
Il generale McChrystal a Bratislava con il segretario alla Difesa Gates e il comandante supremo della Nato, ammiraglio Stavridis
A chiacchiere i 27 stati membri della Nato concordano sulla necessità di sostenere il processo di stabilizzazione dell’Afghanistan e impedire il ritorno dei talebani a Kabul. Nei fatti nessuno sembra disposto a impegnarsi maggiormente sul terreno. Il vertice della Nato tenutosi a Bratislava giovedì e venerdì scorso ha avuto un esito quasi comico con gran parte dei ministri della Difesa alleati impegnati a esprimere il massimo sostegno alla nuova strategia del generale Stanley McChrystal che però, per essere applicata, necessita di almeno 40.000 soldati in più. Che nessuno vuole inviare.
A quanto pare neppure Washington, visto che il presidente Obama continua a tacere sul futuro impegno americano in Afghanistan, e il segretario alla Difesa, Robert Gates, ha dovuto ammettere, non senza qualche imbarazzo, che i tempi per la decisione della Casa Banca saranno ancora lunghi.
Entro “due o tre settimane saranno sottoposte al presidente indicazioni su rinforzi eventuali da inviare in Afghanistan” ha affermato Gates che non ha voluto però sbilanciarsi sui tempi entro i quali Obama prenderà una decisione.
Del resto il disappunto dei militari americani nei confronti dei tentennamenti del presidente è ormai di dominio pubblico e tra gli europei si sta diffondendo l’impressione che gli Usa si apprestino a ridurre l’impegno in Afghanistan. Lo stesso Gates ha dovuto assicurare che “non ci stiamo ritirando e penso sia altamente improbabile una riduzione del nostro impegno”.
L’incertezza sull’impegno degli Usa ha indotto gli europei ad attendere le decisioni di Obama e le elezioni di ballottaggio in Afghanistan.
Solo la Polonia ha annunciato l’invio di altri 600 soldati a primavera mentre Olanda e Danimarca prendono tempo (l’Aja ritirerà le sue truppe entro il 2010), Germania e Francia hanno dichiarato che non manderanno rinforzi e l’Italia ha ribadito, con il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, che altre truppe sono necessarie ma dovranno essere altri Paesi a fornirle perché Roma ha confermato il raddoppio dei cento carabinieri assegnati all’addestramento della polizia afghana.
I ministri alleati hanno deciso di accelerare i tempi per la Fase 4, che nella scaletta della missione in Afghanistan prevede il graduale passaggio delle competenze relative la sicurezza dalle truppe alleate a quelle afgane. Per intenderci, la fase che precede quella del ritiro dei contingenti alleati.
La voglia di fuga da Kabul, definita con un eufemismo “exit strategy”, è apparsa evidente a Bratislava quando è stato deciso l’avvio del passaggio di consegne già dal prossimo febbraio con forze afghane ancora limitate a 180.000 effettivi in gran parte male armati, poco addestrati e non molto affidabili. La gestione autonoma della sicurezza sarà possibile per gli afgani solo tra alcuni anni quando gli effettivi saranno raddoppiati. “Se tutto va come previsto entro il 2011 o il 2012 cominceremo a vedere miglioramenti rilevanti ed entro il 2014 le nostre truppe potrebbero diminuire mentre aumenterebbe il controllo degli afgani” ha dichiarato il generale Sir David Richards che guidò le truppe alleate a Kabul e ora è alla testa dell’esercito britannico.
Cedere ora il controllo di ampie aree dell’Afghanistan alle forze locali significherebbe regalare ai talebani intere province. Invece di inviare più truppe da combattimento e istruttori la Nato sembra voler tirare i remi in barca seguendo una tendenza al disimpegno che sembra partire proprio da Washington. Quasi come se gli effetti devastanti di una sconfitta occidentale a Kabul non ci riguardassero tutti da vicino
- Lunedì 26 Ottobre 2009

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