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Ancora sangue a Kabul: quale exit strategy per l’Afghanistan?

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  • Tags: Afghanistan, Barack Obama, obamamania
  • 5 commenti
Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori.
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Poliziotti e vigili del fuoco afghani sul luogo della strage

Poliziotti e vigili del fuoco afghani sul luogo della strage


Un assalto talebano a una foresteria dell’Onu a Kabul (6 morti, di cui tre funzionari delle Nazioni Unite) e poco dopo l’esplosione di un’auto-bomba che ha fatto una strage in un mercato di Peshawar (oltre cento morti). Ieri otto soldati americani uccisi in due diversi attacchi e attentati nel sud dell’Afghanistan. Nel primo, in un colpo solo, sette marines massacrati mentre erano impegnati in un pattugliamento a bordo di veicoli militari.

Il giorno prima, le vittime erano state quattordici, decedute nello scontro di due elicotteri. L’ultimo mese, ottobre, è stato il peggiore: ha segnato il record negativo delle perdite statunitensi in Afghanistan dal 2001, l’anno in cui iniziò il conflitto: 55 soldati uccisi, quattro in più rispetto allo scorso agosto. Da quel novembre di otto anni fa, sono 804 gli americani rimasti uccisi in quella guerra.

Cifre impressionanti, lontani, ma non troppo, da quella quota 137 che segnò nel novembre 2004, con l’offensiva contro la città irachena di Falluja, in Iraq, il punto più alto delle perdite Usa dall’inizio della War on Terror. Le notizie che giungono dalla provincia di Khandar dando il senso della drammaticità del momento. Come previsto, con l’avvicinarsi del ballottaggio di novembre tra Hamid Karzai e il suo rivale Abdullah Abdullah, i Talebani hanno intensificato l’attività bellica per destabilizzare il paese. Colpiscono soprattutto gli americani.

Per mettere ancora più in difficoltà Barack Obama. Il Presidente deve decidere se esaudire
i desideri dei suoi generali a Kabul
e inviare migliaia di soldati di rinforzo, oppure sposare la linea (di Joe) Biden (il vicepresidente) il quale vuole focalizzare l’attenzione contro i santuari di Al Qaeda sulle montagne del Pakistan e “abbandonare” l’Afghanistan al suo destino.

La decisione - in un primo momento annunciata per le prossime settimane - potrebbe arrivare ai primi di novembre (hanno svelato fonti della Casa Bianca), immediatamente dopo il ballottaggio e subito prima l’inizio di un viaggio di dieci giorni di Obama in Asia. La “scelta di Barack” non sarà facile.

Se dovesse dire no alla richiesta del generale Stanley McChrystal di inviare almeno 40.000 truppe di rinforzo, il presidente rischia di mandare gli Stati Uniti verso una sicura (e disastrosa) sconfitta in Afghanistan. Ma se dovesse firmare l’ordine di invio, l’escalation del conflitto, lo spettro di un nuovo Vietnam, sarebbe dietro l’angolo. Per questo Obama, da settimane e settimane temporeggia. Due giorni fa, un un discorso davanti ai cadetti della base della marina militare di Jacksonville, in Florida,il Commander in Chief, aveva detto di non “avere alcuna fretta” nel prendere la decisione: “Non rischierei le vostre vite a meno che non sia strettamente necessario”, aveva detto il presidente.

Ma cosa deve fare Barack Obama?

Abbiamo chiesto un parere a Germano Dottori, esperto di geopolitica, cultore di Studi Strategici alla Luiss — Guido Carli di Roma. “Il Presidente si trova in un cul de sac, sia dal punto di vista militare sia da quello politico” dice. “Secondo me, la dirigenza politico- militare americana in questo momento sta brancolando nel buio. Si avverte uno smarrimento intellettuale perchè in Afghanistan ha fallito la dottrina Petraeus, quella che aveva avuto tanto successo in Iraq”. La ricetta (controllo capillare del territorio) che “il Vincitore di Baghdad” il generale a quattro stelle, comandante di CentCom David Petraeus ha adottato in terra irachena, nel paese centroasiatico non può funzionare. Ma non c’è un’idea alternativa, Per questo, dentro l’amministrazione sta prendendo piede la proposta di Joe Biden di puntare tutto contro Al Qaeda, lasciando perdere i Talebani. “Secondo me mandare i 40.000 che chiede Stanley McChrystal è, ora, inutile. Per applicare la dottrina Petraeus ci vorrebbero almeno mezzo milione di soldati in più. “Ma ormai sembra troppo tardi, soprattutto perchè i Talebani sono forti, quasi quanto conquistarono Kabul nel 1996“.

Anche il generale Franco Apicella afferma che la situazione è ormai molto difficile. “Mandare tanti rinforzi vuole dire rimanere in guerra per tanti anni” dice ex alto ufficiale dell’esercito italiano. “Obama deve decidere quale è la priorità: se la sicurezza degli Usa - e allora si deve colpire in Pakistan - o la stabilità dell’Afghanistan - e allora devono inviare le truppe. Io credo che - dal punto degli Stati Uniti - sia più importante attaccare il network del terrore piuttosto che “risolvere” l’enigma di Kabul”.

È su queste due opzioni che Barack Obama sta tergiversando da tempo. L’annuncio della sua decisione tra qualche giorno. E’probabile che mandi qualche rinforzo, ma non tutti quelli chiesti dai suoi generali. Sarà la scelta giusta?

Una donna afghana osserva da una porta  il luogo della strage alla foresteria Onu a Kabul

Una donna afghana osserva da una porta il luogo della strage alla foresteria Onu a Kabul

  • michele.zurleni
  • Mercoledì 28 Ottobre 2009

Vedi anche:

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Commenti

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Il 28 Ottobre 2009 alle 15:03 indigesto ha scritto:

Si sa che le guerre vengono decise prima ancora di trovare il pretesto. I romani la causa di una guerra la chiamavano “casus belli”, ma sapevano anche ben preordinarlo, il casus. Il mondo ha continuato a girare così, e se qualcuno non si è ancora accorto che viviamo in Occidente e che continuiamo a reggerci sul gas e sul petrolio, pensando di potervi sopperire con le fonti alternative, è fuori di testa! Per un pò andrà ancora così! E questo ha un prezzo! Il paradiso degli operai, dove basta non produrre nulla e vivere dignitosamente è approdato coi gommoni e con la clandestinità anche sul nostro territorio. Fare i duri e puri potrebbe essere la solita scemenza da pagare con le future generazioni. La forza è legge di natura e bisogna esercitarla con decisione. Se no, come si dice, si perde Filippo e il paniere! Purtroppo le chiacchiere dei “benpensanti” non scaldano e non mandano avanti le industrie. A fare i pacifisti a rimorchio di chi le guerre le fa son buoni tutti, soprattutto quelli che sanno fare i comunisti, ma al riparo di un ordinamento democratico!

Il 29 Ottobre 2009 alle 12:11 Afghanistan: gli amici dei nemici - Mondo - Panorama.it ha scritto:

[...] terroristica che negli ultimi giorni ha colpito con un pesante bilancio di morti Baghdad e Kabul ha avuto un’elevata risonanza mediatica e ha provocato reazioni di sdegno e condanna in tutto il [...]

Il 25 Novembre 2009 alle 18:51 Afghanistan: nuove truppe ma senza una vera strategia - Mondo - Panorama.it ha scritto:

[...] A giugno ci sarà una verifica dei progressi della situazione militare e di quella politica (vedi affidabilità del governo Karzai). Se gli obiettivi non saranno stati raggiunti è possibile che l’invio dei rinforzi venga [...]

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