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Obama e il Nobel per la pace: un premio a quello che deve ancora fare

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  • Tags: Barack Obama, obamamania, Premio-Nobel-per-la-Pace, Stati Uniti
  • 15 commenti
Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori.
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Stati Uniti

E’ il quarto presidente degli Stati Uniti a ricevere il Premio Nobel, ma è il primo ad ottenerlo non per il passato, ma per il futuro; non per le cose che ha fatto, ma per quelle che intende fare; non per il mondo che ha lasciato, ma per quello che intende costruire.

Prima di lui, Jimmy Carter, per il suo impegno (post mandato) per risolvere i conflitti internazionali; Woodrow Wilson, il vincitore della Prima Guerra Mondiale, il padre della dottrina dell’Interventismo democratico, e Theodore Roosvelt, nel 1906. Tutti nomi illustri della Storia Americana, ma quando vennero premiati avevano già fatto quella storia, nessuno di loro l’aveva vinto a soli nove mesi dalla loro entrata alla Casa Bianca.

Per tutti i “Nobel watchers“, gli esperti che sanno come vanno le cose nelle riservatissime stanze del comitato, era impensabile che Obama vincesse: troppo presto. In prima fila, tra i candidati c’erano attivisti per i diritti umani in Cina. Lui, invece, ha segnato un altro record.

La decisione del Comitato di Oslo è una scommessa: sulla speranza e sulla volontà (e la ricerca) del dialogo tra le nazioni; premia una politica che dopo gli anni di George W. Bush, il suo successore ha annunciato di voler cambiare e di impostare all’insegna del multilateralismo, attenta ai ruoli degli organismi sovranazionali come le Nazioni Unite.

Le motivazioni sono esplicite: “Solo raramente si è vista una persona che abbia avuto la stessa capacità di attirare l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale e di dare alle persone maggiore speranze per il loro futuro” - si legge sulla nota del Comitato norvegese.  “La sua diplomazia è fondata sul concetto che coloro che guidano il mondo devono farlo sulla base di valori condivisi dalla maggioranza della popolazione mondiale”.

L’icona globale, come è stato presentato dai media in questi lunghi mesi, ora - all’iniziodella sua opera - ottiene, attraverso il Premio Nobel, una sorta di mandato internazionale. Che sembra travalicare il semplice cambiamento di rotta nella politia estera degli Stati Uniti.

L’invito è quello a mantenere le promesse nel cambiare la natura del ruolo dei Potenti. A perseguire una nuova visione della leadership (morale) degli Usa nel Mondo, improntata sulla diffusione e non sull’esportazione della democrazia.

Barack Obama è stato premiato per i suoi primi passi: per l’accordo con la Russia per la riduzione degli arsenali nucleari, per la risoluzione approvata alle Nazioni Unite in una storica seduta del consiglio di sicurezza, condotta (per la prima volta dopo 30 anni) da un presidente americano, ma anche per lo storico discorso del Cairo rivolto al mondo musulmano, per la sua apertura all’Iran, per il suo impegno per
risolvere il conflitto israelo-palestinese. Un premio che, secondo Thorbjon Jaglad, presidente del comitato per il Nobel, somiglia a quelli concesso in passati a personaggi come il tedesco Willy Brandt e il russo Mikhail Gorbaciov, due personaggi che hanno contribuito a distendere e normalizzare i rapporti tra Est e Ovest. Ora, altri muri devono essere abbattuti e Obama avrebbe già iniziato a farlo.

Secondo Thorbjon Jaglad, il Nobel per la Pace non è in contrapposizione con il ruolo di Comandante in Capo di un paese, gli Stati Uniti, che stanno conducendo una guerra in Afghanistan, dove i soldati e i civili muoiono ogni giorno. Proprio il premio, secondo alcuni osservatori, potrebbe rilanciare la leadership di  Barack Obama in un momento in cui questa appare un poco offuscata a causa delle indecisioni e dei tentennamenti sulla strategia da adottare a Kabul.

Allo stesso tempo le sue scelte (inviare o no i rinforzi chiesti, cambiare la natura della missione americana in Afghanistan) non potranno non tenere conto del Nobel. Per Barack Obama è ora un imperativo che Kabul non diventi il suo Vietnam.
Riuscirà il presidente degli Usa ad essere all’altezza del mandato globale che gli arriva dalla piccola Oslo ?

  • michele.zurleni
  • Venerdì 9 Ottobre 2009

Vedi anche:

  • Aung San Suu Kyi: l'incubo senza fine del Nobel birmano
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Commenti

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Il 9 Ottobre 2009 alle 19:45 vincenzoaliascontadino ha scritto:

Nobel regalati come Ferrero che offre scambiando Comunismo con i Rocher?

Io credo che, anziché avere la pace si avrà, pace eterna se si continua così: Nobel dati come le noccioline alle scimmie e chi, veramente ha speso tutto compreso la famiglia, per intenderci, il nostro Presidente del Consiglio Onorevole Silvio Berlusconi che da anni si batte per la pace accordi e rafforzare amicizie e relazioni che gli procurano solo fastidi e guai, così evidenti, sotto gli occhi di tutti, tranne quelli che, non soffrono di cataratta, malattia di Marx, come la Sindrome di Stoccolma! L’altro eclatante e assegnarlo a Dario Fò che ogni giorno vomitava “ lode ” per la Santa Chiesa e, i risultati venuti fuori Nell’Unione, nel momento in cui di aggiungere” radici Cristiane “, oppure, chiamare “Unione” anziché, “ Stati Uniti D’Europa “ in Onore della fu Urss, visto che erano a stragrande maggioranza ed, odiando gli Usa. “ Stati Uniti D’Europa rappresentativa migliora anche nella fonetica, ma a questi Kompagnuzzi gli faceva schifo!
Sicuramente Barak Hussein Obama, sarà più bravo in futuro, ma per ora ci sono solo i presupposti e alcune lacune come la chiusura del carcere di massima sicurezza di Quantanamo che indebolisce la lotta a criminali e non insorti di occupanti ciò vorrebbe dire che, sia gli Usa, che l’Ue ha sbagliato tutto a non definirli “ Resistenti ” e non feroci assassini capaci di circuire esseri umani a farsi saltare con C4 in ospedali, asili, piazze e mercati e fare di solito vittime innocenti, come lo fu per i 4000 e più uccisi al G0. Con queste ragioni che la sua stella e consensi sono in ribasso e che il Pentagono richiede altri 40.000 soldati. Come già affermato da un noto terrorista loro non cambieranno mai era una “ Mela Marcia ” nostrana uno di quelli che la Sinistra farà “ Onorevole “ perché fulminato da Caino, sulla strada di Damasco, nascondendo che sotto il pastrano avevano kalashnikov o trasportavano verso teatri di “ resistenza “ Katiuska, qassam grad o
polonio 210. By Vincenzo Alias Il Contadino. Matera http://vincenzoaliasilcontadin.....inder.com/
http://vincenzoaliasilcontadin.....chiale.it/
http://www.flickr.com http://www.facebook.com

Il 9 Ottobre 2009 alle 19:46 Barack Obama Premio Nobel per la pace 2009 - Mondo - Panorama.it ha scritto:

[...] Obama e il Nobel per la pace un premio a quello che deve ancora fare [...]

Il 10 Ottobre 2009 alle 0:20 Nobel per la Pace a Barack Obama: il testimonial perfetto per un prodotto senza appeal commerciale? | Video Folli ha scritto:

[...] Sofri sul suo blog, Piero Vietti sul Foglio, Antonio Carlucci sull’Espresso, Michele Zurleni su Panorama), dovremmo [...]

Il 10 Ottobre 2009 alle 16:56 Obama Nobel per la Pace » Il Giornale del Passatore ha scritto:

[...] so se quella bambina meritasse di condividere il Nobel di Obama (che è parimenti dato sulla fiducia, come fosse una profezia che si deve autoavverare), certo è [...]

Il 11 Ottobre 2009 alle 9:31 indigesto ha scritto:

Fumagalli,è proprio questo il punto! La lotta di classe non porta nè al benessere, nè all’uguaglinza! porta alle dittature sanguinose! Dovresti essertene accorto! A maggior ragione chi porta le pezze può nella libertà cercare e trovare inserimento nel benessere, invece di vagheggiare una società fatta di disperati, per poi finire sui gommoni, per la gioia di qualche drittone!
Quanto al Nobel ad Obama di ridicolate nell’assgnazione del Nobel se ne sono già viste tante. Speriamo che serva giusto come augurio ad Obama, che gli auguri li merita. Questo si!

Il 12 Ottobre 2009 alle 10:50 indigesto ha scritto:

Dimentichi gli albanesi, se ti fermi ai gommoni. E poi, se si dicono rifugiati politici quelli che provengono dall’Africa è solo per le loro lotte intestine, scoppiate con la fine dell’era coloniale. Con questo non va giustificata quell’era, che pure ne dovette sedare tante. Ma qualche motivo per pensare che sarebbero comunque riprese, e rese più cruente con l’introduzione delle armi tecnologiche, c’è! Sul consumismo si potrebbe anche essere d’accordo ma bisognerebbe innanzitutto convincere quelli che lo inseguono sui gommoni! Noi siamo scesi dall’albero da tempo, e risalirci è duro!

Il 12 Ottobre 2009 alle 12:43 Il Nobel a Obama fa infuriare i repubblicani - Mondo - Panorama.it ha scritto:

[...] Il Nobel per la Pace fa riconquistare al suo vincitore quella statura morale (e politica), quella au… Se si pensa poi che alcuni importanti esponenti repubblicani (tra cui anche il governatore della California Arnold Schwarzenegger) hanno dato un assenso di massima alla riforma sanitaria, si comprende come la rabbia sia forte tra le fila del partito. Obama, in un cul de sac, fino a qualche giorno fa, ora potrebbe uscirne. [...]

Il 18 Giugno 2010 alle 23:44 pasalaam ha scritto:

Non sò se il Barakkino sarà un buon presidente, gli inizi non sono rassicuranti. I suoi precedenti sono abbastanza incerti: madre ingrossata a 18 anni da un padre pezzente, i due sgambettando per il Mondo mentre il pargolo veniva allevato dai nonni materni. Durante le elezioni ha detto si a tutti nel timore di scontentare qualcuno. Ora non fà nulla per gli uni, nel timore di far inviperire gli altri. Il suo comportamento stizzoso e introverso non sembra annunciare sagge decisioni future. Come un bambino viziato esagera nelle minacce, finendo per apparire poco credibile ed incitando gli avversari. Lungi dal rassicurare, il suo comportamento ispira tenerezza. Anche le donne che lo hanno votato in massa, più per compassione che per convinzione, incominciano a rendersene conto. Tempi duri attendono gli americani. E noi con loro, purtroppo.

Il 20 Giugno 2010 alle 6:10 anna.one ha scritto:

pasalaam, la sinistra ha creato un Barakkino che non esiste, ed ora sono delusi.

Gulf War 3

http://article.nationalreview......mark-steyn

Il 20 Giugno 2010 alle 11:37 spyun ha scritto:

Anna.1, più che sinistra lo definirei un senso umanitario più equo. Forse fu il seguito di parecchi errori di Bush che si avventurò in guerre dall’esito disastroso più per interessi di una casta che del popolo statunitense. Comunque il disastro economico finanziario non fu provocato da quello che definisci sinistra ma è un sinistro di destra. La Gulf War 3 non sarebbe stato Bush o chi altri a fare meglio di Obama essendo una situazione “imprevedibile” ossia, osando oltre le capacità umane. Se si hanno intelligenze dovevano prevedere la possibilità di un disastro, sia per errore umano che naturale considerando un terremoto sottomarino che buttasse all’aria l’impianto, se non ci si può arrivare dovrebbe essere proibito, senza mezzi tecnici praticabili. E’ la stessa cosa che lanciare una stazione spaziale che va in avaria e non si può intervenire. Le previsioni parlano che la falla butterà fuori petrolio per tutto il 2012 e 10 volte maggiore di quanto dice la BP. Staremo a vedere certo che Topolino di grane ne ha ereditate tante.

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