
Il Mar Morto, tra la Giordania e Israele
Ecco, ci mancava solo questa. Come se israeliani e palestinesi non avessero già abbastanza problemi, adesso salta fuori che il Paese è pure a rischio Tsunami. O, per lo meno, ne è convinta una commissione governativa che da cinque anni sta lavorando su un piano anti-terremoto. “Ma come?”, viene spontaneo chiedersi. “Nel bel mezzo del Mediterraneo?”
Tanto per cominciare: facciamoci le corna, anzi has vehalillà!, come si dice da quelle parti.
Detto questo, procediamo per gradi. Cinque anni fa lo tsunami che colpì una buona parte dell’Asia meridionale fu un campanello d’allarme per molti: potrebbe capitare ancora. I tristi eventi di Sumatra ne sono ahimé una conferma.
Così, come molte altre, anche le autorità israeliane si sono rimboccate le maniche - non solo per fornire aiuti alle popolazioni colpite dal disastro, ma anche per capire se esiste un rischio concreto che un evento di questo tipo (has vehalillà!, si diceva) possa manifestarsi sulle coste di Israele. Di conseguenza è stata formata una commissione governativa, che lavora in stretto contatto con l’Israel Oceanographic and Limnological Research Institute.
Ieri un membro di questa commissione, Dov Rosen (che lavora anche per le Nazioni Unite) , ha dichiarato al quotidiano Haaretz che secondo le loro previsioni un terremoto dovrebbe colpire Israele nei prossimi 50 anni. Presumibilmente devono preoccuparsi anche i palestinesi, visto che i cataclismi non hanno preconcetti ideologici. Quel che è peggio, prosegue Rosen, è che esiste pure una “possibilità ragionevole” che uno tsunami avvenga durante questo periodo.
Pare infatti che gli tsunami non siano eventi così rari nel Mediterraneo: il più recente risale a due anni fa al largo delle coste algerine, ma non ha fatto gravissimi danni, mentre ben peggiore fu quello del 1908 nei pressi della Sicilia. Degli “tsunami mediterranei”, circa la metà sarebbe originata da un terremoto nei pressi del Mar Morto, cioè il lago salato tra Israele e la Giordania.
Risultato? Adesso si sta lavorando per mettere a punto un sistema di monitoraggio che (si spera) dovrebbe permettere di notare le eventuali anomalie in anticipo e contenere i danni. Speriamo serva a qualcosa.
Nel frattempo, inviterei i lettori di questo blog a non allarmarsi troppo: tanto per cominciare, i media spesso utilizzano toni troppo allarmisti per questo genere di cose (quelli israeliani non fanno eccezione), eppoi tanto il panico non serve a niente. Anzi, già che ci siamo, proviamo a guardare il lato positivo: forse questa storia dell’allarme tsunami convincerà Israele e i suoi vicini arabi a lavorare insieme, per una volta. Chissà.
- Martedì 6 Ottobre 2009

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