrolio) neppure quando le armi e i miliziani iraniani hanno ucciso soldati italiani.
- Giovedì 24 Settembre 2009
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Commenti
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Il 24 Settembre 2009 alle 18:15 indigesto ha scritto:
Una considerazione seria va fatta. Se in Afganistan vi sono milizie regolari iraniane è un conto, se invece si tratta di “volontari” o mercenari ci troviamo di fronte al gioco di sempre, in cui l’ipocrisia araba si è sempre distinta. E’ pressochè impossibile imputare ad uno stato il traffico clandestino di armi e di soldataglia fino a porre a rischio i rapporti commerciali che ufficialmente si intrattengono; troppi potrebbero essere gli argomenti portati a discolpa. Si potrebbero, invece, elevare proteste in via ufficiosa, ma proprio perchè tali difficilmente potrebbero trovare la giusta risonanza. In tutto questo il giornalista potrebbe meglio illuminarci.
Il 25 Settembre 2009 alle 11:10 logosiatreus ha scritto:
Quando ci si impegna in missioni strategiche, cercando di mitigarle con le merendine ai bambini e gli ospedali da campo, si sa da dove si comincia e si conoscono gli obiettivi che si vogliono perseguire, ma quanto comporterà cammin facendo lo si scopre col tempo e, talvolta, le proprie risorse rispetto ai fini e all’interesse degli alleati si dimostrano insufficienti. Il risultato primo è la morte di tanti bravi ragazzi; quanto all’esito, è troppo presto per parlarne.
Il 30 Settembre 2009 alle 8:53 vivasilvio ha scritto:
Chiedo scusa se in un tema così importante dico una cosa insignificante: si dovrebbe dire taleban. Taleban è già plurale. Dire “i talebani” sarebbe un po’ come per un inglese dire, dei terroristi italiani degli anni di Piombo, “the BrigatistiS” oppure per indicare le milizie iraniane the “PasdaranS”!
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