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	<title>Mondo &#187; Italiani al fronte: Professione soldato</title>
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	<description>Canale Mondo di Panorama.it</description>
	<pubDate>Sat, 11 Feb 2012 18:59:47 +0000</pubDate>
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		<title>Italiani al fronte: Professione soldato</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Oct 2009 12:37:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Headlines]]></category>

		<category><![CDATA[NotiziaHome]]></category>

		<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>

		<category><![CDATA[soldati italiani]]></category>

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		<description><![CDATA[Come dopo l’attentato di Nassiriya, la strage di Kabul ha spinto moltissimi giovani a chiedere di raggiungere l’Afghanistan per dare una mano ai nostri militari. Ma che cosa significa essere un soldato oggi? Ecco le risposte]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4824" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2009/10/_car0415_1.jpg" alt="Giorgio Gomma, 46 anni, Capitano di vascello. Capo di stato maggiore della Forza d’altura. (Foto di Massimo Sestini)" width="500" height="375" class="size-full wp-image-4824" /><p class="wp-caption-text">Giorgio Gomma, 46 anni, Capitano di vascello. Capo di stato maggiore della Forza d’altura. (Foto di Massimo Sestini)</p></div>
<p>Di <strong>Fausto Biloslavo</strong> </p>
<p>In <a href="http://blog.panorama.it/mondo/tag/afghanistan/" target="blank">Afghanistan</a> la tua seconda pelle è il giubbotto antiproiettile. Nella neve o in mezzo a un deserto puoi vivere il battesimo del fuoco come in Lawrence d’Arabia. In <a href="http://blog.panorama.it/mondo/2009/09/30/missione-unifil-il-ringraziamento-agli-italiani-dei-sindaci-libanesi/">Libano</a> o nei Balcani costruisci un pozzo, una strada, o regali un sorriso a un bambino che l’ha perso sotto le bombe. Al largo della Somalia, a bordo di una nave da guerra, insegui i pirati.<span id="more-4833"></span></p>

<a href='http://blog.panorama.it/mondo/2009/10/05/italiani-al-fronte-professione-soldato/_car0415_1/' title='Professione soldato'><img src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2009/10/_car0415_1-thumbnail.jpg" width="120" height="90" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='http://blog.panorama.it/mondo/2009/10/05/italiani-al-fronte-professione-soldato/ufficiali-emergenti/' title='Professione soldato'><img src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2009/10/24-thumbnail.jpg" width="120" height="90" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>
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<p> Ai comandi di un caccia diventi un top gun, come nei film di Hollywood.  Questo e altro è il mestiere del soldato oggi, fra tecnologie avanzate e missioni all’estero (vedere le storie di ufficiali emergenti in queste pagine).<br />
I soldati sanno che nelle missioni difficili come quella in Afghanistan rischiano la vita. <a href="http://blog.panorama.it/mondo/2009/09/17/attentato-contro-gli-italiani-a-che-cosa-puntano-davvero-i-talebani/">Il 17 settembre sei militari, uccisi in un attentato a Kabul</a>, sono rientrati in patria in una bara avvolta nel tricolore. Dagli anni Sessanta sono 115 i soldati italiani caduti in missioni all’estero: di questi ben 47 hanno perso la vita in Iraq e in Afghanistan.  </p>
<p>Il numero verde attivato dallo stato maggiore dell’Esercito per le informazioni alle famiglie sull’ultimo attacco terroristico di Kabul è stato tempestato di telefonate. Oltre 500 in poche ore, quando non erano ancora stati resi noti i nomi dei caduti.</p>
<p> In molti, anche non più giovani, chiedevano cosa dovessero fare per andare in Afghanistan al fianco dei paracadutisti della Folgore. Una reazione d’orgoglio e di amor patrio simile all’impennata degli arruolamenti dopo la strage di Nassiriya. &#8220;Quando subiamo perdite gli italiani si stringono attorno alle forze armate. Non solo, dopo l’attentato di Kabul un sondaggio indicava che l’82 per cento vuole regole d’ingaggio più aggressive. In pratica ci invitano a fare ancora di più il nostro dovere&#8221; sottolinea il generale <strong>Massimo Fogari</strong>, capo della pubblica informazione nello stato maggiore della Difesa. &#8220;Per gli arruolamenti l’aspetto positivo è che non ci sono flessioni&#8221; fa notare l’alto ufficiale. </p>
<p>&#8220;Sui media tutti vedono i pericoli che si corrono nelle missioni all’estero. Benché si rischi la vita, i giovani sono sempre attratti dal mestiere delle armi. Evidentemente non si arruolano solo per la paga&#8221;. La vita non ha prezzo e tantomeno i 133,40 euro al giorno che guadagna la truppa in Afghanistan. &#8220;Se ti piace girare il mondo e non disdegni l’avventura, arruolati nelle forze armate&#8221; dicono i reclutatori. Basta essere giovani. Da una decina d’anni anche le donne indossano   la divisa. </p>
<p>Con la paga del militare di professione si riesce a <strong>comprare la prima macchina, ad accendere un mutuo per la casa o a mettere su una famiglia</strong>. Dopo un anno da soldato si può cambiare idea. Oppure scegliere la carriera militare per studiare e imboccare uno stile di vita in difesa del Paese.  </p>
<p>Esercito, Marina e Aeronautica arruolano circa 180 mila uomini, ai quali vanno aggiunti 115 mila carabinieri. Con la sospensione della leva nel 2005 le forze armate professionali sono diventate una realtà agile, su base esclusivamente volontaria, proiettata verso qualità e tecnologia. &#8220;Un giovane fra 18 e 25 anni può entrare nelle forze armate con circa 850 euro al mese, oltre a vitto e alloggio garantiti. Però il mestiere del soldato non si fa solo per quello. Bisogna crederci ed essere pronti a sacrifici&#8221;.</p>
<p> Parola del capitano <strong>Valeria Giannandrè</strong>, che si occupa di comunicazione presso lo stato maggiore dell’Esercito. Fino al 2000 era un’insegnante. &#8220;Subito dopo l’attentato di Kabul il telefono non smetteva mai di squillare&#8221; racconta il capitano. &#8220;Sull’onda dell’emozione per i caduti molti ci chiedevano come fare per arruolarsi e andare in Afghanistan&#8221;. </p>
<p>   I bandi di arruolamento sono riaperti dal 18 settembre. Ora è troppo presto per capire la tendenza, ma nel 2003, dopo la strage di Nassiriya, ci fu un’esplosione di domande: 40 mila in tre mesi rispetto alle 24 mila dell’anno precedente. </p>
<p> <strong>Quest’anno le forze armate hanno bisogno di 21.562 volontari, compresi 633 ufficiali.</strong> In tempi di crisi non guasta cominciare come maresciallo, con 1.450 euro al mese, o sottotenente, con una paga di 1.550. Chi vuole compiere il primo passo si arruola nella truppa per un anno e poi può passare nelle forze di polizia. Oppure, se preferisce, firma come volontario per quattro anni. Per gli ufficiali si fa domanda per il corso in accademia.</p>
<p><strong> L’obiettivo è diventare &#8220;il leader del domani&#8221;,</strong> recita uno slogan del reclutamento. La carriera non si basa solo sull’anzianità, ma anche sul merito.  Il 65 per cento della truppa viene dall’Italia meridionale, mentre il reclutamento al Nord è fermo a poco meno dell’8 per cento. La Valle d’Aosta è in coda fra le regioni. Pure il glorioso corpo degli alpini soffre per i pochi volontari dall’Italia settentrionale.  In pantaloncini neri e pettorina arancione può capitare, d’estate, di incrociare sulle spiagge ragazzi già arruolati che distribuiscono materiale informativo sulle forze armate.</p>
<p><strong> I giovani veterani delle missioni nei Balcani o in Medio Oriente vanno a parlare nelle scuole per raccontare le loro esperienze. </strong>   Video promozionali vengono proiettati prima dei film nei cinema. Negli spot un ragazzo in maglietta verde militare scala una parete con appigli che si chiamano &#8220;impegno&#8221;, &#8220;formazione &#8220;, &#8220;crescita&#8221; e &#8220;futuro&#8221;. L’Aeronautica, invece, &#8220;punta in alto&#8221; con due giovani piloti, un uomo e una donna, che si incrociano in palestra, poi si ritrovano in volo fra le nuvole e alla fine del video decidono se andare a ballare o a mangiare la pizza. E la Marina fa entrare un ragazzo e una ragazza, appena diplomati, nel palazzo dello stato maggiore. </p>
<p>Poi si aprono le finestre e una polena, la figura femminile sulla prua dei velieri, illustra con filmati &#8220;un futuro a portata di mare&#8221;. &#8220;La forza armata è una comunità. Se un giovane vuole scoprire un mondo di valori e di spirito di servizio a favore della nazione, si arruoli&#8221; ribadisce il capitano Giannandrè.        </p>
<p>Il colonnello Aldo Zizzo comanda il 186° reggimento Folgore a Kabul. Cinque delle sei vittime del 17 settembre erano suoi ragazzi. Diversi baschi amaranto hanno tatuata sul braccio una frase della preghiera dei paracadutisti. &#8220;Se è scritto che cadiamo, sia!&#8221;. E il colonnello risponde con la frase successiva: &#8220;<strong>Ma da ogni goccia del nostro sangue sorgano gagliardi figli e fratelli…</strong>&#8220;. Aggiunge: &#8220;Quando ho perso i miei uomini, ho pensato subito che bisogna andare avanti, anche se non sono riuscito a riportarli tutti a casa. Come comandante fa male, però la missione continua. La sera stessa dell’attentato metà del plotone di Antonio Fortunato, uno dei caduti, era di nuovo fuori a scortare del materiale verso l’aeroporto&#8221;. </p>
<p><strong>Dal 1999 c’è posto anche per le donne in tutti gli incarichi</strong> compreso paracadutista, pilota (18 su tutti gli aerei, compresi i cacciabombardieri) o nelle truppe da sbarco. &#8220;Sono circa 9 mila e la prima donna a diventare generale dovrebbe arrivare verso il 2030&#8243; prevede il colonnello <strong>Maurizio Mattei</strong> dallo stato maggiore della Difesa. Per le missioni all’estero, soprattutto nell’Esercito esiste anche la riserva selezionata.</p>
<p> Professionisti civili sono utilizzati part-time con i gradi di ufficiale a seconda dell’età. Medici, giornalisti, ingegneri, architetti, avvocati, ma pure esperti di storia, questioni etniche e religiose vengono arruolati per i 4-6 mesi di una missione. Lo scorso anno erano 130 su 500 ufficiali della riserva disponibili. In Libano si occupano di pubblica informazione, a Herat costruiscono canali di irrigazione e nei Balcani aiutano la popolazione. </p>
<p>Tutti mantengono il posto di lavoro in patria. Le operazioni all’estero sono il maggiore impegno delle nuove forze armate. In questo momento ci sono circa <strong>10 mila militari impegnati in 21 paesi diversi con 33 missioni</strong>. La parte del leone la fanno l&#8217;Afghanistan (3.100 uomini a giugno), il Libano (2.470) e i Balcani (2.405). <strong>I militari italiani sono presenti anche in Congo, al confine fra India e Pakistan, al largo della Somalia e in altri luoghi esotici.</strong>  All&#8217;estero si rischia la pelle per garantire la pace e la paga e piu alta. Nell&#8217;area balcanica la truppa guadagna 2.787 euro al mese, in Afghanistan e Iraq 3.861 e in Libano 5.190, poiche la missione e sotto la bandiera dell&#8217;Onu.  </p>
<p><strong>Gli stipendi degli ufficiali variano da 3.119 a 5.497 euro</strong>, secondo il teatro operativo, mentre i generali sfiorano al massimo i 6 mila euro, in Libano. </p>
<p> &#8220;<strong>Prendiamo 133,40 euro al giorno per rischiare la vita.</strong> Chi lo fa solo per la paga e un fallito. Un operaio specializzato guadagna come noi e alla sera torna a casa&#8221; spiega il sergente Stefano Taggiasco della 6a compagnia Grifi. Base Tobruk e un avamposto da film nell&#8217;ostica provincia di Farah, dove la &#8220;sabbia del deserto afghano&#8221; dicono i para &#8220;e come quella di El Alamein&#8221;. In Afghanistan sta arrivando il cambio della brigata Sassari per un turno di sei mesi. &#8220;In passato si viveva in caserma aspettando una guerra che per fortuna e rimasta sempre fredda&#8221; osserva il colonnello Mattei. &#8220;Oggi, con le ottonove brigate che ruotano sui teatri operativi, i giovani militari hanno sempre lo zaino e l&#8217;arma pronti per partire&#8221;.<br />
<div id="attachment_4829" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2009/10/img_9697.jpg" alt="Giandomenico Taricco, 45 anni, Colonnello. Comandante pilota del 51° stormo di Istrana. (Foto di Massimo Sestini)" width="500" height="375" class="size-full wp-image-4829" /><p class="wp-caption-text">Giandomenico Taricco, 45 anni, Colonnello. Comandante pilota del 51° stormo di Istrana. (Foto di Massimo Sestini)</p></div> </p>
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					<media:title><![CDATA[Giorgio Gomma, 46 anni, Capitano di vascello. Capo di stato maggiore ]]></media:title>
					<media:description><![CDATA[(<i>Foto di Massimo Sestini</i>)

Alla fine del liceo aveva la passione del mare e sognava di girare il mondo, con un pizzico di avventura. Così il capitano di vascello Giorgio Gomma è entrato nell’Accademia di marina a Livorno. Dopo l’11 settembre, a bordo della nave Maestrale, ha scortato le portaerei americane da cui decollavano i cacciabombardieri per colpire i talebani in Afghanistan. «Sembra incredibile, ma dal 2008 è tornata la pirateria al largo della Somalia. I nuovi corsari vanno all’arrembaggio con barchini che raggiungono i 50 nodi. Abbiamo sventato un attacco a una petroliera italiana inviando un elicottero con i fucilieri di marina del reggimento San Marco. È bastato volare sopra le loro teste per farli scappare» racconta il comandante, che ha partecipato ai pattugliamenti antibucanieri. Adesso è al comando di Taranto dove tiene in bella vista i disegni dei figli Giulio e Giovanna. Sebbene le navi di oggi siano assai sofisticate, il cuore del lupo di mare è con i velieri di un tempo, come nel film Master commander con Russell Crowe. «L’ho visto e mi ha fatto ringiovanire» racconta Gomma. «Sono tornato indietro nel tempo, quando dormivo sull’amaca della Vespucci», il veliero scuola della Marina con il ponte in legno. 
]]></media:description>
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					<media:title><![CDATA[Marco Cardillo, 40 anni, Maggiore. Pilota di elicottero d’attacco Mangusta ]]></media:title>
					<media:description><![CDATA[(<i>Foto di Massimo Sestini</i>)

Il suo nome in codice scritto sul casco è «Comanche». Occhi chiari, abbronzato, sciarpetta con l’artiglio alato del suo reggimento, il Rigel, il maggiore Marco Cardillo porta la tuta di volo come una seconda pelle. Per passare le selezioni e diventare pilota di elicotteri d’attacco Mangusta si è sottoposto a un intervento chirurgico al naso. «L’Afghanistan è una terra bellissima» racconta Cardillo «durante il volo notturno sembra di essere sulla Luna». Sposato, con due figlie, tiene un diario delle missioni e come hobby non poteva mancare l’aeromodellismo. Nel 2007 ha vissuto il suo battesimo del fuoco. «I ragazzi spagnoli, nostri alleati, assieme ai soldati afghani erano circondati» ricorda il maggiore. «Siamo piombati addosso ai talebani volando a 30 metri da terra. Si vedevano bene. Con un missile aria-terra abbiamo distrutto un mezzo afghano che avevano catturato». Il cannone a canna rotante da 20 millimetri dell’elicottero ha fatto il resto. «Quando si spara, bisogna farlo con assoluta freddezza altrimenti arriva prima il nemico» spiega il pilota di Mangusta. «Non dimenticherò mai quando gli spagnoli il giorno dopo sono venuti ad abbracciarci. Grazie a noi sono tornati a casa con le proprie gambe». 
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					<media:title><![CDATA[Emma Palombi, 27 anni, Tenente. Copilota d'aereo C-130J]]></media:title>
					<media:description><![CDATA[(<i>Foto di Massimo Sestini</i>)

Il tenente Emma Palombi è figlia d’arte. Suo padre era ufficiale pilota dell’Aeronautica militare. Lei si è fatta le ossa nel corso Aquila V dell’Accademia di Pozzuoli. Il 26 gennaio 2007 l’hanno messa ai comandi di un C-130J, i bestioni tozzi e grigi che volerebbero anche all’inferno, se scattasse l’ordine. I piloti della 46ª aerobrigata di Pisa trasportano le truppe nei teatri d’operazione sparsi per il mondo e sperano sempre di riportarli tutti a casa. «Lo scorso anno sono atterrata per la prima volta in Afghanistan, a Herat, in tuta da deserto e con procedure tali da farmi capire che ero in zona di guerra» racconta Palombi.
La giovane copilota è «combat ready», ovvero pronta al combattimento. Ammette che «per scaramanzia tutti i piloti
hanno un portafortuna con superpoteri». Con le altre donne pilota si sente un po’ pioniera «e certo non ci si annoia mai». Non esclude di farsi una famiglia e diventare madre, ma pensa che ai comandi di un C-130 è allo stesso livello di un uomo. «Non bisogna avere fretta» sottolinea il tenente Palombi. «Prima o dopo arriverà un generale donna in maniera del tutto naturale». 
]]></media:description>
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					<media:title><![CDATA[Catia Pellegrino, 32 anni, Sottotenente di vascello. Scuola sottufficiali Marina ]]></media:title>
					<media:description><![CDATA[(<i>Foto di Massimo Sestini</i>)

Catia Pellegrino tempestava di richieste di arruolamento il ministero della Difesa, ancora prima dell’apertura alle donne. Nel 2000 è entrata nel primo corso femminile di allievi ufficiali dell’accademia di Livorno. Oggi addestra i sottufficiali, ma fino allo scorso anno era a bordo dell’ammiraglia della Marina, la portaerei Garibaldi. Con un ruolo molto impegnativo: capo del nucleo missili. «Non è il sistema d’arma, ma la gestione dei tuoi uomini la soddisfazione più grande» spiega. «L’unica differenza è che mi chiamano Signora Pellegrino. Ufficiale o sottotenente rimane maschile». Durante l’operazione Leonte, lo sbarco dei caschi blu italiani in Libano, era lei dalla centrale di combattimento a dare gli ordini per le spazzate di radar a caccia di bersagli ostili. «Ho ordinato di fare fuoco solo in esercitazione, ma è sempre una prima volta e devi offrire una bottiglia di champagne» spiega il sottotenente Pellegrino. Di recente si è
rivista L’ammutinamento del Bounty. Il sogno nel cassetto è diventare la prima donna al comando di una nave da guerra
della Marina italiana. 
]]></media:description>
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					<media:title><![CDATA[Stefano Nigri, 45 anni, Colonnello. Capo comando Nato a Madrid. ]]></media:title>
					<media:description><![CDATA[(<i>Foto di Massimo Sestini</i>)

Dopo aver visto un film sull’epopea dei parà a El Alamein si è innamorato della vita del soldato. Il colonnello Stefano Nigri oggi
è nel comando Nato di Madrid dopo un periodo di missione in Kosovo. Fino allo scorso anno comandava il 185° reggimento della brigata Folgore. Gente che si lancia dal cielo, dietro le linee nemiche, per individuare gli obiettivi da colpire. Fotografano, filmano e comunicano via satellite con i cacciabombardieri. «Devono sopravvivere in zona ostile per tempi prolungati, mimetizzarsi e compiere le loro missioni senza rifornimenti» spiega il colonnello Nigri. I paracadutisti del Rao, come viene chiamata l’unità, sono «gli occhi delle missioni all’estero, che con un raggio laser guidano la bomba sul bersaglio». Durante la battaglia dei ponti a Nassiriya i parà del 185° individuavano nidi di mitragliatrici, postazioni di mortai e miliziani sciiti che si facevano scudo della popolazione. Nigri faceva il Lawrence d’Arabia «in giro per le tribù a mediare. Seduto a gambe incrociate sotto una tenda mangiando con le mani». Sposato due volte, un figlio di 16 anni, ha la passione delle immersioni come sub: «Dal lancio con il paracadute in pieno cielo alle profondità del mare». 
]]></media:description>
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					<media:title><![CDATA[Giandomenico Taricco, 45 anni, Colonnello. Comandante pilota ]]></media:title>
					<media:description><![CDATA[(<i>Foto di Massimo Sestini</i>)

«La prima notte d’attacco non si scorda mai. Il cielo era buio pesto, ma quando abbiamo sorvolato il Kosovo si è illuminato a giorno con i lampi rossi e bianchi delle antiaeree» racconta il colonnello Giandomenico Taricco, piemontese di Torino. Oggi comanda il 51° stormo di Istrana, nel 1999 pilotava un caccia Tornado di scorta ai bombardieri che colpivano la Iugoslavia di Slobodan Milosevic. Il suo nome in codice sul casco è «John Wayne» e ai tempi della guerra fredda ci segnava le tacche degli aerei del Patto di Varsavia intercettati. Taricco ha due figlie e durante le missioni più delicate sua moglie lo aspetta in piedi fino all’alba per chiedergli: «C’eri anche tu?». 
]]></media:description>
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					<media:title><![CDATA[Federico Lunardi, 42 anni, Ten. colonnello. Comando Forze operative terrestri. ]]></media:title>
					<media:description><![CDATA[(<i>Foto di Massimo Sestini</i>)

«Sono partito con la leva nel 1994. In una società dove si rincorre il sabato sera o vizi vari ho scelto un mondo fatto di valori forti» dice Federico Lunardi, da poco con i gradi di tenente colonnello. Un medico in prima linea per 12 anni con i Ranger, gli alpini paracadutisti di Bolzano. Due missioni in Bosnia, quattro in Afghanistan e una in Antartide, è lui che farà di tutto per salvarti la pelle se vieni ferito e butti sangue come una fontana. «Quando qualcosa va storto, gridano: “Dottore!”. Il mio compito è riportare i ragazzi a casa. Assieme ci siamo lanciati nel vuoto con il paracadute, abbiamo dormito all’addiaccio a -25° e sfidato i pericoli delle missioni» racconta Lunardi. In Afghanistan ha voluto tornare anche senza i gradi, come civile, con l’organizzazione umanitaria Emergency. «Non sono un francescano in divisa mimetica, ma vado in postacci, dove altri non arrivano» spiega il medico con le stellette. «Portare un po’ di speranza alla popolazione locale è fondamentale». Lunardi
è un soldato, un medico e un appassionato di filosofia. 
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					<media:title><![CDATA[Eleonora Parroni, 37 anni, Capitano. Identificazione vittime grandi disastri. ]]></media:title>
					<media:description><![CDATA[(<i>Foto di Massimo Sestini</i>)

«La serie sul Ris (Reparto investigazioni scientifiche, ndr) la guardo per capire quanto si inventa la fiction televisiva, ma il mio preferito è Dr House». Parola di Eleonora Parroni, capitano dei carabinieri, specializzata in medicina legale. Nessuna tradizione militare alle spalle, scopre nel 2002 che pure le donne possono entrare nell’Arma. Due anni dopo parte per l’Estremo  Oriente, con un nucleo speciale che deve identificare le vittime dello tsunami. «In un ex tempio cinese, sulle coste thailandesi, abbiamo analizzato 400 corpi assieme a spagnoli, israeliani e svizzeri» ricorda l’anatomopatologa con le stellette. «Maschio o femmina, cicatrici, tatuaggi, foto, marche dei costumi da bagno, tutto poteva servire all’identificazione. Una vittima l’abbiamo riconosciuta dalla protesi mammaria». La sua squadra è stata subito mobilitata per il terremoto in Abruzzo. «Prima bisogna pensare ai superstiti, ma non dobbiamo dimenticare le salme» sottolinea il capitano in camice bianco. «Anche i cadaveri hanno una storia e una famiglia che vuole piangere sulla loro tomba». 
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