
Una donna afghana osserva da una porta il luogo della strage alla foresteria Onu a Kabul
L’offensiva terroristica che negli ultimi giorni ha colpito con un pesante bilancio di morti Baghdad e Kabul ha avuto un’elevata risonanza mediatica e ha provocato reazioni di sdegno e condanna in tutto il mondo. Anche in Italia dove ancora una volta il variegato mondo pacifista ha preferito non far sentire la sua voce.
Una voce sempre forte, addirittura tonante nel condannare ogni vittima civile provocata per errore da un aereo o da un soldato yankee o della Nato che diventa improvvisamente afona quando i massacri vengono provocati consapevolmente dai jihadisti talebani e di al-Qaeda.
Un tema del quale ci siamo già occupati in questo blog sul quale però intendo ritornare ogni volta che i fatti di cronaca ce ne offriranno l’occasione. I 165 morti di Baghdad, tutti civili tra i quali almeno 24 bambini massacrati da due veicoli-bomba valgono evidentemente molto meno degli afgani uccisi a inizio settembre da un raid aereo della Nato nella provincia afghana di Kunduz. Almeno per i partiti e le decine di associazioni (molte d’ispirazione cattolica) raggruppati sotto il vessillo colorato della Pace che ancora una volta ci hanno “assordato” con il loro silenzio.
In quest’ultima occasione non ci hanno neanche provato a dimostrarsi veramente “per la pace” condannando l’ennesima strage dei qaedisti che ormai da mesi in Iraq colpiscono solo i civili facendo esplodere kamikaze in piazze e mercati. Il governo di Baghdad ha mostrato una montagna di prove inconfutabili circa le responsabilità di Damasco nell’addestramento e nell’infiltrazione dei terroristi in Iraq ma parrocchie, centri sociali e circoli culturali non hanno organizzato per protesta neppure un sit-in davanti all’ambasciata siriana a Roma.
Neanche l’uccisione dei sei dipendenti dell’Onu a Kabul, osservatori impegnati in vista del ballottaggio presidenziale del 7 novembre, ha suscitato l’indignazione dei pacifisti ai quali l’Onu evidentemente piace solo quando non autorizzava la guerra di Bush e Blair all’Iraq. In Afghanistan le Nazioni Unite sostengono gli sforzi di Washington e della Nato contro i talebani, quindi un po’ di kamikaze sotto il letto se li meritano. Ho setacciato le agenzie di stampa degli ultimi giorni alla ricerca di una dichiarazione di solidarietà con le vittime, di notizie su una piccola marcia, una raccolta di firme, anche una semplice condanna degli attentati terroristici jihadisti proveniente dal mondo pacifista, laico o religioso, ma non ho trovato nulla.
Un silenzio totale rotto solo da Francesco Francescaglia, responsabile Esteri del Partito dei Comunisti Italiani, che è intervenuto sulla questione afghana non per sostenere le elezioni democratiche o condannare le azioni terroristiche ma per apostrofare il ministro della Difesa Ignazio La Russa che in un’intervista ha previsto un impegno militare italiano e alleato a Kabul per ancora cinque anni. “La Russa preferisce la guerra alla pace” secondo l’esponente comunista che come tutti i pacifisti vorrebbe il ritiro delle truppe alleate dall’Afghanistan e quindi aspira alla pace che porterebbero i talebani e al-Qaeda ritornati al potere a Kabul. Ancora una volta pacifisti a senso unico, o meglio paci-finti, senza se e senza ma ”amici dei nemici”.
- Giovedì 29 Ottobre 2009
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Commenti
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Il 30 Ottobre 2009 alle 15:08 indigesto ha scritto:
Ma quest’indiffereza per le stragi terroristiche non le suggerisce l’esistenza di qualche interesse che non sia solo..politico? I nostri pacifisti non sono gli stessi che si adoperano per l’immigrazione dai paesi islamici? E allora, dott. Gaiani? due più due non fanno più quattro?
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