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Qual è la capitale di Israele? E perché i giornali non riescono a mettersi d’accordo?

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  • Tags: ehud-barak, Generazione Tel Aviv, Gerusalemme, Israele, Palestina, stampa-italiana, tel-aviv
  • 7 commenti
Anna Momigliano è una scrittrice e giornalista milanese di 29 anni. Va spesso in Israele a trovare amici e parenti. Per Marsilio ha scritto Karma Kosher.
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Il consiglio dei ministri: "governo di Gerusalemme" o "governo di Tel Aviv"?

Il consiglio dei ministri: "governo di Gerusalemme" o "governo di Tel Aviv"?

Per avere un’idea di quanto è complessa la situazione in Israele, basta dare un’occhiata ai giornali italiani. Esistono versioni diverse su tutto: persino su questione che, da qualsiasi altra parte, non meriterebbero nemmeno di essere discusse. Per esempio: qual è la capitale?

Su questo punto, apparentemente semplice, la stampa italiana proprio non riesce a mettersi d’accordo. Prendiamo qualche titolo recente.

Il Corriere della Sera qualche giorno fa titolava: “Gelo nel matrimonio di interesse tra Gerusalemme e Ankara”.  Dove Gerusalemme e Ankara, in quanto capitali, stavano rispettivamente come sinonimi di “Israele” e “Turchia”

Anche l’Espresso ha recentemente pubblicato un pezzo intitolato “l’Amico di Gerusalemme”, che si riferiva ai rapporti tra la Cina e lo Stato di Israele.

Il Messaggero invece sembra riconoscere Tel Aviv come capitale. Infatti titolava: “Abbiamo rapito un militare”. Massima allerta a Tel Aviv, che si riferisce ai venti di guerra tra la milizia libanese Hezbollah e lo Stato di Israele.

Anche il Manifesto, che a me risulti, utilizza quasi sempre l’espressione “governo di Tel Aviv”.

Alcuni giornali dichiaratamente schierati a favore degli israeliani o dei palestinesi ne fanno una questione politica. Altri sembrano semplicemente… molto confusi sull’argomento.

La Stampa per esempio qualche tempo fa titolava: Tel Aviv non attaccherà l’Iran. E, visto che l’articolo ovviamente non si riferisce alla squadra di calcio Maccabi Tel Aviv, dobbiamo dedurne che il giornale torinese considera Tel Aviv la capitale, e che ne utilizza il nome come sinonimo di “Stato di Israele”. Ma poi in un altro articolo (questa volta preso dall’edizione internet), il quotidiano torinese parla di “governo di Gerusalemme”, in un pezzo dedicato alla difficile mediazione degli Stati Uniti sul Medio Oriente.

Oppure prendiamo Repubblica. In questo articolo dell’edizione internet, il catenaccio recita: “Il leader di Tel Aviv: C’è stato un accordo generale, anche da parte dei palestinesi”, riferendosi al primo ministro Benyamin Netanyahu. Inoltre nel pezzo si legge che Barack Obama avrebbe “elogiato il governo di Tel Aviv per i recenti passi verso la pace con i palestinesi”. Poi però sempre su Repubblica, in un editoriale di Bernardo Valli, troviamo l’espressione “governo di Gerusalemme”.

Insomma la confusione regna sovrana. Dunque, mettiamo un po’ di cose in chiaro.

Dove si trova, fisicamente, il governo israeliano?
Indubbiamente, a Gerusalemme. Lì hanno sede la Presidenza della Repubblica, il Consiglio dei Ministri, la Knesset (il parlamento unicamerale), e tutti i ministeri… tranne quello della Difesa, che invece si trova a Tel Aviv per ragioni di sicurezza.

Come si è giunti alla situazione attuale? Al tempo della partizione nel 1947, l’Onu voleva mantenere Gerusalemme come  territorio autonomo sotto la propria giurisdizione. Nel 1948 però gli Stati arabi confinanti hanno attaccato Israele: durante questa guerra Israele ha conquistato Gerusalemme Ovest, mentre la Giordania si è presa Gerusalemme Est. Nel 1967, poi, Israele ha conquistato anche Gerusalemme Est.

Qual è la capitale di Israele? Qui invece la situazione si fa più complicata. Per semplificarla, si potrebbe dire che la capitale è de facto Gerusalemme, ma de jure esistono posizioni contrastanti.

-Gli israeliani considerano Gerusalemme la loro capitale a pieno titolo. La politica israeliana è però divisa su un punto: in genere i conservatori (come l’attuale primo ministro) considerano Gerusalemme “una e indivisibile”, mentre i progressisti (come l’attuale vicepremier Ehud Barak) sono disponibili a concedere la parte orientale della città, come capitale di un futuro Stato palestinese… a patto però che i palestinesi si impegnino a rispettare la sicurezza dei loro vicini.

-Anche i palestinesi, però, considerano Gerusalemme la loro capitale. L’Autorità palestinese aveva però rifiutato l’offerta, avanzata da Ehud Barak quando era primo ministro, di dividere Gerusalemme in due, offrendo una parte di Gerusalemme Est ai palestinesi.

-Gli americani considerano Gerusalemme la capitale di Israele: il riconoscimento è stato formalizzato con una legge del 1995. Tuttavia gli Usa mantengono la loro ambasciata a Tel Aviv e considerano la parte Est di Gerusalemme territorio palestinese.

-Le Nazioni Unite non riconoscono Gerusalemme come capitale di Israele. In base a una vecchia risoluzione del 1947, Gerusalemme dovrebbe essere un territorio autonomo, sotto la protezione dell’Onu. Una soluzione oggi considerata inaccettabile sia dai palestinesi che dagli israeliani: almeno su una cosa si trovano d’accordo…

-L’Unione europea non riconosce Gerusalemme come capitale di Israele. In teoria l’Europa si attiene alla risoluzione Onu. Ma di fatto molte diplomazie europee riconoscono la posizione americana come una valida soluzione e sostengono la divisione della città in due. Tutti i Paesi europei mantengono le loro ambasciate a Tel Aviv. Gli europei chiedono a Israele di interrompere ogni costruzione a Gerusalemme Est, ma sembrano avere accettato, almeno di fatto, che Gerusalemme Ovest è sotto la giurisdizione israeliana.

  • annamomigliano
  • Mercoledì 14 Ottobre 2009

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Commenti

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Il 15 Ottobre 2009 alle 18:47 indigesto ha scritto:

La forza precede il diritto! E’ ridicolo che gli arabi invochino diritti per passate scorrerie e conquiste. Oggi la situaione è quella che è! Provassero a riconquistarla Gerusalemme, e si troverebbero contro tutto il mondo civile!

Il 15 Ottobre 2009 alle 20:26 annamomigliano ha scritto:

Da un lato lei ha ragione, ma dall’altro così il cerchio delle violenze non si chiude mai…

A modo loro, gli estremisti ci hanno provato a “riprendersi” Gerusalemme: con le bombe sugli autobus. Alla fine ha fatto male agli israeliani, e anche ai palestinesi. Ma, che io mi ricordi, non ho visto grandi dimostrazioni di solidarietà a Israele da parte del mondo civile.

I Giordani hanno conquistato Gerusalemme Est con la forza nel 1948, l’hanno persa con la forza nel 1967: oggi forse hanno imparato che negoziare è più saggio.

Il 15 Ottobre 2009 alle 21:46 indigesto ha scritto:

Innanzitutto La ringrazio per il riscontro diretto dato alle mie osservazioni.
La Comunità internazionale sa perfettamente che su quelle terre ci sono diritti atavici, e sostenuti nel tempo, del Popolo di Israele, che ha già dato (e in che modo!) alla storia delle democrazie e ancora dà ad esse contributi inestimabili di intelligenza.
C’è insomma riconoscenza. Anche il nostro Presidente avanzò, e credo ne sia ancora convinto, proposta di accogliere lo Stato di Israele in seno alla Comunità Europea.
Non sono battaglie facili, tenuto conto anche di tuttociò che inquina la politiche dei paesi occidentali; ma sono certo che, de jure o de facto, si perverrà quanto prima alla definitiva composizione della questione. Ormai i tempi sono maturi. Cordiali saluti.

Il 16 Ottobre 2009 alle 16:13 annamomigliano ha scritto:

Dubito che Israele ci tenga molto a entrare nell’Unione Europea!

Il 16 Ottobre 2009 alle 16:56 indigesto ha scritto:

In questo momento storico ho, francamente, dei dubbi anch’io. Molto dipende anche dall’assetto si darà l’Europa, se mai se lo darà. E qui, come Ella sa, i discorsi si fanno lunghi e complessi. Diciamo che da qualche parte la buona volontà c’è; anche se non so quanto sia augurabile, per Israele, ravvisarne in un futuro prossimo l’opportunità, magari a pacificazione comunque raggiunta in quei martoriati territori.

Il 16 Ottobre 2009 alle 17:14 annamomigliano ha scritto:

io so solamente che gli israeliani sono il popolo più allergico alla burocrazia del pianeta… con tutti i regolamenti europei che arrivano da Bruxelles, non resisterebbero due minuti!

Il 16 Ottobre 2009 alle 17:46 indigesto ha scritto:

E’ indubbiamente un popolo intelligente, ma penso che non sia la prima tra le ragioni. Non che ne sappia molto, certamente meno di Lei, ma ne potremmo parlare, se vuole, più articolatamente contattandomi a nirus at libero. Cordiali saluti.

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