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In Asia per mesi sono girate email che parlavano di un secondo tsunami in avvicinamento. Questi messaggi sono stati messi in circolazione da un centro studi giapponese che dopo l’ecatombe del 2004 ha iniziato a studiare tutte le evoluzioni telluriche del Pacifico. Secondo gli studiosi nipponici la presunta onda anomala avrebbe dovuto colpire il Pacifico occidentale il 24 luglio scorso, e già dal 25 in tanti hanno pensato all’ennesima, balzana, previsione di un gruppo di scienziati in cerca di visibilità.
Purtroppo, invece, il gruppo di scienziati giapponesi si è sbagliato di qualche mese: il 29 settembre il terrore è arrivato sulle isole Samoa, e il giorno dopo scosse di terremoto fortissime hanno provocato danni incalcolabili a Sumatra, in Indonesia. La contabilità dei morti continua a salire: fino ad oggi se ne contano 149 alle Samoa e 1.100 a Sumatra.
I racconti di chi ha vissuto questi momenti sono raccapriccianti. “Le onde si avvicinavano, noi correvamo, ma quando ci siamo fermati io e mio marito ci siamo resi conto che avevamo perso tutto dietro di noi: la terra, la casa, e i nostri figli”, racconta una madre disperata. “Non c’è nulla di più triste che aggirarsi in una località familiare e rendersi conto di non riconoscerla più. Ma è ancora peggio accorgersi che alcuni villaggi sono letteralmente scomparsi”, racconta un insegnante sopravvissuto che ora cerca di aiutare gli operatori della Croce Rossa nei primi soccorsi. Ritrovare i corpi sepolti da macerie pesantissime non ècerto un compito facile, e l’umidità elevatissima tipica di queste latitudini lo rende ancora più arduo.
A Sumatra l’atmosfera è ancora più infernale. A Padang, l’epicentro del terremoto, sono rimaste in piedi solo le abitazioni costruite a fine Novecento. Quelle più moderne non hanno resistito alla violenza delle oscillazioni telluriche. “Al momento della prima scossa ero a letto. Sono corso subito in strada, come tutti, e ho visto che crepe di dimensioni considerevoli si aprivano nei muri delle case circostanti e sulla strada. Molti pescatori sono subito corsi a dare un’occhiata ai villaggi circostanti per paura che uno tsunami travolgesse tutti i loro possedimenti”, racconta un docente inglese trasferitosi in Indonesia da pochi mesi.
Le squadre di soccorso pensano siano in tantissimi ad essere rimasti intrappolati sotto fango e macerie, e in attesa di ricevere rinforzi umani e meccanici, invitano i sopravvissuti ad auitarli a scavare, anche a mani nude, nella speranza di poter ancora salvare qualcuno.
Ad agosto il tifone che ha colpito Taiwan ha causato più di 500 morti. Poche settimane fa quello che ha colpito i grattacieli solidissimi di Hong Kong ha distrutto vetrate e balconi e abbattuto alberi su tutta l’isola. Pochi giorni fa l’ennesimo tifone che ha colpito il Sud-est asiatico ha tolto la vita a 380 persone, e la popolazione locale sta cercando di mettersi al riparo in attesa di quello che dovrebbe ripassare alle loro latitudini domani.
Tifoni e terremoti non vengono causati dagli stessi fenomeni geologici. Bisognerebbe però fare qualcosa per costruire in queste zone a rischio infrastrutture solide per evitare che fenomeni di questo tipo provochino continue ecatombi.
Nella foto: Tony Fauena, 29 anni, tiene tra le mani una foto della nipote, Manino Faaliga Fauena, il cui corpo è stato ritrovato ieri tra la macerie di Saleapaga.
Credits: AP Photo/Rick Rycroft
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- Venerdì 2 Ottobre 2009

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Il 2 Ottobre 2009 alle 11:38 Il Blog di Deamaltea Formazione e Energie Sostenibili ha scritto:
Edifici pubblici siciliani a rischio…
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Aggiornamento ! – Purtroppo il rischio degli edifici a Messina era noto. Note soprattutto le condizioni strutturali degli edifici. Come conferma un articolo postato tempo addietro pubblicato in occasione del terre…
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