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La Blue Line? Roba da matti

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  • Tags: Israele, Libano, Unifil
  • 2 commenti

Militari italiani dell'Unifil di stanza in Libano

Si chiama Blue line ed è la linea armistiziale che separa il Libano da Israele. Da qui dipendono molti delicati equilibri del medioriente.

Qui i sistemi di sicurezza sono ai massimi livelli. Chiunque tenti di avvicinarsi senza autorizzazione è un uomo morto. Nelle settimane scorse qualcuno ha osato farlo: non solo si è avvicinato, ma l’ha anche oltrepassata ed è ancora vivo.

Non conosciamo la sua vera identità, ma sappiamo dalle autorità italiane Unifil che è un uomo con problemi psichici di nazionalità israeliana.

All’inizio di settembre l’uomo si è perso e ha sconfinato, entrando nel territorio libanese. Un vero e proprio miracolo, visto che la zona dovrebbe essere impenetrabile: strisce di terreno minate, telecamere ovunque, rete controllata elettronicamente, sensori, torrette e antenne spia ad alta precisione. Neppure il terreno sabbioso per individuare le tracce di eventuali intrusi ha funzionato.

Ad intervenire è stato il Comando Italiano Unifil, che ha consegnato l’uomo prima alle LAF (Lebanese Armed Forces) e poi ad Israele.

Al di là della felice conclusione della vicenda, ci sembra interessante il fatto che - a oltrepassare la Blue Line - sia stato un uomo affetto da gravi problemi psichici. Non tanto perché un uomo sano di mente non si arrischierebbe mai a oltrepassare uno dei confini più militarizzati del mondo, quanto perché la Blue Line, in realtà, non esiste. Non esiste un confine politico riconosciuto da entrambi gli Stati, né una linea riconosciuta internazionalmente. Esiste solo un confine immaginario che viene di volta stabilito a livello militare e che solo un matto poteva involontariamente “contestare” oltrepassandolo. Come mai si sarebbe sognato di fare - senza autorizzazione - nessun altro Stato, né agenzia internazionale.

“Sugli infiniti punti che definiscono questa linea - spiega il Capitano Bastiani, responsabile P.I., Promozione e Reclutamento della base di Tibnin - ne sono stati individuati fino ad ora solo 198, sui quali Libano ed Israele si sono mesi d’accordo per posizionare un Blue Pillar“, una sorta di marcatura per consolidare la pace.

Dietro ad ogni Blue Pillar, c’è un’intensiva opera di bonifica per eliminare nella zona le mine T4 anti-uomo e creare un varco. Il Tenente Marianna Calò è la prima donna al Genio Italiano responsabile delle attività di ‘sminamento‘. Ad un suo ordine la sua squadra indossa il casco e il pesante indumento protettivo ed inizia l’attività di bonifica: turni non-stop di 40 minuti (15 durante l’estate).

L’opera di “altissima diplomazia” ha invece luogo nella base UN PSN 1-32A (unica frontiera autorizzata tra lo Stato d’Israele e il Libano) . E’ qui che il Generale Graziano, Force Commander della missione Unifil, incontra ogni mese le delegazioni di esperti militari libanesi ed israeliani, assumendo il ruolo di “moderatore” o meglio ancora di “maestro d’orchestra” dei colloqui.

“La straordinarietà del Tripartite Meeting - spiega il Capitano Bastiani - è legata al fatto che libanesi ed israeliani possono, nell’arco di una mattinata, incontrarsi e confrontarsi in maniera assolutamente costruttiva e pacata. Si cerca un accordo sull’andamento della Blue Line e il connesso marking process“. In sostanza si tenta di individuare nuovi spazi sui quali piantare un altro Blue Pillar.

Quando saliamo sulla torre di controllo della base UN PSN 1-31, il punto più alto di osservazione, ci sentiamo nel mirino. Abbiamo la sensazione che dall’altra parte della Technical Fence ogni nostro gesto venga registrato. Guai ad usare una macchina fotografica. Israele è oltre il nostro binocolo, che ci guarda.

La differenza tra i due paesi è subito evidente. Dall’altra parte i condomini bianchi e splendenti sono inseriti in un progetto urbanistico prestabilito, dove le linee sono nette, le strade impeccabili, i campi coltivati e i colori della terra vivaci ed esplosivi. Da questo lato invece, al posto dei condomini c’è una base militare, le linee sono sfumate, le strade imperfette, la vegetazione è selvaggia e la terra arida. Ma anche da questa parte - nella parte libanese della Blue Line - i colori esplosivi non mancano.

  • silvia dogliani
  • Mercoledì 14 Ottobre 2009

Vedi anche:

  • Ecco che cosa fanno (per la pace) i nostri soldati in Libano
  • Missione Unifil. Il ringraziamento (agli italiani) dei sindaci libanesi
Spiagge malesiane a metà prezzo: solo per coppie in crisi »
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Commenti

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Il 29 Gennaio 2010 alle 13:48 Cambio della guardia in Libano: era proprio necessario? - Mondo - Panorama.it ha scritto:

[...] abitato da circa 600.000 libanesi per il 70 per cento sciiti tra il fiume Litani e la “Blue Line“, il confine non ancora ufficialmente delimitato con [...]

Il 1 Giugno 2011 alle 10:31 LIBANO/Militari italiani in missione: stimati, eppure sotto attacco | Independnews.com ha scritto:

[...] una giovane donna di 29 anni alla sua prima missione. Quando l’ho incontrata nei pressi della Blue Line, la linea armistiziale che separa il Libano da Israele, era la prima donna al Genio Italiano [...]

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