
L’ultima parola l’ha detta Barack Obama mercoledì notte in una intervista a un network concorrente televisivo, l’Nbc: non perdo il sonno a causa della guerra contro Fox News.
O meglio. A domanda, il presidente ha risposto, in modo indiretto, che, secondo lui, quello di Rupert Murdoch non è una canale d’informazione, ma che piuttosto, ormai, come affermano i suoi consiglieri, la televisione (avversaria) abbia assunto il format (e lo spirito) di una “talk radio”. Di una delle tante catene radiofoniche che, per lo più simpatizzanti della destra, ospitano opinioni e attacchi violentissimi contro la Casa Bianca. Questa uscita televisiva serale segna solo l’ultima puntata (ma solo in ordine di tempo) della guerra
(furibonda) che si svolge da mesi a questa parte tra il canale del magnate australiano e il presidente degli Stati Uniti.
Un conflitto che è destinato a salire d’intensità. Che ha già provocato vittime, ma che ha anche fatto conquistare alcuni allori. Già perché, da quando i più stretti consiglieri di Barack Obama hanno fatto sapere che Fox News è il primo della Lista dei Cattivi, gli ascolti del network non sono scesi, ma, anzi, aumentati. “Quando la Casa Bianca ci critica, il nostro rating si alza” - ha detto il vicepresidente della programmazione Bill Shine. Non solo. La Fox deve registrare un altro punto a suo
vantaggio. Alcune delle storie giornalistiche che sono stati cavalli di battaglia di questi mesi, e che, prima, nessuno riprendeva, da qualche giorno a questa parte sono apparse anche sulla pagine dei grandi
quotidiani statunitensi come il New York Times e il Washington Post.
Prima tra tutte la campagna che riguarda Acorn, l’associazione di assistenza sociale molto vicina agli ambienti liberal del partito
democratico. Secondo un fonte anonima dall’amministrazione, sentita da Politico.com, uno tra i più seguiti blog che si occupano dei “segreti” di Washington, questo sarebbe l’esempio giusto. Per criticare la Fox. Si
perché, per questa “voce”, il tema è il seguente: il network prende storie marginali e le rende esemplari.” Ovvero, attacca Acorn per attaccare noi. No Good.
Per i vertici della televisione è invece proprio la volontà dell’amministrazione Obama di “controllare” il tono dei media nei suoi confronti alla base dell’offensiva contro il network. L’idea sarebbe quella di una guerra preventiva. Per buttarla in politica (e in propaganda) e evitare che certe “storie” giornalistiche possano prendere
piede. Arrivare al grande pubblico.
Michael Clemente, vice presidente di Fox, ne è convinto. E per convincere anche l’opinione pubblica cita sempre un articolo apparso su Politico.com secondo il quale, nello scorso agosto, ci fu una riunione alla Casa Bianca in cui fu deciso di emarginare prima e poi (come è avvenuto) attaccare direttamente la televisione di Rupet Murdoch.
Una fonte citata dal New York Times ha ammesso che, in quell’incontro, si parlò di Fox News, anche se non fu il tema principale, e che tutti i commenti si focalizzarono sul tono “astioso” del canale nella copertura delle notizie sulla riforma sanitaria e sulla frase detta da Glenn Beck (uno dei più seguiti commentatori) su Obama: “Odia i bianchi”.
Ecco, sarebbero state uscite queste a convincere il presidente ad andare alla guerra, dicono le fonti interne all’amministrazione. Queste frasi e lo spazio dato a frange estreme della destra americana che, sempre secondo
i consiglieri del presidente, avrebbero creato un clima di forte contrapposzione, se non di odio, nel paese su alcuni temi, in particolare,quello delicatissimo della riforma dell’assistenza medica.
La guerra andrà avanti. E farà ancora morti e feriti. L’ultima vittima è
uno dei più noti commentatori liberal di Fox News Marc Lamont Hill, che è stato licenziato qualche giorno fa dai vertici del network.
La guerra andrà avanti. Barack Obama lo ha già detto: io non ci perdo il sonno. In fondo, avere un nemico in casa, può provocare la mobilitazione della base democratica. E nei prossimi mesi sarà importante. Fox News lo ha ribadito: noi non cambiamo linea politica. E la sua base, il suo pubblico, è già mobilitato. Tanto che aumenta con l’intensificarsi degli attacchi nemici. Perché, quindi, cercare una tregua, fare la pace ora?
- Venerdì 23 Ottobre 2009
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