
Il Tsing Ma Bridge a Hong Kong
A differenza dei dirimpettai giapponesi, che di solito scelgono per togliersi la vita luoghi con un’atmosfera mistica come la famosa foresta di Aokigahara sul monte Fuji, in Cina gli aspiranti suicidi preferiscono una via più prosaica ed efficace: gettarsi in un fiume.
Alcuni ponti si sono guadagnati la macabra nomea di ponti dei suicidi e, negli anni, tre località sono divenute la meta preferita dei disperati del Paese: il ponte sul Fiume Jinjiang, a Chengdu, quello sul Fiume Azzurro a Nanchino e quello sul Fiume delle Perle a Canton.
Il primo è il teatro di un centinaio di tentativi di suicidio ogni anno, per lo più commessi da innamorati delusi - complice il fatto che il lungofiume è considerato una passeggiata quasi obbligata per le coppiette della zona.
I litigi qualche volta sfociano in tragedie, nonostante i ripetuti tentativi dei vigili del fuoco di fronteggiare il problema: le pattuglie di terra e in acqua e i quasi duecento cartelli che invitano a “godersi la vita” e a “non saltare nel fiume” evidentemente non sono stati sufficienti a impedire a 85 persone di morire fra le acque dello Jijiang nel solo 2009.
Il ponte sul Fiume Azzurro, invece, attrae soprattutto chi viene travolto da disavventure finanziarie, che apparentemente rappresentano la motivazione più forte tra i quasi trecentomila cinesi che si suicidano ogni anno: dall’inaugurazione del ponte nel 1968, i morti sono stati ben 1800, un terzo in più del più famoso ‘ponte dei suicidi’ al mondo, il Golden Gate di San Francisco.
Le autorità locali si stanno comunque impegnando per fronteggiare una simile calamità e per far ritornare il ponte quel simbolo positivo che era quando fu costruito e quando veniva esibito con orgoglio ai visitatori stranieri per dimostrare la modernità della Cina maoista e appariva sulla terza di copertina dei libri di testo scolastici. Di recente hanno persino pensato di ricorrere alla forza persuasiva dell’arte e hanno incaricato il maestro Qiu Zhijie (noto anche da noi per aver partecipato alla Biennale di Venezia) di realizzare una mostra multimediale per sensibilizzare i residenti sul tema.
Purtroppo, la strategia adottata a Nanchino non sembra aver dato buoni frutti. Più valido si è invece rivelato il senso pratico dei cantonesi, famosi per la loro capacità arrivare al risultato che si prefiggono senza sottilizzare troppo sui mezzi impiegati. Per impedire ai sucidi di gettarsi nel Fiume delle Perle dal terzo grande ponte dei suicidi cinese, infatti, hanno recintato il ponte e ricoperto di grasso i paletti, rendendo impossibile arrampicarcisi per saltare in acqua. L’iniziativa risale a una settimana fa, ma, stando alle cronache, ha già scoraggiato parecchie persone intenzionate a togliersi la vita.
- Mercoledì 21 Ottobre 2009
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