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Barack Obama a colloquio con il generale Stanley McChrystal, capo dell’Esercito Usa in Afghanistan, a bordo dell’Air Force One
Barack Obama è in rotta di collisione con i suoi generali per la strategia da seguire in Afghanistan? È la domanda che non solo nelle segrete stanze del potere di Washington, ma anche (ormai) su giornali e nelle rete tutti si fanno. E, il quesito è assolutamente giustificato dopo quello che è successo, in particolare, negli ultimi giorni, quando, in concomitanza con la più grave strage di soldati americani nella guerra contro i Talebani nel 2009 (otto morti), le contraddizioni tra la guida politica del “commander in chief” e quella dei comandanti militari sul campo sono emerse in tutta la loro forza.
Partiamo da un discorso. Quello che il Generale Stanley A.McChrystal ha tenuto a Londra qualche giorno fa. In quell’occasione, l’uomo che Obama aveva voluto alla testa delle truppe Usa in Afghanistan, ha affermato che, senza l’invio dei rinforzi richiesti (almeno 40.000 uomini), la guerra contro gli estremisti islamici non potrà essere mai vinta.
Perchè solo con tanti soldati si può raggiungere la vittoria. Un’analisi della situazione esposta in una pubblica occasione e che ha reso palese un fatto: McChrystal (sulla strategia da adottare) la pensa in modo radicalmente diverso dalla maggior parte dei consiglieri di Obama, prima tra tutti il vicepresidente Joe Biden, secondo il quale, invece, il focus della guerra deve essere l’eliminazione dei terroristi di Al Qaeda e non (solo) il controllo del territorio.
L’uscita londinese di McChrystal è arrivata a pochi giorni dopo che il Washington Post
aveva pubblicato il suo rapporto sullo stato del conflitto.
Doveva rimanere riservato, ma qualche manina interessata lo ha fatto avere al re degli scoop, Bob Woodward. L’opinione pubblica americana ha così saputo quale era la richiesta dei generali a Barack Obama.
La Casa Bianca — che tentenna da alcune settimane sul da farsi, presa a metà tra i militari che vogliono e una parte dei congressisti democratici (che non vogliono) un’escalation in Afghanistan — non ha gradito la fuga di notizie. Perchè le indiscrezioni hanno messo in difficoltà Obama. Così, quando qualche giorno dopo McChrystal ha tenuto il suo discorso a Londra, il presidente ha deciso che fosse arrivato il momento di un chiarimento con lui.
L’ha convocato a Copenhagen, dove si era recato per la cerimonia dei Giochi Olimpici del 2016, e ha parlato con lui in un
faccia a faccia sull’Air Force One
(l’aereo presidenziale, parcheggiato in un hangar) durato 25 minuti. Durante il quale, il presidente, ha probabilmente chiesto al suo generale maggiori informazioni e dettagli, ma, al quale, ha anche chiesto discrezione in un momento delicato, quello che precede le grandi scelte.
Obama — da questo punto di vista — non è stato molto fortunato.
All’indomani dell’incontro danese, si è verificata la strage degli otto soldati. Che ha avuto una dinamica “esemplare” rispetto alla situazione delle truppe Usa in Afghanistan. Gli americani avrebbero dovuto sgomberare quell’avamposto da tempo — perché non in grado di controllarlo con sicurezza — ma, in mancanza dei mezzi necessari, non erano riusciti a farlo. Le otto vittime, insieme a tutti i dubbi e le critiche sulle indecisioni di Obama, emerse nei giorni precedenti, hanno convinto la Casa Bianca ad uscire allo scoperto. E passare all’offensiva.
Domenica, il Consigliere per la Sicurezza James L. Jones è andato in televisione e ha concesso alla Cnn un’importante intervista. L’ex generale dei marines ed ex comandate in capo della Nato, ora braccio destro del presidente, ha espresso un concetto chiaro: l’idea che si possa vincere la guerra con l’invio di rinforzi è “solo” un’”opinione” di Stanley A.McChrystal. Nulla di più. Ma Jones ha anche lanciato un altro messaggio: ha detto che gli ufficiali devono “seguire la catena di comando”. Tradotto. Stop alle dichiarazioni pubbliche: lavorate e basta.
La questione è molto delicata. Prima o poi, Barack Obama dovrà prendere una decisione. Se non dovesse essere quella richiesta da McChrystal, il generale potrebbe anche dimettersi. Un colpo durissimo per la leadership di Obama. In più c’e’ il rischio che scoppi un altro caso: quello del generale David Petraeus. L’eroe dell’Iraq, l’uomo che ha stabilizzato Baghdad, il comandante del fronte mediorientale e afghano, non gode delle simpatie del presidente. Troppo vicino a George W. Bush e al partito repubblicano, Petraues è stato sì, coinvolto, nelle riunioni per decidere la strategia in Afghanistan, ma il suo giudizio (anche lui vuole un aumento delle truppe) non ha il peso di una volta, scrive oggi il New York Times.
I consiglieri di Obama lo tengono in disparte perchè, dicono, potrebbe diventare troppo popolare e qualcuno (il Grand Old Party?) potrebbe candidarlo alle presidenziali del 2012. In questa situazione caotica, anche il Joint Chiefs of Staff, l’ammiraglio Mike Mullen, potrebbe schierarsi con McChrystal e Petraeus contro i consiglieri di Obama. Civili contro militari nelle stanze del potere a Washington. Con l’America in guerra, non è una bella notizia.
- Lunedì 5 Ottobre 2009
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Il 8 Ottobre 2009 alle 17:46 Afghanistan: troppi dubbi, Mr Obama - Mondo - Panorama.it ha scritto:
[...] Il dubbio amletico su come combattere la sua guerra, la guerra del Presidente verrà sciolto da Barack Obama tra qualche settimana. Non prima. Soltanto allora — in un futuro ancora indefinito, indicato ieri dal portavoce della Casa Bianca Robert Gibbs - verranno sciolti tutti i nodi sulla strategia da adottare in Afghanistan. [...]
Il 10 Ottobre 2009 alle 16:55 Obama nobel per la pace » Il Giornale del Passatore ha scritto:
[...] dovrà pensarci almeno un attimino di più prima di decidere la nuova strategia americana per la guerra in Afghanistan. [...]
Il 26 Ottobre 2009 alle 12:15 Afghanistan, quella voglia di fuga degli alleati - Mondo - Panorama.it ha scritto:
[...] quanto pare neppure Washington, visto che il presidente Obama continua a tacere sul futuro impegno americano in Afghanistan, e il segretario alla Difesa, Robert Gates, ha dovuto ammettere, non senza qualche imbarazzo, che i [...]
Il 28 Ottobre 2009 alle 12:23 Ancora sangue a Kabul: quale exit strategy per l’Afghanistan? - Mondo - Panorama.it ha scritto:
[...] mettere ancora più in difficoltà Barack Obama. Il Presidente deve decidere se esaudire i desideri dei suoi generali a Kabul e inviare migliaia di soldati di rinforzo, oppure sposare la linea (di Joe) Biden (il [...]
Il 16 Novembre 2009 alle 18:15 Obama, il signor Vorrei ma non posso - Mondo - Panorama.it ha scritto:
[...] truppe da mandare a Kabul è diventata un’arma straordinaria nelle mani dei suoi critici. Quanti altri soldati americani dovranno morire prima di vedere arrivare gli aiuti richiesti dai gene… Obama non vuole che l’Afghanistan diventi il suo Vietnam. Ma prendere tempo, riuscirà far si [...]
Il 25 Novembre 2009 alle 20:30 Afghanistan: nuove truppe ma senza una vera strategia - Mondo - Panorama.it ha scritto:
[...] discorso servirà anche a parlare ai militari. Nelle ultime settimane le frizioni tra il comandante in capo e i suoi generali non sono state poche. Anzi. Obama lo sa bene. E si rende conto che dovrà dire loro che non li manderà allo sbaraglio, [...]
Il 2 Dicembre 2009 alle 11:44 Afghanistan, l’ora di George Walker Obama - Mondo - Panorama.it ha scritto:
[...] di coagulare attorno ad essa tutti i vari attori della scena: i generali, che avevano dubito della sua leadership; i congressmen democratici, divisi sulle scelte della Casa Bianca, l’opinione pubblica, [...]
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