
La fiesta è finita. Quella dello scorso 27 settembre potrebbe essere stata l’ultima corrida a essere celebrata nella città di Barcellona. E forse una delle ultime in tutta la Spagna. Il dibattito intorno alla tauromachia va avanti da anni nel paese iberico, ma adesso sembra che i nemici dell’antico spettacolo abbiano segnato un punto decisivo a loro favore.
Lo scorso mese la “plataforma Prou“, un collettivo anticorrida, ha presentato al parlamento catalano una proposta di legge popolare per proibire le corride in Catalogna. Accompagnata da 180mila firme. La decisione adesso spetta ai partiti. La sinistra e gli ambientalisti di Icv hanno già annunciato che voteranno a favore se i socialisti al governo o i nazionalisti di Ciu decideranno per l’appoggio alla legge non ci saranno più corride a Barcellona. Il che potrebbe presto estendersi a catena in altre regioni.
La plaza de toros della città catalana è infatti una delle principali del circuito di tutta la Spagna, tanto che il matador più famoso al momento nelle arene, il “messia” José Tomàs, ha chiuso la sua stagione proprio nella “Monumental”. Da cui è uscito portato in trionfo e sventolando la bandiera catalana. Un silenzioso segno di sfida, come a dire che la tradizione taurina accomuna tutti gli spagnoli, anche quelli che non si sentono tali.
Piazze piene, urne vuote, si potrebbe dire così: le corride continuano ad attrarre gli “aficionados” di sempre e i tanti turisti ma l’appoggio popolare va scemando. Specialmente in Catalogna, dove la “fiesta” viene vista dai nazionalisti come sanguinario retaggio culturale della Spagna da cartolina. I sondaggi, secondo i rappresentanti di “Prou”, danno l’80 per cento della popolazione contraria alle corride. E non è un dato da sottovalutare a pochi mesi dalle importanti elezioni regionali, con la crisi economica che si fa sentire duramente (e le alte spese municipali per l’organizzazione delle corride).
Secondo il veterano commentatore taurino Antonio Lorca, del Paìs, la colpa della possibile sparizione della fiesta che tanto piaceva a Ernest Hemingway, non sarebbero tanto gli animalisti quanto i gestori delle arene, delle scuderie e i toreri stessi.
“Ormai il mondo dei toreri è obsoleto, maneggiato da impresari del passato… comandano la frode e la manipolazione… Il toro coraggioso e di razza già non esiste più: su imposizione degli impresari hanno voluto un animale talmente bonaccione che lo spettacolo non interessa più a nessuno”.
- Martedì 13 Ottobre 2009
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