Il dubbio amletico su come combattere la sua guerra, la guerra del Presidente verrà sciolto da Barack Obama tra qualche settimana. Non prima. Soltanto allora — in un futuro ancora indefinito, indicato ieri dal portavoce della Casa Bianca Robert Gibbs - verranno sciolti tutti i nodi sulla strategia da adottare in Afghanistan.
L’indecisione sembra regnare sovrana nello Studio Ovale, e ora il Comandante in Capo appare incerto, confuso, pieno di interrogativi. Un atteggiamento che alimenta quesiti sulla leadership del presidente nelle stanze del potere di Washington, nell’opinione pubblica, ma soprattutto tra i militari.
Le ultime indiscrezioni dicono che Barack Obama starebbe pensando ad un cambio di “mission” della spedizione militare americana in Asia Centrale: il nemico è Al Qaeda, che deve essere combattuto nei suoi santuari pachistani, mentre i talebani verrebbero (in questa visione) “declassati” ad avversari meno pericolosi per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti.
Ne ha discusso il gabinetto di guerra, riunito nella Situation Room della Casa Bianca in un meeting che è stata aggiornata ai prossimi giorni. Obama avrebbe intenzione di accettare la tesi del suo vice Joe Biden , secondo il quale bisogna impostare il conflitto come una “caccia” ai Jihadisti e non contro gli Studenti del Corano.
Non solo. Secondo Biden Al Qaeda e i Talebani non sarebbero più stretti alleati, ma ciascun gruppo combatterebbe la propria guerra. Un’interpretazione, un’analisi della situazione che può avere forti ripercussioni sulla presenza militare americana a Kabul.
Prima tra tutte, il rifiuto da parte di Barack Obama di inviare i 40.000 soldati di rinforzo che il comandante in capo delle truppe Usa in Afghanistan, il generale Stanley A. McChrystal richiede da tempo. Che bisogno c’e’ di mandare altri militari quando il pericolo arriva dal Pakistan e non dal paese confinante?
La risposta potrebbe essere nell’attentato di oggi all’ambasciata indiana di Kabul, che ha provocato 13 morti. E’ stato rivendicato proprio dai Talebani, i quali hanno dimostrato (ancora una volta) di poter colpire al cuore della capitale afghana. Di avere la forza per destabilizzare il paese e (potenzialmente) di vincere il conflitto, come ha avvertito un report qualche giorno fa proprio McChrystal.
Barack Obama sta soppesando la situazione. Per lui, comunque non si tratta di una scelta facile. Ascolterà Joe Biden, oppure altri autorevoli membri del suo gabinetto - come il Segretario alla Difesa Robert M. Gates - secondo il quale l’Afghanistan è il problema, perchè Talebani e Al Qaeda lavorano insieme contro il Grande Satana Americano?
Mentre a Washington, i vertici dell’amministrazione discutono, i soldati a Kabul muoiono. E aumenta la frustrazione tra i generali. Il Washington Post ha pubblicato un articolo in cui si racconta di una convention a cui hanno partecipato alti ufficiali dell’esercito. Il cronista ha fatto domande sulla conduzione della guerra. Le critiche esplicite (anche se anonime) sono state fortissime nei confronti del presidente.
La riunione - che si è svolta nella capitale statunitense - si è tenuta pochi giorni dopo lo scontro (indiretto) e il faccia a faccia (diretto) tra Obama e Stanley A. McChrystal sull’invio dei rinforzi. Era stato, poi, il consigliere per la sicurezza nazionale James L. Jones ad andare in televisione per sconfessare pubblicamente le posizioni de l comandante delle truppe in Afghanistan. Quell’intervista è stata definita “uno schiaffo in faccia al generale” da parte dei militari sentiti off the records dal W.P.
Devono decidere cosa fare, e farlo in fretta, è stato il leitmotiv delle lamentazioni e dei commenti raccolti alla convention. I generali sono inquieti, dunque. Temono che la confusione e l’incertezza degli obiettivo politici della guerra non faccia altro che produrre disastri. Il morale delle truppe che operano nel paese asiatico è basso. C’è disillusione e depressione. Lo racconta un’inchiesta del Times di Londra. I soldati si chiedono quale è la loro missione. Si sentono abbandonati, perduti. Il Comandante in Capo deve fare in fretta. Deve deciderle e comunicare alle truppe quale è la loro missione in Afghanistan. Prima che sia troppo tardi.
- Giovedì 8 Ottobre 2009
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Commenti
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Il 9 Ottobre 2009 alle 14:40 Obama e il Nobel per la pace: un premio a quello che deve ancora fare - Mondo - Panorama.it ha scritto:
[...] Secondo Thorbjon Jaglad, il Nobel per la Pace non è in contrapposizione con il ruolo di Comandante in Capo di un paese, gli Stati Uniti, che stanno conducendo una guerra in Afghanistan, dove i soldati e i civili muoiono ogni giorno. Proprio il premio, secondo alcuni osservatori, potrebbe rilanciare la leadership di Barack Obama in un momento in cui questa appare un poco offuscata a causa delle indecisioni e dei tentennamenti sulla strategia da adottare a Kabul. [...]
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