
Cina: impianto nucleare nello Shanxi (Credits: La Presse)
Lo sforzo mostruoso che sta compiendo la Cina per aumentare del 600% la produzione di energia nucleare porta con sé una domanda da un milione di dollari: riuscirà Pechino ad accumulare abbastanza uranio per alimentare tutte le centrali che ha intenzione di costruire nei prossimi anni?
Da quando ha iniziato la sua corsa verso la modernità la Repubblica popolare ha consumato talmente tante materie prime da trasformarsi in un Paese che ha bisogno di importarne dall’estero in quantità sempre maggiori.
Secondo l’Associazione Mondiale di Operatori del Nucleare la Cina avrebbe solo 68.000 tonnellate di riserve di uranio, pari a circa l’1% della disponibilità mondiale. Nonostante questo, Pechino ha deciso di avventurarsi nel piano di espansione nucleare più ambizioso mai realizzato al mondo. Sulla base di una produzione nazionale di 769 tonnellate nel 2008, l’Associazione ha stimato che la Cina avrà bisogno di importarne almeno 2000 nel 2010.
Il regime naturalmente non pubblica statistiche sulla produzione di uranio nazionale, ma sapere che ha intenzione di installare nuovi reattori per raggiungere una capacità di 70 gigawatt, 60 in più rispetto ai 9,1 attuali, è sufficiente per immaginare che le riserve che ha a disposizione non basteranno per raggiungere un obiettivo tanto ambizioso.
Va ricordato che, prima che venga utilizzato come carburante, l’uranio grezzo deve essere sottoposto a un lungo e costoso processo di conversione ed arricchimento. Una società di consulenza americana ha stimato un costo di circa 80 dollari al chilo per l’uranio grezzo, di 6,25 dollari per la conversione e di 160 per l’arricchimento. Se un impianto da un gigawatt richiede circa 100.000 unità di uranio per funzionare, aggiunge il South China Morning Post, solo per alimentare i reattori attuali la Cina dovrebbe spendere circa 322 milioni di dollari.
Negli ultimi tempi Pechino si è data da fare per scoprire nuovi giacimenti in patria. Le due compagnie nazionali China National Nuclear Corporation (Cnnc) e China Guangdong Nuclear Power Corporation (Cgnpc) si sono attivate per fare in modo che venissero scavate nuove miniere e ampliate quelle già esistenti.
Ancora, quattro nuove condutture dovrebbero far arrivare in Cina 1.815 tonnellate di uranio all’anno e la recentissima joint venture fondata da Cgnpc e la Kazatomprom, la compagnia statale kazaka che controlla i ricchi giacimenti del Paese, dovrebbe rifornire Pechino di alte 1.725 tonnellate. Quanto basta per soddisfare le (preoccupanti) ambizioni nucleari del gigante asiatico.
- Martedì 13 Ottobre 2009
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Commenti
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Il 13 Ottobre 2009 alle 19:32 nikiron ha scritto:
Sì, perchè preoccuparsi? Il mondo è già una discarica…
Ricordati Enrico che la madre dei cretini è sempre in cinta…qualunque sia la loro nazionalità.
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