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	<title>Mondo &#187; Omosex e palestinese: il caso del &#8220;signor T&#8221;</title>
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	<pubDate>Sat, 11 Feb 2012 18:59:47 +0000</pubDate>
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		<title>Omosex e palestinese: il caso del “signor T”</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Oct 2009 17:29:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>annamomigliano</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[T. non può tornare dal suo compagno israeliano, ma nel suo villaggio in Cisgiordania rischia la vita. Per il momento ha trovato rifugio in un insediamento ebraico.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_6148" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class="size-full wp-image-6148" src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2009/10/gay-telaviv.jpg" alt="Un'attivista a Tel Aviv: sulla bandiera del movimento gay, la parola &quot;Pace&quot; (Zuma/LaPresse)" width="500" height="333" /><p class="wp-caption-text">Un&#39;attivista a Tel Aviv: sulla bandiera del movimento gay, la parola &quot;Pace&quot; (Zuma/LaPresse)</p></div>
<p>Non è il primo e non sarà nemmeno l&#8217;ultimo: il &#8220;signor T.&#8221;  è <strong>un palestinese omosessuale che ha trovato rifugio a Tel Aviv</strong>, città laica e liberale che qualcuno ha ribattezzato &#8220;<a href="http://www.forward.com/articles/1125/">la Mecca dei gay in Medio Oriente</a>&#8220;. </p>
<p>Ma forse la storia di T. (che rimane anonimo per ovvi motivi) è un po&#8217; diversa dalle altre. Perché dimostra che, al di là degli orientamenti sessuali, l&#8217;amore e l&#8217;amicizia non hanno confini: da oltre dieci anni infatti T. vive con il suo compagno israeliano. Ed è stato un suo amico &#8220;settler&#8221;, un colono, a salvargli la vita.  <span id="more-6139"></span></p>
<p>Anche l&#8217;israeliano preferisce rimanere anonimo, di lui si conosce solamente il nome di battesimo: Doron, che in Israele è un po&#8217; come chiamarsi Marco o Alessandro in Italia.  La storia di Doron e di T. è raccontata oggi dal quotidiano<em> Yediot Ahronot</em> (&#8221;Ultime notizie&#8221;): <a href="http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-3796682,00.html">una versione breve dell&#8217;articolo è disponibile anche sull&#8217;edizione internet del giornale, in inglese</a>.</p>
<p>T. è un palestinese della West Bank, o Cisgiordania. Da dieci anni è fidanzato con Doron: i due hanno anche sottoscritto un contratto matrimoniale, che però non ha valore legale. Di conseguenza T. non ha un regolare permesso di soggiorno. Infatti <strong>dal 2007<a href="http://www.israeltoday.co.il/default.aspx?tabid=128&amp;view=item&amp;idx=1247"> Israele riconosce i matrimoni tra persone dello stesso sesso</a>&#8230; ma solamente se celebrati all&#8217;estero!</strong> (<em>sì, per chi se lo stesse chiedendo, la burocrazia israeliana è davvero un&#8217;assurdità!</em><em>)</em></p>
<p>Purtroppo nei <strong>Territori palestinesi l&#8217;omofobia è ancora molto diffusa</strong>, vivere apertamente il proprio orientamento sessuale può essere molto mericoloso: <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Human_rights_in_the_Palestinian_National_Authority#Status_of_gay_people">i rapporti omosessuali sono proibiti per legge</a> e spesso i gay sono oggetti di violenze con la scusa che sono sospettati di &#8220;collaborazionismo&#8221; con gli israeliani. Per questo molti palestinesi palestinesi omosessuali cercano di trasferirsi in Israele, e per questo T. ha evitato di tornare a casa, temendo per la sua vita.</p>
<p>Poi però il suo anziano padre si è gravemente ammalato. T. non ci ha pensato due volte, ha attraversato il checkpoint che divide Israele dalla Cisgiordania per riabbracciare il genitore, fosse anche per un&#8217;ultima volta. Anche se sapeva di rischiare grosso, e su due fronti: <strong>da un lato temeva possibili violenze omofobiche da parte dei suoi connazionali palestinesi, dall&#8217;altro che le autorità israeliane non lo avrebbero lasciato rientrare a Tel Aviv</strong>.</p>
<p>Le paure di T. si sono rivelate fondate. Da un lato i soldati non hanno voluto farlo rientrare in Israele, visto che era un &#8220;clandestino.&#8221; Dall&#8217;altro non poteva tornare nel suo villaggio, perché lì non avrebbero accettato un omosessuale.</p>
<p>Allora T. si è rivolto all&#8217;unica persona che, tra i suoi conoscenti della zona, poteva essere disposto a ospitarlo: un colono religioso che conosceva da tempo. Che infatti gli ha offerto asili a casa sua. Ora, le colonie israeliane nella West Bank non sono esattamente un modello di tolleranza nei confronti degli omosessuali, e dei diversi in genere. Ma lì se non altro nessuno cercherà di ucciderlo. E poi, in fondo, <strong>a cosa servono gli amici se non ad aiutarti nei momenti più difficili?</strong></p>
<p>Ad oggi T. rimane ancora a casa del suo amico colono. Vorrebe tornare dal suo compagno a Tel Aviv, ma non può:<strong> &#8220;Non posso tornare a casa mia in Israele, non posso andare nel villaggio. L&#8217;unica opzione per me è nascondermi in un insediamento, in una casa che mi ospita in modo umano,&#8221;</strong> racconta al quotidiano <em>Yediot Ahronot</em>.</p>
<p>Presumibilmente Doron, T. e il loro amico colono stanno cercando di attirare l&#8217;attenzione dei media per sbloccare la situazione. L&#8217;Associazione per i diritti civili in Israele sta già occupandosi del caso.</p>
<p><strong>Visti i precedenti, hanno qualche possibilità di farcela</strong>. Israele riconosce solo raramente il permesso di residenza ai partner omosessuali dei cittadini israeliani. Ma nei casi più estremi il buon senso spesso prevale sull&#8217;odio e sulla burocrazia: l&#8217;anno scorso, per esempio, <a href="http://uk.reuters.com/article/idUKL2586865820080325">un ragazzo di Jenin ha ottenuto il permesso di soggiorno</a> per potere vivere finalmente con il suo fidanzato israeliano.  Il suo avvocato ha spiegato però che il giovane ha ottenuto il permesso <strong>solamente perché ha potuto dimostrare che, in quanto omosessuale, rischiava la vita a Jenin</strong>.</p>
<p>Insomma, tutti ci auguriamo un lieto fine a questa love story. Ma purtroppo è importante ricordare che <strong>l&#8217;omofobia e l&#8217;intolleranza stanno diventando un problema anche in Israele</strong>: ricordate <a href="http://blog.panorama.it/mondo/2009/08/02/se-lomofobia-arriva-fino-a-tel-aviv/">l&#8217;attentato di questa estate contro il club gay di Tel Aviv</a>?</p>
<p>All&#8217;amore gay tra un ragazzo palestinese e un ragazzo israeliano <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/The_Bubble_%28film_2006%29">ha dedicato un lungometraggio</a> il giovane regista <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Eytan_Fox">Eytan Fox</a>: <em>The Bubble.</em> Un <strong>film bellissimo</strong>, che oltre a una storia d&#8217;amore racconta bene lo spirito libero di Tel Aviv&#8230; e la tragica realtà che la circonda. Consiglio la visione a tutti. Qui sotto potete vedere il trailer.</p>
<p><em><code>
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</em></p>
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Un'attivista a Tel Aviv: sulla bandiera del movimento gay, la parola "Pace"]]></media:description>
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