
Il capitano Giulia Aubry al lavoro nell'orfanotrofio al confine
Tibnin (Libano) “Quando arrivi da queste parti impari subito una cosa: tutto quello che sai a casa è sbagliato!” esclama con un sorriso, in uno degli uffici P.I. (Pubblica Informazione), Giulia Aubry, Country Advisor del Generale De Cicco, comandante della base di Tibnin in Libano.
Alta, mora, occhi azzurri, indossa gli anfibi e la divisa. Dal 21 novembre 2008, quando ha prestato giuramento alla Repubblica Italiana, è una riserva selezionata dell’Esercito: una professionista che collabora con le Forze Armate, un capitano dell’esercito chiamata a fornire assistenza civile alle vittime del conflitto.
“Ci sono delle aree in cui l’Esercito ha ancora bisogno della componente civile” ci spiega. Aggiungendo con un un po’ di autoironia. “Come dice mia madre, io sono il Ministro degli Affari Inutili!”.
In realtà il suo lavoro è tutt’altro che inutile per il Generale De Cicco. “Qui devo seguire le vicende politiche del Paese ma anche studiare il tessuto umano, quello che gli americani chiamano human terrain: le persone, il modo in cui si relazionano, l’organizzazione dei villaggi, ciò che è opportuno fare o meno in certi periodi dell’anno, come per esempio durante il Ramadan”.
Collabora anche con chi fa attività CIMIC (le attività di cooperazione tra militari e popolazione), nel ruolo di ‘osservatore partecipante’.
Insegna italiano a Tibnin, nella biblioteca e nell’orfanotrofio locale. Sembra che l’italiano sia una lingua molto richiesta. Tanti la imparano per trovare un lavoro e molti sognano di andare in Italia. Giulia ha uno splendido rapporto con le bambine dell’orfanotrofio, che incontra ogni settimana. “Sono meravigliose, ma anche un po’ furbette” dice sorridendo.
Visitiamo l’istituto insieme al Direttore durante l’ora di lezione di italiano, catturati dai sorrisi delle bambine, che ci accolgono con canti in lingua araba e italiana.
Le ferite della guerra si vedono anche sui loro volti. “La guerra ce l’hanno dentro. Forse è paragonabile ai nostri ragazzi di ‘Gomorra’: hanno un altro modo di vedere le cose e di essere bambini”.
Guardando Giulia che chiacchiera con disinvoltura con i soldati della base, le domandiamo: ‘Perché questa scelta?’ “La divisa dà un’identità. Ma c’è anche la fascinazione per il mondo militare, la curiosità e una componente di sfida”. E poi: ‘Cosa ti manca di più?’ “Il contatto fisico. Mi manca il fatto di essere abbracciata o di piangere liberamente!”
Chi è Giulia Aubry. Napoletana di origine, romana di adozione, lavora con i militari italiani da nove anni. Sociologa militare e giornalista, Giulia Aubry insegna al Master in Peacekeeping e Security Studies all’Università di Roma 3. E’ stata due volte a Baghdad come personale civile docente dei funzionari della difesa e sicurezza iracheni, in Kosovo, in Bosnia, in Ciad e in Libano per due volte, la seconda quest’anno. Oggi è riserva selezionata e lavora nella base Unifil di Tibnin in Libano. come Country Advisor, esperto di area che monitora la situazione sul campo e fornisce informazioni socio-politiche su ciò che avviene nel Paese.
- Venerdì 25 Settembre 2009
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