L’Iran, il boia e la (vera) democrazia

Farian Sabahi, docente presso l'Università di Torino e giornalista specializzata, scrive per il Sole24ore, Io Donna e Vanity Fair. Collabora con alcune radio locali e straniere. Per Bruno Mondadori ha scritto Storia dell'Iran (dal 1892 a oggi).
Impiccagioni pubbliche in Iran

Impiccagioni pubbliche in Iran

L’Iran aspira ad essere una democrazia ma l’alta affluenza alle urne, spesso esibita dalle autorità di Teheran, non è una prova. A una democrazia vera servono libertà di stampa e anche un autentico dibattito politico con contraddittorio e qualche filtro in meno per la selezione dei candidati alle elezioni. Ma, soprattutto, una vera democrazia non può permettersi di condannare a morte chi organizza e partecipa alle manifestazioni di protesta.

E’ accaduto sabato a Teheran, dove il tribunale di primo grado ha condannato alla pena capitale tre persone arrestate durante le proteste, cui se ne è aggiunto un quarto stamane, Hamed Ruhinejad, arrestato prima delle elezioni contestate in piazza. Non conosciamo tutti i loro nomi ma solo le iniziali: M.Z., A.P. e M.E. Le prime iniziali sono probabilmente del trentasettenne Mohammad-Reza-Ali Zamanì, di lui aveva parlato nei giorni scorsi un sito riformista. Filo-monarchico, Zamanì avrebbe ammesso di essere una spia, confessione che (secondo i gruppi per la tutela dei diritti umani) sarebbe stata estorta sotto tortura, una brutta abitudine che i rivoluzionari hanno ereditato dalla Savak, la terribile polizia segreta dello scià Muhammad Reza Pahlavi. Del quarto dissidente, condannato stamane, la sua confessione “usata al maxiprocesso” per spaventare gli altri.

Gli altri due condannati avrebbero legami con i Mujaheddin del popolo, la più importante organizzazione di opposizione armata alla Repubblica islamica che gli Stati Uniti includono nella lista nera del terrorismo ma è stata depennata dall’elenco dell’Unione europea.

M.Z., A.P. e M.E. sono i primi ad essere condannati a morte per le proteste seguite alle contestate elezioni presidenziali del 12 giugno. Ma non sono le sole vittime della repressione. L’opposizione ha parlato di almeno sessantanove morti durante la repressione, compresi alcuni uccisi dalle torture in carcere.

L’impressione è che la solidarietà internazionale non sia stata sufficiente ad aiutare i protagonisti del movimento di protesta. E che alle autorità di Teheran poco importi l’impatto che queste condanne a morte possono avere sull’opinione pubblica internazionale. Non credo sia però questo il modo per dimostrare la solidità della leadership dopo le controverse elezioni di giugno, i sospetti di brogli, le proteste di piazza e la successiva crisi istituzionale.

A far meditare sul cammino che l’Iran deve ancora percorrere per diventare una democrazia (effettiva) è anche la condanna a morte di diversi giovani che hanno commesso reati quand’erano minorenni. E’ il caso della pittrice Delara Darabi impiccata a maggio. E del ventunenne Behnud Shojaì, che ha scontato quattro anni di carcere e domenica mattina è stato impiccato nel carcere di Evin, a Teheran, per un omicidio commesso quattro anni fa. Il 18 giugno 2005 passeggiava in parco Vanak, nella capitale, quando il ventenne Omid lo avrebbe minacciato con un coltello. Si è difeso ma questa spiegazione non è bastata a salvargli la vita.

E’ vero che i paesi dove esiste la condanna a morte sono tanti, compresi gli Stati Uniti, e andrebbe abolita. Ma l’Iran ha ratificato la Convenzione internazionale dei diritti del fanciullo e dovrebbe rispettarla. Il problema è che per il codice penale iraniano le bambine sono maggiorenni a 9 anni e i ragazzini a 15. E’ una questione di diritto: l’Iran deve recepire che maggiorenni si diventa, solo e soltanto, a 18 anni, come prevede il diritto internazionale.

Commenti

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Il 12 Ottobre 2009 alle 19:55 jane55 ha scritto:

Ho come la sensazione che il grande movimento riformista iraniano sia stato gradualmente abbandonato a se stesso, intanto dalla politica mondiale e poi di riflesso, forse per un lento processo di disinformazione, dall’opinione pubblica internazionale.Questo, insieme al fatto che il mondo occidentale si e’ piu’ o meno rassicurato dopo le promesse di chiarezza del regime, ha permesso quella che considero una nuova sfida, le condanne a morte e l’esecuzione avvenuta nella giornata mondiale contro la pena di morte.Non dico che debbano partire dei caccia dalle basi americane nel mare nostrum per bombardare l’iran, sarebbe catastrofico per tutta l’area mediterranea, ma una maggiore fermezza contro un regime che se ne infischia dei diritti umani forse sarebbe auspicabile.Sembra quasi che il regime si senta onnipotente, e senz’altro persegue una sua politica interna ed estera che non tiene conto delle richieste di maggiore flessibilita’ che provengono dall’esterno.Ma una lezione la storia ce la insegna. Nel momento in cui i regimi debbono usare condanne a morte o debbono ricorrere all’assassinio di ragazzine che manifestano il loro desiderio di liberta’, ebbene e’ proprio allora che manifestano la loro debolezza, perche’ si reprime cio’ di cui si ha paura. E ancora se si e’ coscienti di aver sempre rispettato la volonta’ del popolo espressa in maniera libera, non si temono ne’ manifestazioni di massa, ne’ movimenti di opposizione , anzi li si integra prendendone gli spunti politici atti a far progredire il paese.E vorrei aggiungere che se si arriva a condannare a morte chi sbaglia,sia esso minore o no,vuol dire che non si ha la capacita’ ne’ i mezzi di recuperare alla societa’coloro che commettono errori,siano essi gravi come l’omicidio.Non parliamo poi della maggiore eta’ per le ragazzine di 9 anni, che forse e’ solo un modo per permettere unioni matrimoniali che altrimenti sarebbero aberranti, e comunque e’ soltanto una delle tante facce dell’infanzia negata.

Il 13 Ottobre 2009 alle 0:13 enrico fumagalli ha scritto:

Cosa risalta nell’articolo è che come al solito gli USA non ne beccano una mettendo nella lista nera i Mujaheddin del popolo, che magari non sono proprio dalla loro parte ma l’unica organizzazione in grado di combattere i clerici che di democrazia proprio non ne vogliono sapere. Per fortuna in Europa qualcuno lo ha capito, segno che sarebbe ora di dire ad Obama e madama Clinton, di badare ai fatti di casa loro che di casini ne han già combinati fin troppi. Il resto niente di nuovo, ordinaria amministrazione dei regimi.

Il 13 Ottobre 2009 alle 0:47 enrico fumagalli ha scritto:

Principessa, in Cina sei musulmani sono stati condannati a morte in seguito ai disordini a Xinjiang lo scorso 5 luglio. Forse non se ne da risalto perchè dai giustiziati i cinesi ne estraggono organi per i trapianti. I disordini provocarono oltre 200 morti e 1.600 feriti. A prevenire interventi inopportuni, preciso che polizia ed esercito intervenirono per sedare la rissa e non reprimere, era lite tra etnie locali.

Il 13 Ottobre 2009 alle 15:26 indigesto ha scritto:

Se la democrazia vera è quella che vagheggiano certi nostri raggruppamenti politici,sarebbe opportuno che ci si informasse meglio sulla loro matrice.
La nostra libertà di stampa, il nostro Rarlamento, Sede legittimata dalla nostra Costituzione per ogni autentico dibattito politico, e i nostri Filtri per scegliere i Candidati (liddove francamente manca una Legge che dia un Ordinamento ai Partiti acchè li scelgano, tra l’altro, con maggior rigore), non abbisognano di esempi tratti da altri Paesi.
Quanto all’Iran è opinabile che senza la Savak Komeini non ci sarebbe arrivato da solo ad introdurre la tortura. Per la pena di morte cosa dire se anche le democrazie cosiddette avanzate ancora l’adottano? Poi ogni Paese se la gestisce secondo suo piacimento. Personalmente sarei per comminarla in maniera “virtuale”, poichè contestualmente alla pronuncia di condanna dovrebbe esserne specificata l’esecuzione “sine die”. Ma è una mia idea balzana, se si vuole. Per concludere, sono troppi gli accordi internazionali che questo Iran non rispetta, oltre alla Convenzione per i diritti del fanciullo, e chissà quanta attenzione porrebbe alla solidarietà internazionale verso i movimenti di protesta; porterebbe a quel Paese solo altre condanne a morte! La democrazia è un frutto che va colto, quando è maturo, con le proprie mani e nel proprio giardino!

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