
Giorgio Gomma, 46 anni, Capitano di vascello. Capo di stato maggiore della Forza d’altura. (Foto di Massimo Sestini)
Di Fausto Biloslavo
In Afghanistan la tua seconda pelle è il giubbotto antiproiettile. Nella neve o in mezzo a un deserto puoi vivere il battesimo del fuoco come in Lawrence d’Arabia. In Libano o nei Balcani costruisci un pozzo, una strada, o regali un sorriso a un bambino che l’ha perso sotto le bombe. Al largo della Somalia, a bordo di una nave da guerra, insegui i pirati.
- Giorgio Gomma, 46 anni, Capitano di vascello. Capo di stato maggiore
- Marco Cardillo, 40 anni, Maggiore. Pilota di elicottero d’attacco Mangusta
- Emma Palombi, 27 anni, Tenente. Copilota d’aereo C-130J
- Catia Pellegrino, 32 anni, Sottotenente di vascello. Scuola sottufficiali Marina
- Stefano Nigri, 45 anni, Colonnello. Capo comando Nato a Madrid.
- Giandomenico Taricco, 45 anni, Colonnello. Comandante pilota
- Federico Lunardi, 42 anni, Ten. colonnello. Comando Forze operative terrestri.
- Eleonora Parroni, 37 anni, Capitano. Identificazione vittime grandi disastri.
Ai comandi di un caccia diventi un top gun, come nei film di Hollywood. Questo e altro è il mestiere del soldato oggi, fra tecnologie avanzate e missioni all’estero (vedere le storie di ufficiali emergenti in queste pagine).
I soldati sanno che nelle missioni difficili come quella in Afghanistan rischiano la vita. Il 17 settembre sei militari, uccisi in un attentato a Kabul, sono rientrati in patria in una bara avvolta nel tricolore. Dagli anni Sessanta sono 115 i soldati italiani caduti in missioni all’estero: di questi ben 47 hanno perso la vita in Iraq e in Afghanistan.
Il numero verde attivato dallo stato maggiore dell’Esercito per le informazioni alle famiglie sull’ultimo attacco terroristico di Kabul è stato tempestato di telefonate. Oltre 500 in poche ore, quando non erano ancora stati resi noti i nomi dei caduti.
In molti, anche non più giovani, chiedevano cosa dovessero fare per andare in Afghanistan al fianco dei paracadutisti della Folgore. Una reazione d’orgoglio e di amor patrio simile all’impennata degli arruolamenti dopo la strage di Nassiriya. “Quando subiamo perdite gli italiani si stringono attorno alle forze armate. Non solo, dopo l’attentato di Kabul un sondaggio indicava che l’82 per cento vuole regole d’ingaggio più aggressive. In pratica ci invitano a fare ancora di più il nostro dovere” sottolinea il generale Massimo Fogari, capo della pubblica informazione nello stato maggiore della Difesa. “Per gli arruolamenti l’aspetto positivo è che non ci sono flessioni” fa notare l’alto ufficiale.
“Sui media tutti vedono i pericoli che si corrono nelle missioni all’estero. Benché si rischi la vita, i giovani sono sempre attratti dal mestiere delle armi. Evidentemente non si arruolano solo per la paga”. La vita non ha prezzo e tantomeno i 133,40 euro al giorno che guadagna la truppa in Afghanistan. “Se ti piace girare il mondo e non disdegni l’avventura, arruolati nelle forze armate” dicono i reclutatori. Basta essere giovani. Da una decina d’anni anche le donne indossano la divisa.
Con la paga del militare di professione si riesce a comprare la prima macchina, ad accendere un mutuo per la casa o a mettere su una famiglia. Dopo un anno da soldato si può cambiare idea. Oppure scegliere la carriera militare per studiare e imboccare uno stile di vita in difesa del Paese.
Esercito, Marina e Aeronautica arruolano circa 180 mila uomini, ai quali vanno aggiunti 115 mila carabinieri. Con la sospensione della leva nel 2005 le forze armate professionali sono diventate una realtà agile, su base esclusivamente volontaria, proiettata verso qualità e tecnologia. “Un giovane fra 18 e 25 anni può entrare nelle forze armate con circa 850 euro al mese, oltre a vitto e alloggio garantiti. Però il mestiere del soldato non si fa solo per quello. Bisogna crederci ed essere pronti a sacrifici”.
Parola del capitano Valeria Giannandrè, che si occupa di comunicazione presso lo stato maggiore dell’Esercito. Fino al 2000 era un’insegnante. “Subito dopo l’attentato di Kabul il telefono non smetteva mai di squillare” racconta il capitano. “Sull’onda dell’emozione per i caduti molti ci chiedevano come fare per arruolarsi e andare in Afghanistan”.
I bandi di arruolamento sono riaperti dal 18 settembre. Ora è troppo presto per capire la tendenza, ma nel 2003, dopo la strage di Nassiriya, ci fu un’esplosione di domande: 40 mila in tre mesi rispetto alle 24 mila dell’anno precedente.
Quest’anno le forze armate hanno bisogno di 21.562 volontari, compresi 633 ufficiali. In tempi di crisi non guasta cominciare come maresciallo, con 1.450 euro al mese, o sottotenente, con una paga di 1.550. Chi vuole compiere il primo passo si arruola nella truppa per un anno e poi può passare nelle forze di polizia. Oppure, se preferisce, firma come volontario per quattro anni. Per gli ufficiali si fa domanda per il corso in accademia.
L’obiettivo è diventare “il leader del domani”, recita uno slogan del reclutamento. La carriera non si basa solo sull’anzianità, ma anche sul merito. Il 65 per cento della truppa viene dall’Italia meridionale, mentre il reclutamento al Nord è fermo a poco meno dell’8 per cento. La Valle d’Aosta è in coda fra le regioni. Pure il glorioso corpo degli alpini soffre per i pochi volontari dall’Italia settentrionale. In pantaloncini neri e pettorina arancione può capitare, d’estate, di incrociare sulle spiagge ragazzi già arruolati che distribuiscono materiale informativo sulle forze armate.
I giovani veterani delle missioni nei Balcani o in Medio Oriente vanno a parlare nelle scuole per raccontare le loro esperienze. Video promozionali vengono proiettati prima dei film nei cinema. Negli spot un ragazzo in maglietta verde militare scala una parete con appigli che si chiamano “impegno”, “formazione “, “crescita” e “futuro”. L’Aeronautica, invece, “punta in alto” con due giovani piloti, un uomo e una donna, che si incrociano in palestra, poi si ritrovano in volo fra le nuvole e alla fine del video decidono se andare a ballare o a mangiare la pizza. E la Marina fa entrare un ragazzo e una ragazza, appena diplomati, nel palazzo dello stato maggiore.
Poi si aprono le finestre e una polena, la figura femminile sulla prua dei velieri, illustra con filmati “un futuro a portata di mare”. “La forza armata è una comunità. Se un giovane vuole scoprire un mondo di valori e di spirito di servizio a favore della nazione, si arruoli” ribadisce il capitano Giannandrè.
Il colonnello Aldo Zizzo comanda il 186° reggimento Folgore a Kabul. Cinque delle sei vittime del 17 settembre erano suoi ragazzi. Diversi baschi amaranto hanno tatuata sul braccio una frase della preghiera dei paracadutisti. “Se è scritto che cadiamo, sia!”. E il colonnello risponde con la frase successiva: “Ma da ogni goccia del nostro sangue sorgano gagliardi figli e fratelli…“. Aggiunge: “Quando ho perso i miei uomini, ho pensato subito che bisogna andare avanti, anche se non sono riuscito a riportarli tutti a casa. Come comandante fa male, però la missione continua. La sera stessa dell’attentato metà del plotone di Antonio Fortunato, uno dei caduti, era di nuovo fuori a scortare del materiale verso l’aeroporto”.
Dal 1999 c’è posto anche per le donne in tutti gli incarichi compreso paracadutista, pilota (18 su tutti gli aerei, compresi i cacciabombardieri) o nelle truppe da sbarco. “Sono circa 9 mila e la prima donna a diventare generale dovrebbe arrivare verso il 2030″ prevede il colonnello Maurizio Mattei dallo stato maggiore della Difesa. Per le missioni all’estero, soprattutto nell’Esercito esiste anche la riserva selezionata.
Professionisti civili sono utilizzati part-time con i gradi di ufficiale a seconda dell’età. Medici, giornalisti, ingegneri, architetti, avvocati, ma pure esperti di storia, questioni etniche e religiose vengono arruolati per i 4-6 mesi di una missione. Lo scorso anno erano 130 su 500 ufficiali della riserva disponibili. In Libano si occupano di pubblica informazione, a Herat costruiscono canali di irrigazione e nei Balcani aiutano la popolazione.
Tutti mantengono il posto di lavoro in patria. Le operazioni all’estero sono il maggiore impegno delle nuove forze armate. In questo momento ci sono circa 10 mila militari impegnati in 21 paesi diversi con 33 missioni. La parte del leone la fanno l’Afghanistan (3.100 uomini a giugno), il Libano (2.470) e i Balcani (2.405). I militari italiani sono presenti anche in Congo, al confine fra India e Pakistan, al largo della Somalia e in altri luoghi esotici. All’estero si rischia la pelle per garantire la pace e la paga e piu alta. Nell’area balcanica la truppa guadagna 2.787 euro al mese, in Afghanistan e Iraq 3.861 e in Libano 5.190, poiche la missione e sotto la bandiera dell’Onu.
Gli stipendi degli ufficiali variano da 3.119 a 5.497 euro, secondo il teatro operativo, mentre i generali sfiorano al massimo i 6 mila euro, in Libano.
“Prendiamo 133,40 euro al giorno per rischiare la vita. Chi lo fa solo per la paga e un fallito. Un operaio specializzato guadagna come noi e alla sera torna a casa” spiega il sergente Stefano Taggiasco della 6a compagnia Grifi. Base Tobruk e un avamposto da film nell’ostica provincia di Farah, dove la “sabbia del deserto afghano” dicono i para “e come quella di El Alamein”. In Afghanistan sta arrivando il cambio della brigata Sassari per un turno di sei mesi. “In passato si viveva in caserma aspettando una guerra che per fortuna e rimasta sempre fredda” osserva il colonnello Mattei. “Oggi, con le ottonove brigate che ruotano sui teatri operativi, i giovani militari hanno sempre lo zaino e l’arma pronti per partire”.

Giandomenico Taricco, 45 anni, Colonnello. Comandante pilota del 51° stormo di Istrana. (Foto di Massimo Sestini)
- Lunedì 5 Ottobre 2009

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Commenti
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Il 5 Ottobre 2009 alle 15:46 enrico fumagalli ha scritto:
4000 euro al mese, vitto,alloggio, vestiario e trasporti gratis sono una bella cifra. Come pure gli 850 euro di un militare, accessori come sopra, se si considera che la maggior parte dei giovani o meno giovani con lavori che producono beni stentano a guadagnarli. La vita non dovrebbero rischiarla ma alcuni ce la rimettono, mediamente oltre mille all’anno. Ai giovani posso dare un consiglio, specializzatevi in cose utili a produrre beni, io l’ho fatto, ai miei tempi viaggiavo gratis e guadagnavo 5 mila dollari al mese (la lira era a 2.000/2.200) più vitto e alloggio. Avevo il tempo di divertirmi e visitare il paese, come militare non lo potete fare.
Il 6 Ottobre 2009 alle 19:26 angelo41 ha scritto:
Il commentatore di cui sopra ha le idee chiare in fatto di economia; non fa una piega. Purtroppo per lui (e per fortuna) non tutti la pensano come lui.
Quando ero ragazzino mi appassionavano (come per tutti i ragazzi della mia età)i film di guerra. Ho visto molte pellicole ispirate all’ultima guerra, alla guerra di Corea
ed a quelle successive. I marines la facevano da padrone e
le bandiere a stelle e strisce, insieme a quelle con le croci di san Giorgio, Sant’Andrea e San Patrizio, occupavano tutto lo schermo. Una frustrazione mi prendeva:
ma i soldati italiani dove sono? Ora in età matura vedo,
finalmente, il tricolore e le divise del Battaglione San Marco, dei Carabinieri e della Folgore.
Non è retorica, ma la consapevolezza di avere Forze Armate efficienti, che danno un senso di sicurezza al cittadino e l’orgoglio di avere fra i conterranei Gente di valore, che non bada solo al quattrino, come dicono certi preti invasi dal demonio, ma sono consapevoli di una
missione delicata in favore della Nazione, per dimostrare al mondo il valore del soldato italiano.
Angelo Libranti
Il 7 Ottobre 2009 alle 3:49 enrico fumagalli ha scritto:
Angelo , la Nazione non si difende a 10 mila chilometri, abbiamo zone in Italia che nessuno difende, in mano alla delinquenza, chiudono commissariati e tagliano fondi alle forze dell’ordine. Prima di mandare i nostri eroi a 4000 euro al mese, pensassimo alla sicurezza interna forse andrebbe meglio. Andare a fare gli eroi per gli interessi altrui, potrebbero arruoalre volntari gli interessati, ossia coloro che la guerra l’hanno scatenata e i nostri soldi spesi per noi, Scusami la tua è retrorica pura, bandiere stendardi. Tiriamoli fuori qundo si vince il campionato di calcio non per andare ad ammazzare gente e ogni tanto piangere per i nostri. Democrazia, libertà eroi, patria a 10 mila Km., ipocrisia e basta.
Se poi parli di film, hai visto solo buffonate, la reltà è ben diversa, chiedilo ai reduci del Vietnam, Iraq e oara Afghanistan. Un marines ha disertato, era partito dall’Illimois credendo in una guerra giusta, sul posto ha capito che era stato ingannato. Ne sappiamo di uno perché l’anno rivelato i parenti, dialtri forse sono solo dati per dispersi, se dati ma creto taciuti.
Il 31 Ottobre 2009 alle 21:44 angelo41 ha scritto:
Mio caro, sono punti di vista differenti. C’è chi guarda vicino, chi allarga gli orizzonti più lontano. E’ più comodo e costa meno fatica stare nel proprio ambito.
La cicogna mette la testa sotto la terra e crede di stare isolata dal mondo. I problemi lontani sembrano estranei al nostro mondo, ma gratta gratta riguardano pure noi, perchè ci vuole poco per trovarsi i terroristi in casa, magari allevati da noi stessi per compiacenza verso l’altro. Ricorda l’11 Settembre? Quel giorno tutto l’occidente si sentì minacciato, perchè colpendo gli Stati Uniti si intese colpire tutta la cultura occidentale. I musulmani stanno tentando ancora una volta
di conquistarci (è nella loro religione ed è scritto nel Corano), ma questa volta l’azione è duplice, perchè insieme la dichiarazione di guerra implicita, c’è l’emigrazione sottile e capillare alla conquista dell’Europa. Una mente semplice sorride a queste osservazioni, ma immaginiamo cosa sarà l’Europa fra un secolo, se non opponiamo resistenza agli integralisti terroristi ed ai “pacifici” immigrati che accogliamo con tutti i diritti, che da loro non ci sono. Lo so è un discorso avveniristico, ma occorre pensarci da ora per non trovarsi sprovveduti dopo.
Non credo che un padre di famiglia rischi la vita all’estero per l’avidità di guadagnare 4000 Euro al mese;
ci vuole una motivazione più forte.
La sicurezza interna parte da lontano, non è solo una questione locale e gli interessi altrui sono anche i nostri quando si tratta di economia mondiale.
Il marines, da te citato, non ha colto il fatto che mentre lui, a casa sua è ben pasciuto e gode di tutti i diritti, sul posto ha trovato povertà e schiavitù, e la guerra non è contro questi poveracci, ma contro chi li tiene in queste condizioni.
Oppure quel marines ha una mente semplice ed ha avuto semplicemente paura.
Il 31 Ottobre 2009 alle 21:52 angelo41 ha scritto:
Il 31 Ottobre 2009 alle 21:44 angelo41 ha scritto:
Mio caro, sono punti di vista differenti. C’è chi guarda vicino, chi allarga gli orizzonti più lontano. E’ più comodo e costa meno fatica stare nel proprio ambito.
La cicogna mette la testa sotto la terra e crede di stare isolata dal mondo. I problemi lontani sembrano estranei al nostro mondo, ma gratta gratta riguardano pure noi, perchè ci vuole poco per trovarsi i terroristi in casa, magari allevati da noi stessi per compiacenza verso l’altro. Ricorda l’11 Settembre? Quel giorno tutto l’occidente si sentì minacciato, perchè colpendo gli Stati Uniti si intese colpire tutta la cultura occidentale. I musulmani stanno tentando ancora una volta
di conquistarci (è nella loro religione ed è scritto nel Corano), ma questa volta l’azione è duplice, perchè insieme la dichiarazione di guerra implicita, c’è l’emigrazione sottile e capillare alla conquista dell’Europa. Una mente semplice sorride a queste osservazioni, ma immaginiamo cosa sarà l’Europa fra un secolo, se non opponiamo resistenza agli integralisti terroristi ed ai “pacifici” immigrati che accogliamo con tutti i diritti, che da loro non ci sono. Lo so è un discorso avveniristico, ma occorre pensarci da ora per non trovarsi sprovveduti dopo.
Non credo che un padre di famiglia rischi la vita all’estero per l’avidità di guadagnare 4000 Euro al mese;
ci vuole una motivazione più forte.
La sicurezza interna parte da lontano, non è solo una questione locale e gli interessi altrui sono anche i nostri quando si tratta di economia mondiale.
Il marines, da te citato, non ha colto il fatto che mentre lui, a casa sua è ben pasciuto e gode di tutti i diritti, sul posto ha trovato povertà e schiavitù, e la guerra non è contro questi poveracci, ma contro chi li tiene in queste condizioni.
Oppure quel marines ha una mente semplice ed ha avuto semplicemente paura.
Angelo Libranti
Il 1 Novembre 2009 alle 0:33 enrico fumagalli ha scritto:
Angelo, fai un commento puerile e infarcito di propaganda.
Innanzi tutto non sono le cicogne ma gli struzzi e anche questa è una balla. Non basta guardare lontano, bisogna andarci sul posto e io sul posto ci sono stato, tu no, hai solo sentito quello che volevano farti sapere. L’11/09 era una faccenda tra USA e terroristi, non non c’entravamo per nulla, han permesso che succedesse per una ragione semplice,dare una scossa alla loro opinione pubblica per scatenare guerre, Pearl Harbor insegna. L’estremismo islamico tentò di vincerlo la Russia ma non stava bene agli USA ed è questo che non digerirono i taleban. Gli attentati in Europa avvennero dopo e dopo si scatenò l’avversione degli integrati, per il servilismo europeo agli USA. Il Corano tu non sai nemmenio cosa sia e a conquistare continenti distruggendo civiltà e culture, furono i cristiani, cattolici e varianti che poi scatenarono due guerre mondiali dove i musulmani non c’entrarono per niente, salvo l’Iran invaso da inglesi e russi. Poi guarda che c’è gente, padri, che la vita la rischiano per molto meno di 4000 euro, quelli vanno per i soldi, il resto è retorica, ci sarà pure qualcuno sfegatato che vuole giocare alla guerra ma la son caz.
Noi internamente abbiamo le mafie, sono più pericolose dei taleban. Apri gli occhi e informati bene.
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