di Silvia Grilli
Di solito, dicevi Francia e ti veniva in mente il paese della gioia di vivere. Famiglie piene di bambini. Una settimana lavorativa accorciata a 35 ore. L’adulterio vissuto con spensierata leggerezza. Un presidente, Nicolas Sarkozy, tutto furori, testosterone, ottimismo e iperattivismo. Un capo di stato dai matrimoni plurimi che considera il diritto alla felicità alla pari del prodotto interno lordo, adorato da qualsiasi tassista che ti attaccava un bottone ogni volta che scendevi all’aeroporto Charles De Gaulle.
Invece ora dici Francia e pensi a una crisi economica vissuta con un pessimismo senza uguali in Europa. Ci sono 600 suicidi ogni anno nelle aziende, 24 in 18 mesi solo nella società France Télécom, tra i quali la giovane Fanny, 32 anni, che si è buttata dalla finestra del quarto piano degli uffici di rue Médéric. C’è un consumo nazionale di antidepressivi superiore a quello di inglesi, tedeschi e italiani. Privatizzazioni che mettono sotto pressione dipendenti che una volta aspettavano che lo stato risolvesse quasi tutto.
«E in pieno marasma economico e sociale» dice a Panorama Pascal Perrineau, direttore del centro di ricerca di scienze politiche a Parigi, «la gente ha l’impressione che i politici non si occupino delle emergenze, ma mettano in scena un preoccupante esercizio del potere ». Caste che si autodifendono con spavalda arroganza, processi in cui ex alleati appaiono come gangster in un film noir, nepotismo, clientelismo e discutibili abitudini sessuali. Questa è la Francia com’è oggi. O, come è convinto lo storico Marc Lazar, com’è sempre stata. Con Valéry Giscard d’Estaing, con François Mitterrand, con Jacques Chirac.
«In Francia» dice Lanfranco Pace, autore di Nicolas Sarkozy, l’ultimo gollista, «nello spirito della vita pubblica il presidente può essere un gran figlio di p… Gli intellettuali francesi, meno prezzolati e più guardiani di quelli italiani, avevano accettato tutto da De Gaulle, che dormiva su una branda e usava lampade a olio, anche l’assassinio politico su commissione, perché sapevano che agiva per l’interesse del paese. Ma con Sarkozy sono diversi, non gli perdonano di essere un fringuello».
Da quasi subito, probabilmente, da quando, persa Cécilia, e sposata in un lampo l’ex top model Carla Bruni, si fece vedere in barca con gli amici milionari. I fatti che creano un putiferio sono essenzialmente quattro. L’ultimo: Jean, 23 anni, studente fuoricorso in legge, figlio cadetto del presidente, potrebbe essere eletto il 4 dicembre alla presidenza dell’Epad, l’ente pubblico che gestisce il quartiere d’affari della Défense. Un posto una volta occupato dal padre. Decine di migliaia di firme hanno affollato una petizione lanciata su internet. Il candidato sconfitto alle elezioni presidenziali del 2007, François Bayrou, ha detto la frase più riuscita da quando perse malamente nelle urne: «Tutto questo ricorda l’Impero romano».
Il penultimo episodio incriminato: il ministro della Cultura Frédéric Mitterrand, nipote di una stella ancora splendente come il defunto presidente François, prezioso intellettuale di sinistra, ex sofisticato comunicatore televisivo, autore nel 2005 di un libro, La cattiva vita, ove raccontava le sue esperienze di turismo sessuale a pagamento con ragazzini aitanti e le sue frequentazione dei bordelli di Bangkok, è stato messo per questo sotto accusa da Marine Le Pen, agguerrita figlia del leader del Fronte nazionale.
Così è dovuto andare in televisione a rappezzare l’accaduto, mentre tutto il governo e il presidente Sarkozy hanno fatto blocco per difendere un ministro con un cognome così magico. Il libro era di quattro anni fa, se n’era già ampiamente diautobattuto, ma è stato ritirato fuori in tutta la polemica legata alla difesa a oltranza fatta da Mitterrand e altri intellettuali del regista Roman Polanski, arrestato per uno stupro di 31 anni fa alla tredicenne Samantha Gailey.
Ma, soprattutto, le cronache raccontano le manovre più infide: il processo per l’affare Clearstream, dove è imputato l’ex primo ministro Dominique de Villepin, accusato di avere falsificato le liste della società finanziaria lussemburghese Clearstream per escludere il rivale Sarkozy dalla corsa all’Eliseo. Una guerra fra lupi tra i due delfini di Chirac, un processo che, rimettendo in scena l’odio, «riporta» sostiene Perrineau «l’affronto all’interno del partito della maggioranza». Il sentimento anticasta cresce in Francia.
«Il potere trasmette l’idea di essere una grande famiglia» ricorda a Panorama il giornalista Ivan du Roi, che ha scritto un libro inchiesta sui suicidi a France Télécom. «Il nuovo viceamministratore delegato di France Télécom è Stéphane Richard, multimilionario amico di Sarkozy. E un altro amico, Henri Proglio, ex compagno di Rachida Dati, è stato messo alla testa dell’Edf» (energia).
Se lo scontento cresce, l’opposizione, più che in Italia, è a pezzettini, limitata al Fronte nazionale e a una sinistra senza sogni dove l’unica colla è l’attacco alla maggioranza. C’è poco di nuovo sotto il sole offuscato di Parigi. Ricorda Lazar che l’idea della «monarchia repubblica», del presidente re, ha caratterizzato tutta la Quinta repubblica (il sistema semipresidenziale che funziona dal 1958). D’altronde Chirac aveva piazzato la figlia come consigliera di immagine e comunicazione all’Eliseo.
Mitterrand aveva dato al figlio Jean-Christophe il posto di consigliere per i rapporti con l’Africa. Nel 1979, a 22 anni, Henri, il figlio dell’allora presidente Valéry Giscard d’Estaing, divenne il più giovane consigliere generale di Francia nel cantone rurale di Marchenoir, non lontano dalla proprietà di famiglia di Authon. «Ma» aggiunge Lazar «nel caso di Mitterrand e Chirac le accuse di nepotismo e clientelismo arrivarono alla fine del secondo settennato, ora dopo soli due anni dall’elezione di Sarkozy».
A dire la verità, però, alla gente interessa di più la tassa sulle emissioni di CO2, vista come un danno supplementare alle loro tasche, piuttosto che l’irresistibile ascesa del fuoricorso Jean.
C’è la sensazione che potere e intellettuali intellettuali usino una doppia morale. Gli elettori, soprattutto di destra, sono sconcertati dalla nutrita difesa del regista Roman Polanski e dal sesso a pagamento del ministro della Cultura. «Come se non ci fossero scusanti per la gente comune, come un professore di ginnastica che sodomizza un bambino, ma non si potesse toccare un regista che fa sognare le adolescenti » sostiene Marina Valensise, autrice di Sarkozy, la lezione francese. Fra gli intellettuali francesi c’è comunque una certa disinvolta abitudine ad argomentare sul tema. Nel 1975, il narciso leader dei verdi Daniel Cohn-Bendit pubblicò il libro Gran bazar, dove ricordava il suo lavoro di aiuto-educatore in una scuola materna di Francoforte.
Là scriveva esplicitamente di carezze date e ricevute dai bambini a pantaloni aperti, teorizzando il diritto al risveglio alla sessualità dei più piccoli. E d’altronde anche uno degli scrittori più amati e odiati, il geniale e nevrotico Michel Houellebecq, ha fatto nel suo romanzo Piattaforma una specie di apologia del turismo sessuale in Thailandia. A dirla tutta, sulle abitudini sessuali i francesi sono alquanto tolleranti. Hanno superato da un pezzo la linea puritana, eredità di un Maximilien Robespierre che non fornicava, non beveva e viveva come un prete.
«Sono un popolo» sostiene Valensise «in balia del proprio desiderio». Proclamava nel 2000 Carla Bruni, che sarà anche italiana ma in questo caso è più francese: «Non riesco a capire perché accoppiarsi con una sola persona alla volta». E non teme il ridicolo Valéry Giscard d’Estaing, che a 83 anni è ancora prestante e nel suo romanzo, La principessa e il presidente, adombra, poi smentisce, poi riadombra un vecchio flirt con Lady D. Dice Alessandro Piperno, scrittore e francesista: «Giscard appartiene a quel tipo di grandeur tipico della borghesia aristocratica francese che pensa di poter fare ciò che vuole. È un vero fighetto». Che sembra vivere preziosamente al di sopra dello stress che oggi porta per strada, a manifestare, i dipendenti della France Télécom.
- Lunedì 19 Ottobre 2009
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