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Quel no alla sanità pubblica in America

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  • Tags: Barack Obama, obamamania, riforma sanitaria americana, Stati Uniti
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Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori.
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Obama come Joker: proteste repubblicane in tutto il Paese

Obama come Joker: proteste repubblicane in tutto il Paese

Il sogno di Obama ha subito uno stop, come prevedibile. Non decisivo, ma quasi. Dopo che la Commissione Finanze del Senato ha bocciato due emendamenti al testo di legge sulla riforma sanitaria presentati da esponenti del partito democratico, l’opzione pubblica diventa sempre di più una chimera. È down, certo, ma non del tutto out.

Il testo passa ora alla Camera dei Rappresentanti, l’altra ramo del parlamento, dove le schiere liberal dei democratici sono più numerose e agguerrite. La proposte presentate dal Senatore della West Virginia John D. Rockfeller e da Charles E. Shumer (New York) sono state bocciate grazie al voto dei repubblicani e di alcuni democratici. Contro la prima, hanno votato cinque senatori del partito di Obama; tre contro la seconda. Per l’esultanza degli elettori del Grand Old party, come si legge sul sito filorepubblicano Red State.

Anche il presidente della Commissione, il democratico Max Baucus, ha indicato il pollice verso. E ha spiegato la sua decisione dicendo che entrambi gli emendamenti avrebbero aumentato i costi della riforma.

In più, visto la loro natura “radicale” (almeno uno dei due contemplava infatti una soluzione pubblica tout court), secondo Baucus - personaggio chiave nella gestione parlamentare dell’iter della riforma - non avrebbero avuto alcuna speranza di passare in commissione, ma soprattutto in aula, raccogliendo i 60 voti necessari per bypassare l’opposizione (il filibustering) dei repubblicani.

Obama come Joker
NObamacare
Obama Care?
No al piano
Salute: un bene, non un diritto


Insomma, per motivi di tattica parlamentare, alla ricerca di un compromesso con il GOP, Max Baucus ha bocciato l’iniziativa di Rockfeller e Shumer: “Il mio primo obiettivo è quello di fare approvare il provvedimento” ha spiegato il presidente della Commissione Finanze del Senato. Comunque sia, il voto di ieri è stato un passaggio significativo. Perchè è la prova concreta di come i repubblicani continueranno a fare le barricate (”Non vogliamo proposte che siano cavalli di Troia per arrivare ad un controllo del governo sulla sanità” ha detto il senatore Orrin G. Hatch) e il segnale che i democratici moderati non accetteranno di espandere il ruolo del governo federale oltre i programmi già previsti (Medicare e Medicaid).

Barack Obama aveva già compreso quale era l’aria che tirava e da buon pragmatico aveva fatto un passo indietro sulla sua idea originaria, che prevedeva un’assicurazione pubblica. La vorrei, ma non è un dogma, sono aperto a altre soluzioni, aveva detto nel suo discorso di fronte al Congresso riunito in seduta comune. Cosa ne sarà ora dell’opzione pubblica, quindi? Difficile dirlo. I democratici cercano una via di compromesso.

Ci sono proposte che puntano ad estendere a coloro che non hanno un’assicurazione medica i programmi pubblici già esistenti. Uno schema che vedrebbe i singoli stati (aiutati da fondi federali) in prima linea se il progetto dovesse passare. Ci sono senatori e deputati repubblicani non del tutto contrari all’idea. I vertici del partito democratico puntano a raggiungere un’intesa su questo punto. Uno schema molto diverso da quello che sognava Barack Obama. E che potrebbe aprire il fianco a critiche da parte della sinistra del suo elettorato. Ci sono già associazioni e gruppi di cittadini (ultra)liberal che accusano il presidente di voler far passare una riforma di facciata, a carico dei programmi già esistenti, con il rischio (la certezza, dicono loro) che gli eventuali finanziamenti previsti siano insufficienti a dare una dignitosa copertura medica sia ai vecchi sia ai nuovi beneficiari di Medicaid o Medicare.

Dovrà essere comunque Barack Obama a tirare le fila del dibattito. E farlo, prima che il provvedimento passi alla Camera dei Rappresentanti. Per dare un’indicazione al suo partito. Sintesi non facile da fare. Il Presidente, infatti, non deve fare passi falsi. I repubblicani, con tutta probabilità, non accetteranno alcun compromesso, mentre le diverse anime dei democratici potrebbero fare difficoltà ad accettare l’una o altra ipotesi. L’opzione pubblica, mai troppo up, adesso è veramente down. Ancora in, ma con il rischio di essere presto out.

Obama Care?

Obama Care?

  • michele.zurleni
  • Mercoledì 30 Settembre 2009

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