
Un'attivista a Tel Aviv: sulla bandiera del movimento gay, la parola "Pace" (Zuma/LaPresse)
Non è il primo e non sarà nemmeno l’ultimo: il “signor T.” è un palestinese omosessuale che ha trovato rifugio a Tel Aviv, città laica e liberale che qualcuno ha ribattezzato “la Mecca dei gay in Medio Oriente“.
Ma forse la storia di T. (che rimane anonimo per ovvi motivi) è un po’ diversa dalle altre. Perché dimostra che, al di là degli orientamenti sessuali, l’amore e l’amicizia non hanno confini: da oltre dieci anni infatti T. vive con il suo compagno israeliano. Ed è stato un suo amico “settler”, un colono, a salvargli la vita.
Anche l’israeliano preferisce rimanere anonimo, di lui si conosce solamente il nome di battesimo: Doron, che in Israele è un po’ come chiamarsi Marco o Alessandro in Italia. La storia di Doron e di T. è raccontata oggi dal quotidiano Yediot Ahronot (”Ultime notizie”): una versione breve dell’articolo è disponibile anche sull’edizione internet del giornale, in inglese.
T. è un palestinese della West Bank, o Cisgiordania. Da dieci anni è fidanzato con Doron: i due hanno anche sottoscritto un contratto matrimoniale, che però non ha valore legale. Di conseguenza T. non ha un regolare permesso di soggiorno. Infatti dal 2007 Israele riconosce i matrimoni tra persone dello stesso sesso… ma solamente se celebrati all’estero! (sì, per chi se lo stesse chiedendo, la burocrazia israeliana è davvero un’assurdità !)
Purtroppo nei Territori palestinesi l’omofobia è ancora molto diffusa, vivere apertamente il proprio orientamento sessuale può essere molto mericoloso: i rapporti omosessuali sono proibiti per legge e spesso i gay sono oggetti di violenze con la scusa che sono sospettati di “collaborazionismo” con gli israeliani. Per questo molti palestinesi palestinesi omosessuali cercano di trasferirsi in Israele, e per questo T. ha evitato di tornare a casa, temendo per la sua vita.
Poi però il suo anziano padre si è gravemente ammalato. T. non ci ha pensato due volte, ha attraversato il checkpoint che divide Israele dalla Cisgiordania per riabbracciare il genitore, fosse anche per un’ultima volta. Anche se sapeva di rischiare grosso, e su due fronti: da un lato temeva possibili violenze omofobiche da parte dei suoi connazionali palestinesi, dall’altro che le autorità israeliane non lo avrebbero lasciato rientrare a Tel Aviv.
Le paure di T. si sono rivelate fondate. Da un lato i soldati non hanno voluto farlo rientrare in Israele, visto che era un “clandestino.” Dall’altro non poteva tornare nel suo villaggio, perché lì non avrebbero accettato un omosessuale.
Allora T. si è rivolto all’unica persona che, tra i suoi conoscenti della zona, poteva essere disposto a ospitarlo: un colono religioso che conosceva da tempo. Che infatti gli ha offerto asili a casa sua. Ora, le colonie israeliane nella West Bank non sono esattamente un modello di tolleranza nei confronti degli omosessuali, e dei diversi in genere. Ma lì se non altro nessuno cercherà di ucciderlo. E poi, in fondo, a cosa servono gli amici se non ad aiutarti nei momenti più difficili?
Ad oggi T. rimane ancora a casa del suo amico colono. Vorrebe tornare dal suo compagno a Tel Aviv, ma non può: “Non posso tornare a casa mia in Israele, non posso andare nel villaggio. L’unica opzione per me è nascondermi in un insediamento, in una casa che mi ospita in modo umano,” racconta al quotidiano Yediot Ahronot.
Presumibilmente Doron, T. e il loro amico colono stanno cercando di attirare l’attenzione dei media per sbloccare la situazione. L’Associazione per i diritti civili in Israele sta già occupandosi del caso.
Visti i precedenti, hanno qualche possibilità di farcela. Israele riconosce solo raramente il permesso di residenza ai partner omosessuali dei cittadini israeliani. Ma nei casi più estremi il buon senso spesso prevale sull’odio e sulla burocrazia: l’anno scorso, per esempio, un ragazzo di Jenin ha ottenuto il permesso di soggiorno per potere vivere finalmente con il suo fidanzato israeliano. Il suo avvocato ha spiegato però che il giovane ha ottenuto il permesso solamente perché ha potuto dimostrare che, in quanto omosessuale, rischiava la vita a Jenin.
Insomma, tutti ci auguriamo un lieto fine a questa love story. Ma purtroppo è importante ricordare che l’omofobia e l’intolleranza stanno diventando un problema anche in Israele: ricordate l’attentato di questa estate contro il club gay di Tel Aviv?
All’amore gay tra un ragazzo palestinese e un ragazzo israeliano ha dedicato un lungometraggio il giovane regista Eytan Fox: The Bubble. Un film bellissimo, che oltre a una storia d’amore racconta bene lo spirito libero di Tel Aviv… e la tragica realtà che la circonda. Consiglio la visione a tutti. Qui sotto potete vedere il trailer.
- Mercoledì 28 Ottobre 2009

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Commenti
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Il 28 Ottobre 2009 alle 20:22 enrico fumagalli ha scritto:
Cara Anna, pensi che sull’argomento, con quell’indigesto che scrive, in merito agli stessi diritti per una unione tra gay come le coppie regolarizzate, mi sentii ribattere che dalle parti dell’indigesto, chissà quanti si farebbero passare per gay pur no essendolo, pur di usufruire di quei benefici, come se una coppia gay lo stato la sovvenzionasse. Ne più e ne meno come quelle mentalità che terrorizzavano i bambini facendo credere loro che con il divorzio sarebbero stati abbandonati dai genitori, oppure che con la legalizzazione dell’aborto tutte le donne fosseo obbligate ad abortire. Valuti lei con quali teste si ragiona o meglio, perde tempo a ragionare, tali e quali le israeliane al potere che riconoscono una unione se pero celebrata all’estero, come dire che la roba rubata da un altro per me è legale. Saluti
Il 28 Ottobre 2009 alle 20:40 annamomigliano ha scritto:
Caro Fumagalli, cerco di evitare la brutta abitudine di dividere i miei interlocutori in “teste con cui si ragiona meglio” e quelle in cui si ragiona peggio.
Credo che tutti, più o meno, abbiamo una testa pensante.
A volte mi trovo d’accordo con alcuni su certi argomenti, a volte con altri su altri argomenti.
Il più delle volte, non mi trovo d’accordo con nessuno.
A proposito: sulla legge israeliana, lei ha ragione. E’ una vera assurdità .
La discrepanza si spiega col fatto che sul riconoscimento delle unioni all’estero è stata la Corte Suprema a decidere, ma i giudici non hanno potere sul diritto di famiglia interno… comunque resta un’assurdità .
Il 28 Ottobre 2009 alle 20:52 indigesto ha scritto:
Trovo la Legge israeliana di grande equilibrio e sensibilità . Non prevede certi “istituti” ma rispetta le Leggi di altri Paesi in materia. Mi dispiace per il Fumagalli e per la sua testa pensante.
Il 29 Ottobre 2009 alle 0:49 enrico fumagalli ha scritto:
Pensare è dato a tutti, dipende da come e cosa. In una partita a scacchi, vince chi pensa meglio o più rapida elaborazione. In fondo siamo come dei computer, superiori perché in grado di usare la fantasia, negata ai computer che elaborano solo velocemente ma non inventano nulla. Come i computer con hard disk più o meno potenti. Io non impongo le mie idee come verità , le espongo, cosa diversa da chi crede le sue e credono siano le uniche e giuste negando pure la realtà , siamo tutti uguali e nessuno nasce cristiano, musulmano o di qualsiasi credo ma lo si indottrina e lo diventa. Un estremista lo sarebbe di un’altra quasiasi religione, una cosa è certa, in qualsiasi angolo del mondo, due atei andranno sempre d’accordo salvo che uno sia dell’Inter e l’altro della Juve ma se intelligenti, pure amici.
Scusi Anna, il diritto di famiglia interno, da dove deriva, lei disse che Israele è uno stato laico negando quanto sostenevo io, religioso. Grazie per il chiarimento, se lo crede. P.S. Credo non debba essere lei a giudicare i commenti ma i lettori, lei come giornalista dovrebbe riportare i fatti, magari con quel pizzico di ironia che le dona, se poi è opinionista può opinare.
Il 29 Ottobre 2009 alle 1:16 annamomigliano ha scritto:
Il diritto di famiglia israeliano non esiste, questo il problema.
Resta in vigore la vecchia legge ottomana, che sta lì da prima del 1916 ed è un tantino arretrata: da qui sorgono i molti problemi.
fanno eccezione due cose: i divorzi, per cui vige una legge civile moderna, e il riconoscimento dei matrimoni all’estero.
Per questo molti israeliani si vanno a sposare a Cipro, onde evitare castronerie. Per divorziare, invece, Gerusalemme va benissimo.
Il 29 Ottobre 2009 alle 2:17 enrico fumagalli ha scritto:
Non mi ero sbagliato a giudicarla una bella cavallina di razza con una stellina azzurra in fronte che, essendo di buon sangue, si imbizzarrisce e ribella ma poi quando è ora di correre, vince. Ne sono quasi fiero.
Su leggi arretrate non abbiamo nulla da invidiare, dal Codice Rocco a oggi ne abbiamo talmente tante che molte si contraddicono, tutto pane per gli avvocati. Ora ne vogliono aggiungere pure altre per proteggere i delinquenti, come se non fossero sufficientemente protetti. Lei ne è certamente al corrente ma non si azzardi a dirlo, la taccerebbero di antiitalianismo (?) non dico il perché ma lo suggerisco, non è cattolica.
Un affettuoso saluto.
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