“60 anni fa, il primo ottobre 1949, venne fondata la Cina. Oggi, lo stesso Paese racconta la storia di un miracolo. Abbiamo pagato un prezzo altissimo per cercare la nostra verità e per riconquistare la dignità. Oggi anche noi facciamo parte del mondo. Lasciamo che la storia anticipi il nostro futuro nel sessantesimo anniversario della Repubblica popolare cinese”.
È con queste parole che CCTV9, televisione di stato cinese, apre le celebrazioni per l’anniversario più importante della storia della Cina.
Ogni anno l’ingresso trionfale delle truppe di Mao Zedong nella capitale viene ricordato con una grande parata. Oggi in piazza Tiananmen hanno sfilato, oltre a soldati e carri armati, i missili di ultima generazione e decine di carri allegorici accompagnati da danze popolari cui hanno preso parte decine di migliaia di studenti e cittadini comuni.
Questa sera straordinari fuochi d’artificio (ne verranno sparati circa il doppio dei 29.000 che hanno illuminato la capitale durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi) dipingeranno tre imponenti coreografie nel cielo di Pechino.
Tutto questo perché il 2009 rappresenta per la Cina un anno speciale. Sei decenni racchiudono un ciclo completo del calendario lunare e sono considerati il momento in cui l’uomo raggiunge la piena maturità.
Sono un tempo per riflettere sui successi ottenuti e un augurio per le sfide future. Oggi il regime, di motivi per festeggiare, ne ha fin troppi: dal 1949 ad oggi l’aspettativa di vita è passata dai 39,3 anni per gli uomini e 42,3 per le donne a 71,3 e 74,8. Il tasso di alfabetizzazione dal 20 al 96%, la popolazione da 0,5 a 1,3 miliardi, il PIL pro capite da 17 a 3.388 dollari. Le spese militari da poco più di zero a più di 400 miliardi di Yuan (circa 40 miliardi di Euro) e la produzione di grano da poco più di 100 milioni di tonnellate a più di 500.
Come da copione, tutto è stato perfetto. Il cielo è rimasto sereno (ma la Cina era già pronta a sparare i razzi scaccia nuvole in caso di emergenza) e un servizio d’ordine impeccabile ha evitato che la festa venisse guastata da monaci tibetani, musulmani dello Xinjiang, attivisti del Falun gong e militanti dei diritti umani.
In realtà, per facilitare il loro compito Pechino ha imposto la chiusura dei negozi e degli uffici che si trovano su Chang’an Avenue - il viale che porta a Tiananmen-, delle attrazioni turistiche (Città Proibita inclusa), degli aeroporti, della metropolitana e delle strade che circondano i luoghi della parata. Come se non bastasse, per “evitare complicazioni”, i cinesi sono stati invitati a rimanere in casa tutto il giorno e a guardare la parata in televisione.
Il regime ha trasformato un anniversario importante in un momento di reclusione forzata? Forse, anche se la scelta del Presidente Hu Jintao di indossare una casacca maoista per sfilate su Chang’an avenue assieme alla nuova gigantografia di Mao Zedong non fa che confermare che i cinesi continuano a credere che il passato del Grande Timoniere incarni il loro stesso destino.
Sembra siano sempre di meno quelli che associano Mao alla tragedia del Grande Balzo in Avanti (1958-61) o ai disastri della Rivoluzione Culturale (1966-76). Per molti, se non per tutti, il Grande Timoniere resta l’artefice indiscusso della rinascita della Cina.
Probabilmente passeranno altri sei decenni prima che leader più giovani, quelli che non hanno vissuto in prima persona gli anni del maoismo, possano permettersi di ripercorrere la storia del loro Paese con maggiore obiettività.
Festeggiamenti in diretta su CCTV
- Giovedì 1 Ottobre 2009

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Commenti
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Il 1 Ottobre 2009 alle 15:31 marco1974 ha scritto:
oggi il mio cellulare made in china ha come salvaschermo automatico dei fuochi d’artificio.
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