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- Un commento

Complotto, colpo di stato militare (incruento e non); rivolta dei militari, ammunitinamento contro il comandante in capo. E poi: proiettili in fronte (in testa) come strumento di dialettica politica, assassinio (politico?); dimostrazioni, marce di falangi (armate e non) su Capitol Hill, sull’intero Congresso, con obiettivo deputati e senatori, nessuno escluso; una nuova rivoluzione negli Stati Uniti, come da tradizione, come insegnato dai Padri Fondatori.
Dopo l’avvento di Barack Obama alla Casa Bianca, dopo i primi mesi di governo dell’amministrazione ma soprattutto dopo l’inizio della discussione sulla riforma sanitaria, il linguaggio della politica americana si è radicalizzato. Il Politically Correct è stato (parzialmente) abbandonato. Lo hanno fatto esponenti del partito democratico, lasciandosi andare a espressioni poco gentili, addirittura rozze nei confronti degli avversari politici; lo fanno soprattutto gli opinion makers della destra estrema.
Mediamatters for America, uno dei più importanti osservatori sui mezzi di comunicazione, ha pubblicato un resoconto delle uscite più forti, delle espressioni più radicali dette da alcuni dei columnist della extremist right-wing. Una retorica che rischia di alimentare il clima di scontro, avvelenare il dibattito, esacerbare gli animi; parole che potrebbero produrre anche effetti inaspettati, come quello di “armare” (metaforicamente) settori estremi, gruppi marginali al limite della lotta violenta, o (magari, materialmente) individui nella crociata conto il presidente (come alcune volte è successo nella storia degli States). Il tono usato da Mediamatters for America è preoccupato.
Cita per primo, l’analisi del think-tank, l’articolo di uno degli editorialisti di punta della rivista web Newsmax, John Perry, il quale ha avvertito i suoi lettori che “l’opera intrapresa da Obama di trasformare la nazione in uno stato marxista rischia di diventare un invito ai militari per un colpo di stato senza spargimento di sangue che ristabilisca e difenda la Costituzione attraverso un nuovo governo. “Un golpe non è una soluzione ideale, ma le idee radicali di Barack non sono accettabili” - scrive il giornalista.
Un intervento dei militari è richiesto (indirettamente) da un’altra delle voci più ascoltate nell’etere, da uno dei “Re” dei network radiofonici della destra americana: Jim Quinn. In una recente trasmissione, ha fatto appello ai soldati a “stare attenti a Barack Obama perchè quest’uomo vi farà fuori tutti, vi farà uccidere. E’ una persona senza scrupoli” - chiosa il “radio predicatore.
Glenn Beck è ora uno dei più famosi personaggi mediatici del momento. Con le sue pungenti campagne contro l’amministrazione, fatte attraverso la trasmissione che conduce su Fox News, l’opinionista è diventato l’avversario numero della Casa Bianca. Beck - al contrario dei suoi colleghi - non chiede l’intervento dei soldati, un colpo di stato, ma accusa il presidente di averne già attuato uno.
“Ci stanno rubando l’America” - ha detto nel suo programma a metà settembre, l’uomo che, secondo alcuni osservatori rappresenta una buona fetta dell’opinione pubblica americana. “Ma voi dovete spararmi in fronte se volete fermarmi, per mettermi a tacere. Perchè voi state risvegliando un gigante silente. Lo sapete — ha proseguito Beck - che la rivoluzione americana fu fatta dal 12% della popolazione? Bene, adesso noi siamo il 30% di questa nazione”. Il tema di una Nuova Rivoluzione, che rimetta in carreggiata il corso della storia americana dopo la “deviazione” offerta dall’elezione di Barack Obama è il più ricorrente.
Michael Savage, commentatore politico sull’estremista Talk Radio Network, la chiede per fermare la nuova ondata politica e culturale che sta “invadendo” il paese.
Toni bellicosi, quindi. Non inusuali, ma ora estremizzati. Toni che indicano un particolare momento per gli Stati Uniti. Ricco di tensioni, foriero di inquietudini. E, come è accaduto in passato, in questi frangenti, è possibile che gruppi o individui fanatici si muovano.
Si sa che le preoccupazioni dei servizi di sicurezza per l’incolumità del presidente sono triplicate da quando Barack Obama è entrato alla casa Bianca, come sono raddoppiate le minacce di morte nei suoi confronti. L’ultimo tabù è caduto qualche settimana fa, quando qualcuno ha aperto una pagina su Facebook con un sondaggio in cui si chiedeva se era giusto assassinare Barack Obama.
Il sito è stato chiuso poco dopo, ma l’impatto della misteriosa iniziativa è stato fortissimo. Non è stato considerato uno scherzo di cattivo gusto, ma quantomeno un’allarmante spia di quanto alcuno fantasmi, che si nascondono nelle viscere dell’America, rischiano di tornare in vita. L’America quale ha già visto nella sua storia, il sangue dei suoi presidente scorrere sulle strade.
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- Venerdì 9 Ottobre 2009
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