L’ultimo era un ingegnere bretone di 48 anni, sposato, padre di famiglia.
Il medico che aveva consultato, lo aveva consigliato di mettersi in malattia per rimanere lontano dallo stress, micidiale, del suo posto di lavoro, nel centro France Telecom di Lannion. Ma rimanere a casa non l’ha salvato: giovedì si è impiccato nella sua abitazione. È stata la 25sima vittima. In due anni.
Il penultimo l’avevano salvato per miracolo, 24 ore prima, a Marsiglia. 54 anni, quadro dell’azienda telefonica francese, anche lui, dopo un lungo periodo di malattia, aveva preso una corda e aveva sceso le scale per raggiungere la cantina.
Aveva mandato un sms alla famiglia, per salutarla, pochi minuti prima del (tentato) suicidio: un messaggio che aveva fatto scattare i soccorsi. E la sua salvezza. A lui è andata bene. Ma non a 24 suoi colleghi, in precedenza. Che avevano deciso di togliersi la vita per il lavoro.
Come il 51enne, anche lui padre di famiglia, che, il 28 settembre scorso, si è gettato da un viadotto sull’autostrada vicino ad Annecy, nell’Alta Savoia (vittima n° 24, come racconta la macabra contabilità ). O come Stephanie, 32 anni, giovane e brillante laureata in legge, che si è suicidata, gettandosi nel vuoto, dal quarto piano di un immobile del gruppo telefonico francese nel 17esimo arrondissement a Parigi, l’11 settembre scorso (morte n° 23). Aveva lasciato un biglietto con scritto che non poteva sopportare che la sua vita venisse “svuotata” di senso dal cambio delle sue funzioni in ufficio, dalla rivoluzione professionale ed esistenziale a cui, senza alcuna possibilità di scelta, era stata messa di fronte dalla ristrutturazione dell’azienda.
L’ondata di suicidi non sembra avere termine. Nonostante l’azienda abbia rafforzato la prevenzione; nonostante i vertici di France Telecom abbiano sospeso il piano di ristrutturazione, almeno fino al prossimo dicembre; e, nonostante, (per dare un segnale forte) fossero state annunciate le dimissioni di Louis-Pierre Wenes, (numero due della compagnia dopo il boss Didier Lombard) che verrà sostituito da un fedelissimo di Nicolas Sarkozy, Stephane Richard. I dipendenti di F.T. continuano a togliersi la vita. Perchè?
In questi mesi, molti hanno cercato una risposta. Il suicidio è, come ha scritto Giulio Sapelli sul Corriere della Sera, “dato da una multifattorialità di cause”.
Quelli di France Telecom sono collegati alla ristrutturazione “aggressiva” della società . “La natura stessa della grande corporation viene modificata integralmente - ha scritto Sapelli. “Il lavoro manuale viene sostituito da un lavoro simbolico, attraverso le tecnologie dell’informazione e delle telecomunicazioni, diminuendo in modo drastico l’addensamento sociale delle imprese, ossia i momenti di socializzazione e di dispersione delle tensioni”.
Il lavoro (il posto di lavoro) diventa più atomizzato, le generazioni intermedie sono vissute come inutili, l’impresa non è più il porto sicuro, il luogo che ti difende dalle asperità e dai disagi della vita. L’incertezza fa dilagare una tensione emotiva distruttiva, dice il sociologo milanese. E’ la stessa tesi avanzata da sociologi del lavoro francesi che hanno analizzato l’epidemia di suicidi a France Telecom. I dipendenti sottoposti a una forte mobilità , con cambiamenti repentini (e per molti inspiegati e inspiegabili) di ufficio (persone destinate a centinaia di chilometri di distanza) e di ruolo e mansioni, reagiscono con la depressione.
Christophe Dejours - che ha appena pubblicato un libro sul tema - al quotidiano Le Monde spiegava che in Francia il fenomeno dei suicidi per (sul) lavoro esiste da una dozzina di anni, con 300-400 casi negli ultimi anni. “Quaranta anni fa, le molestie e le ingiustizie sul posto di lavoro esistevano, ma non portavano al suicidio”.
Allora però, è l’analisi dello studioso, c’era solidarietà tra i lavoratori. Questa ora è stata distrutta dalla valutazione individuale della produttività che, secondo Dejours, ha prodotto “concorrenza o addirittura odio tra la gente“. Il prestigioso quotidiano di Parigi qualche giorno fa, offriva un’altra interpretazione, a cura di altri due sociologi del lavoro. I quali hanno fornito una Storia del Suicidio per lavoro.
Gli ultimi a morire sono ora gli impiegati, i colletti bianchi, i quadri. Prima di loro, negli anni’70, si toglievano la vita gli operai, quando i grandi processi di ristrutturazione iniziarono nelle fabbriche. E, in precedenza, negli anni sessanta, sono invece i contadini a detenere il record dei suicidi in Francia. E’ l’epoca dell’esodo rurale, che toglie ogni senso alla trasmissione del patrimonio e dei valori associati al lavoro della terra.
Anche il terziario è in piena “rivoluzione”. Se il processo non è governato con la dovuta attenzione alle risorse umane, i danni sono fortissimi. I sindacati francesi accusano il vertice di France Telecom di aver forzato la mano, per tentare di allontanare il maggior numero possibile di dipendenti per risparmiare sui costi del personale. “Quando tutto è flessibile e precario, le persone vivono al limite delle risorse non solo economiche , ma anche cognitive e affettive - ha spiegato Manuela Colombari, presidente dell’ordine degli psicologi dell’Emilia Romagna. “Si struttura l’abitudine a concentrarsi su obiettivi di corto o cortissimo termine”. Non si riesce, cioè a pensare in prospettiva. Alla base dei suicidi di France Telecom ci sono probabilmente tutte queste ragioni. L’ondata deve essere fermata. Per la Francia è ormai un’emergenza nazionale.
- Venerdì 16 Ottobre 2009


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Commenti
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Il 16 Ottobre 2009 alle 16:47 paolo.manzo ha scritto:
Stranissima sta cosa…
Il 19 Ottobre 2009 alle 11:50 Parigi: Liberté, fraternité, impunité - Mondo - Panorama.it ha scritto:
[...] vissuta con un pessimismo senza uguali in Europa. Ci sono 600 suicidi ogni anno nelle aziende, 24 in 18 mesi solo nella società France Télécom, tra i quali la giovane Fanny, 32 anni, che si è buttata dalla finestra del quarto piano degli [...]
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