
I democratici hanno rotto gli indugi: la riforma sanitaria si farà e avrà un public option, l’opzione pubblica, tanto cara al presidente. Tanto invisa ai repubblicani; tanto carica di incognita per la maggioranza (dicono i sondaggi) degli americani.
Con una scelta scenografica degna del miglior Barack Obama, la speaker della Camera dei Rappresentanti Nancy Pelosi, si è presentata di fronte a Capitol Hill per annunciare la nascita del provvedimento e la sua discussione, in aula, la prossima settimana.
Di fronte a qualche centinaia di sostenitori, con alle spalle le bandiere blu e i leader del partito, accompagnata da cinque testimonial, da cinque cittadini americani il cui destino (sanitario) è stato legato all’impossibilità di avere (finora) un’assistenza medica, la Pelosi ha spiegato il contenuto delle 1990 (millenovecentonovanta) pagine del testo di legge, molto simile a quello approvato qualche giorno fa al Senato grazie all’opera di Max Baucus, il presidente della Commissione Finanze dell’altro ramo del Congresso.
“E’ con orgoglio e umiltà che ci ritroviamo qui, per seguire i passi di coloro che, in passato, hanno dato al nostro paese programmi sanitari come Social Security, e Medicare, passi che ora conducono sulla strada di una assistenza medica di qualità e universale per tutti gli americani” ha detto la Pelosi in mezzo agli applausi dei sostenitori.
Secondo i membri del Partito Democratico, questa legge — che garantirà a 35 milioni di americani di beneficiare dell’assistenza sanitaria (che ora non si possono permettere) - costerà 894 miliardi di dollari. Pagati da una tassa per ricchi (le famiglie con un reddito attorno al milione di dollari o i singoli che guadagnano 500.000 dollari all’anno) e da un taglio di 150 miliardi di dollari in 10 anni sui pagamenti ai privati coinvolti nel programma Medicare (quello che da assistenza agli anziani e indigenti).
La public option, l’intervento del governo federale nel sistema sanitario, secondo il testo presentato dai democratici dovrebbe concretizzarsi in una sorta di competizione tra assicurazione pubblica e prestazioni offerte da privati laddove la prima cercherebbe di offrire migliori condizioni all’assistito, ma punterebbe (anche) a contrattare con medici e strutture ospedaliere una diversa politica dei rimborsi. L’ipotesi di procedere a tagli sul programma Medicare girava da tempo, guardata con sospetto da chi, di questa
assicurazione, beneficia.
“Gli unici cittadini che devono temere di vedere tagliate le prestazioni del programma di Medicare sono i proprietari delle compagnie di assicurazione private” ha detto Nancy Pelosi per rassicurare l’opinione pubblica che la politica non sarà quella di tagliare da una parte per dare all’altra. Spiegazione che non dovrebbe fugare tutti i dubbi espressi in questi mesi dall’opinione pubblica americana sul fatto che la public option in realtà possa contenere una sorta di trucco per il quale si ampliano i programmi assistenziali già esistenti, ma questo lo si fa ai danni dei (già) assistiti.
I repubblicani hanno ovviamente “stracciato” la proposta. Non avrà i finanziamenti necessari, sfonderà il budget, sarà “costosa e insostenibile” - ha detto il leader del Grand Old Party alla Camera dei rappresentanti John A. Boehner. Ma i democratici non potevano più aspettare.
Troppi i malumori tra le varie anime del partito, troppo alto il rischio che settimane di melina e braccio di ferro tra falchi e colombe, tra moderati e liberal, avrebbero affossato la Riforma Sanitaria. Nancy Pelosi e i vertici del partito hanno deciso alla fine di spingere sull’acceleratore.
La Speaker conta ora di avere almeno 201 dei 218 voti necessari per farla passare e di convincere gli altri strada facendo. Barack Obama vuole che la legge passi. L’ha detto nel discorso di fronte al Congresso riunito in seduta comune. “Non sono il primo presidente a tentare di varare una riforma sanitaria, ma sarò l’ultimo“.
I democratici seguono la linea tracciata, l’indicazione data. I repubblicani aspettano che passi il cadavere. L’aumento esponenziale dei costi, il rischio che le attuali prestazioni siano in futuro peggiori, la possibilità che programmi già esistenti da anni possano essere tagliati sono tutti spettri che danzano attorno alle paure e alle opinioni dell’elettore medio americano. I membri del Gop scommettono sul fatto che questi fantasmi siano accanto ai cittadini anche quando ci sarà da votare, tra qualche mese, per le elezioni di medio termine. Sognano cioè che la riforma sanitaria sia l’inizio della fine dell’era Obama.
- Venerdì 30 Ottobre 2009
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