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Studenti iraniani formano una catena intorno alla piazza della libertà di Teheran per dimostrare che sono in favore del programma nucleare
Domani a Ginevra ci sarà l’incontro tra le rappresentanze dell’Iran e dei cosiddetti 5+1 , ovvero i 5 membri permanenti del consiglio di sicurezza dell’Onu e la Germania.
All’orizzonte si profilano nuove sanzioni contro l’Iran: all’Europa e agli Stati Uniti sembrano la soluzione migliore per fare pressione e indebolire la leadership iraniana. Ad opporsi sarà, come prevedibile, la Cina, che compra da Teheran il 14% del suo fabbisogno e ha appena firmato un altro contratto per l’energia da 2 miliardi e mezzo di dollari.
In partenza per Ginevra, il negoziatore iraniano sul nucleare Said Jalili ha dichiarato che intende affrontare in modo “costruttivo e positivo” le trattative con le potenze occidentali. Mentre continuano i test missilistici che inquietano il resto del mondo e in particolare del Medio Oriente, il capo dell’Organizzazione iraniana per l’energia atomica Ali Akbar Salehi ribadisce che l’Iran non sospenderà il programma nucleare perché è un “suo diritto sovrano”, tesi peraltro condivisa dal leader dell’onda verde Mussavi.
Mussavi è a favore del nucleare civile ed è contrario alle sanzioni: “Ci opponiamo ad ogni tipo di sanzione contro il nostro Paese”. E ha poi sottolineato che le sanzioni “offrirebbero ulteriori sofferenze alla nazione che già subisce la presenza di uomini di Stato miserabili“. “Il Paese è sull’orlo di una crisi causata da una politica estera sbagliata e rischiosa intrapresa dal governo”, ha spiegato affermando che saranno i poveri le vittime di questa situazione.
Insomma, ancora una volta a Teheran ha la meglio l’interesse nazionale, e cioè quel principio in base al quale si deve muovere - e decidere - la politica iraniana. Lo aveva deciso l’ayatollah Khomeini alla fine degli anni Ottanta quando aveva sancito il principio e costituito il Consiglio per l’interesse nazionale. Nonostante le divergenze di opinioni, i diversi politici iraniani fanno ancora fronte unito quando serve a salvaguardare gli interessi della patria.
Intanto, in un’intervista all’agenzia di stampa Fars, il presidente Ahmadinejad ha aggiunto che “qualsiasi decisione si prenderà a Ginevra non ci recherà danno, l’Iran si è preparato a ogni situazione e negli ultimi 30 anni ha imparato a rialzarsi e a tramutare le cose a suo vantaggio“. A poche ore dall’apertura dei lavori a Ginevra, a farsi sentire sono anche alcuni deputati iraniani che - citati dal sito on-line della tv satellitare al Arabiya - suggeriscono come, di fronte alle tensioni, l’Iran possa decidere di abbandonare il Trattato di non proliferazione.
In una dichiarazione rilasciata all’emittente iraniana Press tv il deputato Hassan Ghaffurifard ha ammonito che “nel caso in cui i 5+1 occidentali si rivolgeranno a noi con una logica di forza per metterci in difficoltà e magari anche con nuove minacce di ulteriori sanzioni, a quel punto non avremo altra scelta che ritirarci dai colloqui” e “e se le cose continuano ad andare di male in peggio - ha aggiunto - forse è il caso di prendere un provvedimento più deciso in merito come quello di ritirarci dalla convenzione di non proliferazione nucleare”.
Dello stesso tono i commenti di altri deputati tra cui Mohjammed Karamyerad che, che citato dall’emittente saudita, ha sostenuto: “Se gli Usa continuano a fare pressioni e le trattative di Ginevra vanno male, allora via dal trattato”. Ma è la stessa tv araba ha ritenere che “l’Iran dovrà pensarci 10 volte prima di compiere un passo del genere che costituirà la prova provata delle sue ambizioni di produrre l’arma nucleare”. Ritirarsi dal Trattato di non proliferazione è sicuramente un’opzione aperta ma sarebbe un passo falso perché a quel punto nessuno, nemmeno l’agenzia dell’Onu diretta da El Baradei, potrebbe spezzare una lancia a favore dell’Iran.
- Mercoledì 30 Settembre 2009
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Commenti
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Il 30 Settembre 2009 alle 18:41 indigesto ha scritto:
Ma quale convenienza economica trova l’Iran nel costuire e gestire costose centali nucleari invece che raffinerie per utilizzare parte del petrolio prodotto per i bisogni interni del paese? Credo che a questa semplice domanda sia anche giusto darsi una risposta! La Professoressa Sabahi, autrice dell’eccellente articolo, potrà sicuramente soddisfarla, meglio di chiunque altro.
Il 1 Ottobre 2009 alle 14:19 redazione ha scritto:
Gentile indigesto,
l’impegno iraniano per il nucleare è ovviamente motivato
dal desiderio di supremazia nella regione, supremazia che
sarebbe esplicita nel momento in cui l’Iran avesse la
tecnologia nucleare anche solo civile (le autorità
iraniane negano di volere l’atomica). Ma non bisogna
sottovalutare un’altra dimensione, etica: ogni giorno
l’Iran estrae all’incirca 4 milioni di barili di petrolio.
Di questi, 2,5 milioni di barili sono esportati e il resto
è bruciato per creare elettricità. Gli iraniani
considerano “non etico” bruciare petrolio per creare
elettricità. Il fabbisogno di elettricità dell’Iran è di
40mila megawatt, simile alla Francia, e servirebbero
quindi 40 centrali come quella quasi ultimata a Bushehr.
Considerato che l’obiettivo è lontano, Rafsanjani ha
osservato che sarebbe piu’ opportuno tralasciare il
programma nucleare per evitare ulteriore isolameno. Ma
Khamenei non gli dà retta. E in queste decisioni il
presidente c’entra veramente poco (anche se poi ci marcia
su…) perchè non è certo lui a decidere la politica
nucleare. Spero di averti risposto.
Farian Sabahi
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