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	<title>Mondo &#187; Vent&#8217;anni fa crollava il Muro di Berlino: le telefonate segrete fra i grandi del mondo    </title>
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	<pubDate>Sun, 12 Feb 2012 08:37:52 +0000</pubDate>
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		<title>Vent’anni fa crollava il Muro di Berlino: le telefonate segrete fra i grandi del mondo</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Nov 2009 14:54:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<strong>Linea calda</strong> «Mitterrand è ragionevole, Andreotti è il più difficile, la Thatcher dice che la storia è ingiusta...». I retroscena, dal crollo della Ddr all’unità tedesca, nei colloqui rimasti finora sotto chiave tra Helmut Kohl e Bush senior.    ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_6319" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-6319" src="http://blog.panorama.it/mondo/files/2009/11/kohl_bush-large.jpg" alt="Il cancelliere Helmut Kohl con il presidente americano George Bush " width="500" height="334" /><p class="wp-caption-text">Il cancelliere Helmut Kohl con il presidente americano George Bush </p></div>
<p>All’indomani della caduta del Muro di Berlino, il cancelliere tedesco <strong>Helmut Kohl</strong> e il presidente americano <strong>George Bush</strong> si parlarono spesso al telefono. Erano giornate frenetiche che stavano cambiando la storia, e dall’esito imprevedibile. Kohl e Bush dovevano agire in fretta e con molta prudenza. Dalle loro conversazioni traspaiono ansia, gioia, ma anche l’amicizia che legava i due leader. Le trascrizioni delle chiamate sono state rese pubbliche dalla Bush presidential library.  <span id="more-6317"></span><br />
<span style="color: #ff0000"><strong>10 novembre 1989.</strong></span> <em> Bush e Kohl si parlano per la prima volta dopo la caduta del Muro. La telefonata dura dalle 21.29 alle 21.47, ora centrale europea.</em></p>
<p><strong>Kohl</strong> Arrivo ora da Berlino. È come partecipare a una grande festa. L’atmosfera è quella di una festa popolare. [...] Migliaia di persone attraversano il checkpoint Charlie in entrambe le direzioni. Ci sono molti giovani, che vengono per un giro e si godono il nostro stile di vita libero. [...] Mi permetto di azzardare che al momento non pare che l’apertura abbia portato a un drammatico aumento dei profughi. Può essere che con le frontiere aperte la gente venga, dia un’occhiata e poi torni a casa. [...] Suppongo che continuerà così ancora per un paio di settimane, durante le quali la gente starà a vedere quali riforme arriveranno.<br />
<strong>Bush</strong> Anzitutto desidero esprimerti la mia ammirazione per come si è comportata la Repubblica federale tedesca in tutta questa vicenda. In secondo luogo, a questo punto il mio incontro di dicembre con Gorbaciov è ancora più importante. Desidero pertanto avere sufficienti scambi telefonici con te, in modo che io possa fare tesoro delle tue riflessioni.<br />
<strong>Kohl</strong> Dovremmo farlo.<br />
<strong>Bush</strong> Tanti auguri e buona fortuna. Sono orgoglioso di come stai gestendo questa situazione straordinariamente difficile.<br />
<strong>Kohl</strong> Grazie. Salutami tanto Barbara. <strong></strong></p>
<p><strong>Bush</strong> Sono a Dallas. Tanti saluti anche a Hannelore.<br />
<strong>Kohl</strong> Grazie e cari saluti. Dille di mettere da parte un po’ di soldi. Ho intenzione di mandarvi i würstel per Natale.</p>
<p><span style="color: #ff0000"><strong>17 novembre 1989</strong></span><br />
<em>La telefonata dura dalle 13.55 alle 14.15.</em><br />
<strong>Kohl</strong> In un colloquio con (Egon) Krenz (presidente della Ddr, ndr) ho affrontato la questione delle libere elezioni, dei sindacati liberi e della libertà di stampa. Ho proposto che noi della Rft garantiamo un sostegno completo, tuttavia a condizione che vengano attuate queste riforme, come pure il popolo si aspetta. Se non le mettono in atto, questo governo cadrà. Per quanto riguarda gli sviluppi politici internazionali, non dovremmo fare nulla che destabilizzi la situazione nella Ddr. Ho avuto una conversazione con Gorbaciov. Ovviamente i sovietici sono preoccupati. Gli ho fatto presente che, se Krenz non attuerà le riforme come hanno fatto i polacchi e gli ungheresi, il suo sistema fallirà. <strong></strong></p>
<p><strong>Bush</strong> L’euforia e l’entusiasmo […] potrebbero […] condurre ad azioni imprevedibili nell’Urss e nella Ddr. Per questo non lanceremo appelli per la riunificazione né imporremo condizioni in termini di tempo. E il presidente degli Stati Uniti non si metterà in posa davanti al Muro di Berlino, per evitare di inasprire la situazione.</p>
<p><span style="color: #ff0000"><strong>3 dicembre 1989</strong></span><br />
<em>Kohl e Bush si incontrano per la prima volta dopo la caduta del Muro di Berlino. Il colloquio ha luogo nel castello di Stuyvenberg a Bruxelles dalle 20.30 alle 22.</em></p>
<p><strong>Bush</strong> Gorbaciov sostiene che stai bruciando le tappe.<br />
<strong>Kohl</strong> Posso raccontarti cosa è successo oggi nella Ddr? Si sono dimessi tutti. C’è probabilmente una crisi anche soltanto nel fare funzionare il governo. La gente vuole sapere quali privilegi speciali erano stati accordati ai loro leader. E questo è solo l’inizio. A Rostock la gente ha fatto irruzione in una fabbrica e ha scoperto delle armi. Ora vorranno sapere dove erano dirette        quelle armi. Ho detto a Gorbaciov che non è nel mio interesse far precipitare la situazione. […] Non possiamo nemmeno continuare a erogare i 100 marchi (somma di benvenuto, ndr) a ogni visitatore. Siamo già arrivati a 1,8 miliardi di marchi. In seguito Kohl illustra il suo piano di dieci punti per la riunificazione tedesca.<br />
<strong>Kohl </strong>Non farò nulla di avventato. Non ho nemmeno definito scadenze. Siamo parte dell’Europa e in futuro resteremo membri della Comunità europea. Alcuni dei miei colleghi hanno affermato ieri che i dieci punti vanno bene. Il più difficile è stato Andreotti. Tutti in Europa hanno paura di due cose. Innanzitutto che la Germania scivoli verso Est, il che è un’assurdità. In secondo luogo, e questo è il motivo vero, che l’economia tedesca si sviluppi più velocemente rispetto ai paesi dei miei colleghi. Francamente, è già abbastanza difficile mandar giù che 62 milioni di tedeschi vivano nel benessere. Aggiungine 17 milioni e (capirai che) loro hanno grossi problemi&#8230;<br />
<strong>Bush</strong> Il problema principale di Gorbaciov è l’incertezza. Non voglio dire che ci stia perdendo la testa, ma certamente non è del tutto sereno. Dobbiamo trovare una formulazione che non lo spaventi, ma che ci consenta di fare passi avanti.<br />
<strong>Kohl</strong> Non voglio che si senta messo all’angolo. Devo incontrarlo. [...] I giornali stanno scrivendo certe sciocchezze&#8230; Perfino Henry Kissinger parla di due anni (per la riunificazione, ndr). Ma non è possibile, le differenze economiche sono troppo grandi.<br />
<strong>Bush</strong> Cosa pensano i cittadini della Ddr della riunificazione? Kohl La gente nella Ddr è molto male informata su questi temi. I tedeschi dell’Est hanno bisogno di tempo per capire cosa vogliono veramente. Quanto a me, auspicherei che, per un certo periodo, la situazione evolvesse in modo disteso. Nella Repubblica federale la maggior parte delle  le persone e dei partiti è a favore. I verdi vedono una possibilità: sono per l’abolizione dell’esercito e la neutralità e quindi avversano la riunificazione. Martedì scorso l’Spd ha approvato (il piano di 10 punti, ndr). Adesso regna la sensazione che questa sia la vittoria di Kohl. Anche i liberali sono a favore del piano, ma sono irritati perché rappresenta un mio successo.<br />
<strong>Bush</strong> Credo che la soluzione migliore sia perseguire l’autodeterminazione e stare a vedere come evolve la situazione. Inoltre dovremmo evitare tutto ciò che possa rendere insostenibile la situazione per Gorbaciov. […] Ci sono capi di stato europei contrari ai tuoi 10 punti?<br />
<strong>Kohl</strong> Il primo ministro spagnolo (Felipe) Gonzalez era molto positivo. Mitterrand si comporta in modo ragionevole. Sa che non sarebbe opportuno opporsi. Però vuole che il processo avanzi a velocità moderata. […] L’atteggiamento degli stati del Benelux è positivo. La Gran Bretagna, invece, è piuttosto cauta.<br />
<strong>Bush</strong> Questo è l’eufemismo dell’anno. […] Gli olandesi portano ancora rancore a causa di Hitler? <strong>Kohl</strong> Decisamente. I nazisti sono andati giù pesanti con i Paesi Bassi. La Thatcher sostiene che il Parlamento europeo non debba avere alcun potere, perché Whitehall (il governo britannico) non può cedere nemmeno un pezzo della propria sovranità. […] È convinta che il dopoguerra non sia ancora finito e ritiene che la storia sia ingiusta: la Germania è così ricca e la Gran Bretagna lotta per sopravvivere. Hanno vinto la guerra, ma hanno perso un impero e la loro economia.</p>
<p><span style="color: #ff0000"><strong>13 febbraio 1990</strong> </span><em>Kohl e Bush si telefonano due volte. La prima conversazione dura dalle 19.49 alle 20. Kohl chiama la Casa Bianca per riferire dell’incontro con Mikhail Gorbaciov.</em></p>
<p><strong>Kohl</strong> La situazione continua a essere drammatica. Dal 1° gennaio a oggi 80 mila persone sono arrivate nella Repubblica federale dalla Ddr. Perciò io ho suggerito un’unione monetaria ed economica. [...] Abbiamo anche discusso gli stessi punti trattati da Jim Baker (il segretario di Stato Usa, a sua volta reduce da una visita a Mosca, ndr), che le due Germanie devono lavorare insieme con le quattro potenze: Usa, Gran Bretagna, Francia e Urss. [...] C’è una cosa di cui dovremmo discutere intensamente a Camp David: il futuro della Nato e del Patto di Varsavia. Ho detto ancora una volta a Gorbaciov che la neutralità della Germania è fuori questione per me.<br />
<strong>Bush</strong> Dobbiamo trovare una soluzione. L’incontro di Camp David sarà molto importante. [...} Quando ho sentito i tuoi commenti da Mosca e ho appreso che Gorbaciov ha rimosso un ostacolo che da tempo intralciava il cammino verso la riunificazione, ho pensato a te come amico. Dev’essere stato toccante. Il popolo tedesco vuole senz’altro essere unito. <strong></strong></p>
<p><strong>Kohl</strong> È verissimo. Questo è un grande momento per noi. Oggi ho avuto una riunione del mio partito al Bundestag e ho detto che senza i nostri amici americani tutto ciò non sarebbe stato possibile.<br />
<strong>Bush</strong> Abbiamo sostenuto la tua opinione sull’opportunità dell’adesione (della Germania unita, ndr) alla Nato e rimarremo fedeli a questa linea. Ma dobbiamo parlarne insieme e capire dove dobbiamo essere più flessibili e dove invece dobbiamo essere più risoluti. Penso che il nostro incontro di Camp David sarà molto importante <strong><br />
Kohl</strong> Anch’io lo attendo con ansia. <strong><br />
Bush</strong> Verrà anche Hannelore?<br />
<strong>Kohl</strong> Sì.<br />
<strong>Bush</strong> Dille di non portare abiti troppo eleganti. Là è come essere in un rifugio alpino. <strong><br />
Kohl</strong> Fantastico.<br />
<strong>Bush</strong> Grazie per la telefonata.</p>
<p><span style="color: #ff0000"><strong>17 luglio 1990</strong></span><br />
<em>Kohl telefona al presidente degli Stati Uniti dopo l’incontro con Gorbaciov. La conversazione dura dalle 20.48 alle </em>21.17 ora europea. <strong></strong></p>
<p><strong><br />
Kohl</strong> George, prima di tutto ti devo dire che Gorbaciov sta benissimo. È riuscito a lasciarsi dietro le spalle il duro lavoro che ha comportato il congresso del partito. Credo che il successo conseguito gli abbia dato un bello slancio.<br />
<strong>Bush</strong> Helmut, la traduzione arriva sempre più fioca. Non è che la tua interprete può avvicinarsi di più al microfono? <strong><br />
Kohl</strong> Forse dovremmo fare una telefonata di prova.</p>
<p><strong>Bush</strong> Ora ti sento bene.<br />
<strong>Kohl</strong> George, la nostra interprete è una donna affascinante, molto più di me.<br />
<strong>Bush</strong> Mi fa piacere vedere che non sei cambiato.<br />
<strong>Kohl</strong> Gorbaciov è consapevole della situazione particolare in cui si trova e della responsabilità che si deve assumere. E sa pure che deve agire in fretta, se vuole favorire il pluralismo, i cambiamenti sociali e le leggi necessarie entro la fine dell’anno. Gli ho detto chiaramente che non deve aspettarsi aiuti dall’Occidente, se non metterà in atto queste riforme. [...] Abbiamo parlato a quattr’occhi della situazione tedesca. Dopo alcune ore abbiamo fatto chiari passi avanti. Il punto centrale è questo: accetta che entro la fine dell’anno si tengano elezioni tedesche. Ha anche dichiarato che la Germania dovrebbe recuperare la propria piena e indubbia sovranità. Abbiamo parlato anche dei rapporti tedesco- americani. Gli ho confermato quanto queste relazioni siano importanti. E gli ho fatto presente che qualora i sovietici dovessero cercare di minarle, ciò avrebbe ripercussioni anche sui rapporti tra la Germania e l’Unione Sovietica. Ha affermato che (i sovietici, ndr) hanno imparato che è stato un errore cercare di convincere gli Stati Uniti a ritirarsi dall’Europa e che in passato hanno fallito. Ho l’impressione che (Gorbaciov) sia un uomo che si conosce bene e che ha pure un pizzico di autoironia. Ha tagliato tutti i ponti dietro di sé. Non può più permettersi di tornare indietro, deve andare avanti a tutti i costi.</p>
<p><strong>Bush</strong> Le tue parole mi hanno molto toccato, Helmut. Grazie per quanto mi hai riferito. Può darsi che abbia poi qualche domanda da farti.<br />
<strong>Kohl</strong> Quando vuoi.<br />
<strong>Bush</strong> L’unica questione che mi viene in mente in questo momento è quella del ritiro parallelo delle forze armate. Spero che non ci sia l’intenzione di equiparare la presenza delle truppe americane in Europa a quella delle forze sovietiche, perché ciò potrebbe comportare la necessità di ritirare le nostre truppe nello stesso momento, il che non sarebbe una buona cosa per la Nato.<br />
<strong>Kohl</strong> George, questo tema non ha avuto alcun peso (nella conversazione, ndr). Gorbaciov non l’ha neppure accennato. Io l’ho solo brevemente sfiorato, affermando che ovviamente do per scontato che le forze armate statunitensi rimangano in Germania, e lui non ha replicato.<br />
<strong>Bush</strong> Complimenti. Ti ringraziamo per il modo in cui hai saputo gestire la situazione e per il risultato raggiunto. Siamo orgogliosi di te. […]<br />
<strong>Kohl</strong> Salutami tanto Barbara. <strong><br />
Bush</strong> Anche tu Hannelore. Grazie dell’esauriente relazione. Parlerò con Gorbaciov del vertice di Houston. <strong><br />
Kohl</strong> Gli ho detto che ti avrei chiamato. Trasmettigli i miei saluti.<br />
<strong>Bush</strong> Grazie, a presto.</p>
<p><span style="color: #ff0000"><strong>3 ottobre 1990</strong></span> <em>È il giorno della riunificazione tedesca. Alle 15.56 Bush telefona a Kohl per felicitarsi con lui. La conversazione dura 3 minuti.</em><br />
<strong>Bush</strong> Helmut, sono qui con alcuni membri del Congresso e ti telefono al termine di questa storica giornata per farti i miei migliori auguri.<br />
<strong>Kohl</strong> Qui va tutto a gonfie vele. Sono a Berlino. Ieri sera era presente 1 milione di persone qui, proprio nel punto esatto dove un tempo c’era il Muro, e dove il presidente Reagan aveva esortato Gorbaciov ad aprire la Porta di Brandeburgo. Non si può descrivere a parole quello che stiamo provando. Per fortuna il tempo è bello e caldo. C’erano tantissimi giovani: almeno l’80 per cento delle persone aveva meno di trent’anni. È stato fantastico. Il nostro presidente ha appena suscitato grandi applausi affermando che dobbiamo essere particolarmente grati ai nostri alleati, in particolare agli amici americani. Sono anch’io della stessa opinione. Voglio nuovamente ringraziarti per il tuo supporto.<br />
<strong>Bush</strong> L’America è orgogliosa di essere stata al tuo fianco durante i negoziati e di condividere le speranze del popolo tedesco.<br />
<strong>Kohl</strong> Ti ringrazio di cuore. <strong><br />
Bush</strong> A risentirci, amico mio.</p>
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